UN MERCENARIO DI STRADA

Shaker, Pensieri senza dimora

Ok… allora…

le domande le fai tu?…

le domande le faccio io…

che ne so…

Quest’intervista sarà sul tema della guerra.

Che non tanto mi piace… anche se l’ho fatta.

Intanto, dicci chi sei, come ti chiami…

Ah… ho capito già che cosa che dobbiamo fa’… io so’ nato nel 1950, un ragazzo di borgata, Sicilia… una vita normale, ho sempre fatto, senza problemi. Sono arrivato all’età di 20 anni, mi ero appena sposato… sono partito: mi hanno chiamato a fare il militare. Sono partito, solo che il militare non mi dava niente di quello che mi doveva dare… Naturamente, ho lasciato mia moglie con mia figlia, che era in stato interessante. Dice: “A noi non ci frega, lei deve partire”. Va bene. So’partito, sono andato a fare il militare. Sono stato a Fiano e ho fatto il CAR avanzato, dopo un mese: “A Bolzano!”. “Bolzano? Non ci sono mai stato…”. Stavo a Bolzano, l’esercito mi dava 158 lire al giorno… E che ci fai con… Manco le sigarette mi ci compravo.

RadicchiCheGuevaraIo gli ho detto: adesso c’ho mia mamma che è anziana, dove vado? C’ho mia moglie in stato interessante… bella però mi piace, gli scoiattoli che ti scendevano addosso dentro la tenda, i caprioli che ti scendevano a mangiare perché avevano fame, bello bello. Ho avuto un incidente sul ghiaccio mentre facevo un esercitazione a Bolzano, operato da un chirurgo civile, non militare, ero tutto aperto qua [Indica il sopracciglio sinistro, ndr]. Il professore ha detto: “ Ti devo addormentare. ” Per far che? “Ti devo mettere i punti ”. Embè? e metti i punti, io sto qui: qual è il problema? “ Ma lei è matto? ”. E come fa a saperlo? Parola d’onore…

E dopo Bolzano?

Io penso che sia stato o un destino perché altrimenti… Avevo intenzione di tornarmene a casa, pensavo a mia moglie, mia mamma. I miei fratelli stavano in Sicilia, quindi mia mamma sempre con me è stata. C’era mia suocera che l’accudiva, i miei cognati. Però stava sempre a casa, non gli mancava niente, ma gli mancava la cosa più importante… Mia moglie c’aveva 14 anni, era una bambina. Una bella donna, anche adesso che ha c’ha cinquant’anni, anzi no, quarantotto, ha dieci anni meno di me …io andavo sempre dai grandi capi: “Signor colonnello mandatemi a casa”, non facevamo niente nella caserma. “ Venti giorni di rigore!  ”. Grazie. Soldato, mi fai uscì che devo andà a magnà? “ Ma non ti posso far uscire!  ”. E dai, apri ‘sta cella, mo la butto per terra ti faccio vedè come si usa, devo andare dal colonnello io… Una mattina so’ entrato e c’era il tenente che mi scortava. Arrivo in ufficio c’era un pezzo di merda con due baffi. Arrivo, buongiorno dottore. E quello dice: “Sull’attenti! ”. Che devo fare, non ho capito bene? Sull’attenti? Guardi, io sto qui per parlar con lei, mica con mia madre. “ Ma lei non sa con chi sta parlando? ”.Un uomo, come me. “ Chi è lei? Ma i gradi li conosce? ” Quali gradi? Ah, i gradini, i gradini – sempre così facevo – quelli sì li conosco. Mandatemi a casa, questo è un sequestro di persona, non avete il diritto di tenermi qua, sennò mandateci i soldi a casa, a mia moglie, che deve partorire. Questo è un abuso di potere! Capirai eravamo in quattro: io, un napoletano, un barese e un calabrese, uno peggio dell’altro. Siamo usciti dalla caserma e abbiamo detto: andiamoci a mangiare qualcosa, andiamo a Milano. Dentro un locale bello. Lì i militari mica li possono vedere eh, mica tanto… Camminavamo con la baionetta intestata, minimo in quattro dovevi camminare… da solo non potevi. Ragazzi è successo tutto insieme è successo… una rissa là dentro. Mica solo noi, c’erano gli alpini. E così è successo quello che è successo, mi sono trovato con una baionetta in mano, un morto per terra e degli amici miei non c’era più nessuno. Un macello per terra. Sono uscito e me ne so’ andato. Non c’avevo niente in tasca… Però dopo ho rimediato, i soldini… subito l’ho trovati: l’arte del mestiere, eh! eh! l’arte del sopravvivere… Sono partito, ho attraversato le Alpi e sono andato all’altra parte dell’Italia. Sono tornato dopo otto anni. Ho fatto otto anni il mercenario… Lo rifarei ancora: in giro per il mondo. Beh… i soldini… In Brasile, in Arabia: dappertutto so’ stato, sempre dollari, “dollàri ”. A Cuba: bella. Mi piaceva un nome. Un grandissimo, il dottore: Che Guevara, Maria Ernesto Che Guevara. E così è stata. Dopo son tornato. Adesso so’ vecchio della vita non mi frega più niente. No… però c’ho sempre un idealismo: sono comunista e me ne vanto pure. La paura non la conosco. Solo uno me mette paura: Quello che sta lassù. Quando mi chiama ce vado. Busso: San Pietro posso entrare? Se mi dice: “No, tu hai fatto il cattivo”. E ‘ndo me manni? “Vai al Purgatorio”. Ma sulla Terra poche persone possono dirmi quello che devo fare.

Antonio BarrellaRaccontaci della tua esperienza: quindi sei andato via dal militare, hai fatto il mercenario, no? Perché l’hai fatto? Cosa ti ha spinto?

È stata una scelta. Avevo sempre quest’idea. Anche perché le armi mi son sempre piaciute; mi piacciono tuttora.

Perché ti piacciono le armi?

Ma non per difesa… niente… così.

Eri bravo ad usarle?

Veramente se mi dai un… non lo so… C’è una scuola militare, qui… c’è la caserma scuola allievi della polizia, qui a via Marsala. C’è un amico mio che è un Colonnello, passa tutte le mattine. Dice “…a Che, qualche volta ti porto in caserma con me, alla scuola militare…”. Ho detto: capo, non ci posso venire, “Perché?” Perché a tutti gli allievi che c’hai gli faccio fa’ mala figura. “ Come sarebbe?” Perché se so’ boni a smonta’ un MG in cinque minuti e dopo a rimontarlo senza che me ne lasciano un pezzo… Dice: “Ma sei esperto d’armi? ” Boh, che ne so…

Eri forte, eh? Sei forte…

Guarda che per comandare uno squadrone non è che hai bisogno de… basta avere…

[indica la testa, ndr]

In quali Paesi sei stato?

Se mi dai la carta geografica te li dico tutti. Nel Pakistan, in Libia… una volta siamo andati nel deserto del Sahara. Ogni venti giorni passava una carovana, quella che portava la roba da una parte a un’altra e c’erano i predoni. La fermavano, la saccheggiavano, gli levavano tutto. Ci mancava poco che gli levavano pure i cammelli, capito? Se gli levavano i cammelli, morivano: nel deserto, da solo a piedi non vai da nessuna parte. Allora è arrivato un pezzo grosso, era ’na specie di sceicco e ha parlato col nostro comandante e gli dice: “Guardi io c’ho questo problema: così, così, così. Non riesco… non passiamo mai. Noi dobbiamo porta’ la roba da una parte all’altra ”, dice, “siamo obbligati a passare il deserto”. Embè? I dollari? “ Tutto quello che volete! ” Non problemas, amigos! Siamo andati in 15, siamo tornati in 10. 15 persone. Siamo tornati in 10.

Raccontami un’altra avventura, come questa dei predoni del deserto.

Amazzonia! Lì… camminavi in un modo strano che nemmeno te l’immagini. Un insetto ci voleva per uscire… di notte; di giorno ti imboscavi, ma pure in Messico… ma non in città; fuori, dove c’erano le cose che succedevano, come succedono in Italia, in tutto il mondo… un ragazzo, una volta, era un negro… negro non si dice… nero! altissimo. Stavamo… anzi, no… c’era un ragazzo dei nostri che era scappato dal campo e s’era rifugiato dentro la foresta degli Indios, non so se tu conosci… l’hai visto in televisione, ma non ci sei mai entrato. Là dentro intanto, li le armi non esistono…

Un ragazzo di chi? Da dove era scappato?

Dal campo nostro…

Uno dei vostri, dei mercenari, quindi…

Il comandante ha detto: “Andiamo a cercarlo, andiamo a pigliarlo, prima che…”.

Perché era scappato?

Per i fatti suoi.

S’era stufato?

Ha scelto la strada sbagliata, perché da solo dentro la foresta degli Indios non puoi entrare. Lì il fucile t’o sbatti ar culo! Il fucile? Che scherzi? Lì l’arma bianca ci vuole; poi, senza che te n’ accorgi, t’arriva un insetto. A parte che in fila devi camminare: incominci a fa’ un tragitto e cammini. L’abbiamo trovato. Lo sai come? Abbiamo fatto ‘na buca e l’abbiamo messo la dentro. Non c’era rimasto più niente.

E che gli era successo?

A me m’o dici? Chiedilo a lui [indica il cielo, ndr]. Quando ci vado glielo chiedo! Eh!

Lo avete trovato morto, così?

Perché lo volevi trova’ vivo?

L’insetto, un serpente? Che era stato?

Solo le ossa, quasi quasi, c’erano rimaste!

Solo le ossa?

Solo le ossa. Tu prova un po’ a camminare su un fiume. Anche nel Colorado ci stanno, non tanto i coccodrilli. Ma se tu ti riesci a… anche sulla barca… [mima il gesto di un serpente,ndr] è più pericoloso del coccodrillo… e poi… so’ cugini…

Quindi la vostra attività era rispondere quando qualcuno vi chiamava per fare delle azioni?

Mercenari, carne senza frontiera, carne da macello.

Avevate dei campi base dove vi fermavate?

Ogni tanto rientravamo, quando facevamo una missione, dopo rientravamo in base. Una volta che avevi finito la missione eri libero di andare dove ti pare. Certe risse dentro i locali…

Quindi voi partivate dall’Italia, andavate in missione e ritornavate in Italia, o no?

No, sto parlando dell’estero, l’Italia non c’entra niente.

La base era all’estero?

All’estero, fuori. In Italia non esistono basi, ci stanno guerriglieri mercenari ma non ci sono basi.

E cosa provavi quando eri impegnato nell’azione della missione?

Una sensazione… questo lo dovresti chiedere ad un militare. Anche se oggi son pagati. Ai tempi della prima e della seconda guerra mondiale non è che erano pagati, dovevano fare la guerra, morivano… Mio zio è tornato dalla Russia dopo sette anni. Per mia nonna era disperso, è tornato a piedi. Aveva i piedi congelati, non era pagato.

Questi so’ pagati adesso, ecco quello che mi fa incazzare a me!

Scrivilo, questo è importante: dopo lo voglio leggere…

Certo, non ti preoccupare. Dimmi una cosa: mentre stavi in missione in giro per il mondo, non ti sentivi solo? Non ti mancava la famiglia?

Certo, che stai a scherza’? Mia figlia l’ho vista dopo otto anni. Prima solo in fotografia…

Quindi ti scrivevi con la famiglia?

Quando avevo il tempo sì.

Come ti arrivavano le lettere?

Arrivavano.

Che cosa ti ha detto la tua famiglia quando sei tornato?

Mah, quello che mi ricordo è stata una cosa… bellissima. Ma tu pensa a stare 8 anni lontano da tua moglie, dalla tua famiglia… che cosa pensi?… ricambio la battuta io… che pensi?

…no, certo.

…e allora? …ma anche un giorno, una settimana… dove te ne vai a fare, per dire, qualche convegno, qualche cosa…

Cosa hai fatto quando sei tornato?

Quando son tornato già avevo otto anni in più e mi so messo un pochettino in un’ottica diversa. A parte che dopoChe Guevara Barrella quattro giorni che ero tornato a casa, di sera, arrivano otto pattuglie dei carabinieri. Abitavo a Centocelle. Io ero ricercato, ero disertore, un disertore dell’esercito.

E che t’hanno fatto?

Mi hanno portato a Forte Boccea, dove c’è il carcere militare. Mi hanno fatto il processo e dopo sono stato pure condannato dal Tribunale Militare di Roma, come disertore, perchè, infatti, risultavo disertore…. c’era un Tenente Colonnello… poi c’era il giudice di Corte d’Assise, sempre militare, che era generale, bello alto, con certi baffi. Il mio avvocato era un Capitano, Alpino. Allora dice: “ Questo soldato deve essere…” ah, no: “Questo signore deve essere degradato dai suoi gradi e due anni di carcere militare ”. Allora gli fa il capitano: “Signor giudice, mi sembra che abbiamo fatto un errore”.“Quale sarebbe quest’errore?”. “I gradi che ha questo signore noi non possiamo levarglieli, perché non li ha presi sotto le armi nostre. Anzi, se, per caso, riusciamo ad inserirlo dentro una caserma addestramento reclute, questo è uno di quelli che sa fare quello che deve fare. Lei prenda un uomo come questo, che è stato otto anni in giro per il mondo e ha dato la sua vita per qualche spiccio. Era disertore per l’Italia, adesso è ritornato, siamo andati a casa a pigliarlo, mo’ sta qua, giudichiamolo per quello che ha fatto ma i gradi non si possono levare, non li ha presi sotto le armi”. Dopo tre mesi, viene uno e mi dice: “Dai che c’è il giudice che ha la scarcerazione per te ”. E arrivederci.

Cosa provi quando pensi a quel periodo?

Adesso penso al futuro, il passato ce l’ho dietro le spalle…

Tu, all’inizio, hai detto che la guerra non ti piace, però hai fatto il mercenario. Hai detto: la guerra è una cosa brutta.

E certo che è brutta.

Perché è una cosa brutta?

Mah… col cervello che c’ho adesso dico che è brutta perché è brutta. È la rovina dei popoli, la rovina del mondo. Oggi come oggi la guerra non serve a niente, perché basta un bottone… Spingi un bottone e boom! Finisce la guerra. Tutti quasi c’hanno la bomba atomica.

Rifaresti quello che hai fatto?

No. No… non no… cioè… metto due cose insieme… l’età; oh, c’ho quasi sessant’anni, eh…

No, dico: se dovessi ricominciare.

Col cervello che c’ho adesso, no. Io sono sincero con te, con la mia famiglia.

Ma se uno me dice ‘na battuta… fuori, io vado. Lo sai perché io mi sono calmato? Da quando ho conosciuto questo gruppo, questo Centro.

Quindi dicevi, per chiudere: non lo rifaresti?

No. Mai. Ma anche perché non gliela faccio più, capito? …non sono più… mica sono un bambino… eh? Capirai: operato all’ernia, c’ho cinquanta punti su sta gamba. Poi so’ stanco, ’sto coso [indica il cuore,ndr] che comincia a fa’cilecca. Ma l’addestramento lo farei…

Che cosa pensi della guerra?

La guerra distrugge. È cattiva. Distrugge i popoli. Oggi non lo rifarei, la vita è bella e non devi distruggere la vita degli altri per dei soldi, non lo concepisco. Era l’età forse, non lo so. Ecco perché la guerra non mi è mai piaciuta. La vita è bella viverla insieme, con quelli di colore, con i filippini, algerini, marocchini, tunisini o albanesi.

Vivere insieme mica fa male.