LA VOCE DELLA LUNA

Samuel ha 35 anni. Ha una casa in Sardegna dove vivono i genitori, ma la sua passione per l’arte e per il cinema lo ha spinto fino a Roma dove ancora oggi continua a cercare l’occasione della sua vita ascoltando la voce della luna. Nel frattempo dorme alla stazione Tiburtina e presta il suo volto per campagne di sensibilizzazione sociale.

Samuel, iniziamo con qualche domanda sulla tua vita per cercare di capire chi sei, qual è il percorso di questo personaggio mitico che ormai rappresenti. Quando sei nato e dove?

Sono nato il 17 dicembre 1974 nella Lombardia, in provincia di Bergamo.

E come mai hai quest’accento sardo?

Perché ho vissuto dodici anni in Sardegna e, diciamo che ho sviluppato anche la lingua sarda, ma non il lombardo, perché ci ho vissuto solo da piccolino, fino all’età di sei anni. Poi ho dovuto fare il trasloco per cause di lavoro di mio padre e mia madre.

Che lavoro facevano i tuoi genitori?

Mio Padre ha fatto per dodici anni e mezzo l’autotrasportatore di mobili e lavorava per una ditta. Mia madre invece faceva l’elettrautica e aggiustava radio e televisioni, sia negli appartamenti sia nella fabbrica, secondo i guasti che avevano televisioni e radio di qualsiasi genere. Mio padre doveva fare per lavoro il trasloco dei mobili nelle isole: Corsica, Sicilia e Sardegna, solo nei vari paesi, come per esempio Messina o le zone di Cagliari. Per questo ci siamo trasferiti.

Che rapporto avevi con la tua famiglia e cosa ricordi della tua infanzia?

Mi ricordo che con la mia famiglia ho passato dei begli anni, splendidi, bellissimi, sia con mio padre che con mia madre e anche con mio fratello. Avevo dei buoni rapporti con loro.

Dove vivevate in Sardegna?

Sempre in provincia di Cagliari

Tua madre continuava a lavorare quando era lì?

No mia madre non ha lavorato, bensì ha fatto un altro determinato lavoro: ha fatto per quattro anni, a Cagliari, la lavapiatti, con un’amica.

Che altri ricordi hai della tua infanzia? Com’era la tua casa?

Ti posso dire che nella mia infanzia c’era un appartamento come questi che vediamo a Roma, mentre in Sardegna è stato diverso perché lì mio padre ha preso del terreno e costruito una villa, l’ha comprata e all’epoca l’aveva pagata tramite un amico del paese suo 12 milioni. All’epoca costavano poco, e da lì c’ha costruito una villa iniziando da zero.

E com’era questa villa?

Di questa villa mi posso ricordare tutto ovviamente. Ti posso dire una villa come quella che tu vedi a Caracalla del commendatore Alberto Sordi.

Addirittura… Ti piaceva andare a scuola?

Sono andato a scuola fino all’età della terza media, tredici anni. Mi piaceva? Insomma, secondo tipi e giornate, che a volte ti dico nemmeno andavo perché ho avuto delle malattie alle gambe che mi hanno tenuto in ospedale per diverso tempo.

Tuo fratello quanti anni ha?

È più piccolo di me, ha 22 anni.

Hai un buon rapporto con lui?

Sì, ti dico che il rapporto è stato elegantemente splendido con lui. Si chiama Simone, mentre io Samuel, due nomi diversi e col rapporto ti dico che andavamo elegantemente bene sia sera, notte, giorno e mattina, non avevamo problemi, come tutti i ragazzi di oggi.

Cosa fa oggi?

Lui per tre anni ha fatto il militare di servizio non chiamato, bensì ha fatto dei corsi con delle domande ed è stato promosso. È andato per tre anni in Iraq come volontario, sempre stipendiato dall’esercito. Oggi fa un altro tipo di mestiere che è difficoltoso. Non so se tu lo vedi, ma si veste come un robot: fa l’apicoltore, raccoglitore di miele, dove lui con delle siringhe deve prendere, selezionare il miele, metterlo nei vasetti, chiuderlo e metterlo dentro delle cassette grosse e poi portarlo in negozi e supermercati che lo richiedono. E lo fa da tre anni questo lavoro in Sardegna.

I tuoi genitori sono vivi?

Sì sì, ti dico che sono ancora vivi. Mia mamma vive un po’ con un malanno alla schiena, ha la sclerosi, non è che sia grave.

Perché sei andato via dalla Sardegna?

Non è che sono andato via, è perché mi è piaciuto il mondo dello spettacolo e ci ho lavorato per quattro anni e mezzo. Questa passione è iniziata all’età di 22 anni, quando vedevo queste persone in televisione ed ho cercato di svolgerla come loro, andando nel settore cinematografico di Cinecittà. Dalla Sardegna sono venuto diretto a Roma, all’età di 23 anni e mezzo, quasi 24.

Volevi fare l’attore?

Non è che lo volevo fare, perché l’attore non si può fare… è molto difficile. Io, ti dico, sono venuto con l’intenzione di vedere loro, quelli che bazzicavano nel mondo del cinema di Cinecittà e del teatro.

Sei partito così?

Sì, sono partito all’avventura, come tutte le altre persone.

Qualche soldo in tasca?

Sì, ce li avevo. Sono partito, all’epoca c’era la lira, con un milione e due.

Il primo giorno che sei arrivato a Roma cos’hai trovato?

Sono stato in stazione per una settimana ed ho girato sia all’interno della stazione che fuori. Oltre lì non andavo. Poi di lì ho cercato la polizia per sapere il mondo del cinema e dello spettacolo dove si trovava. Arrivato lì, sempre la polizia mi ha detto: “Attenda di fuori che quando loro vengono con la macchina cercano queste persone particolari, come sei tu, con queste capigliature, che ai registi vanno perfettamente bene”. Ho impiegato 52 giorni per trovare queste persone, non io le ho trovate, ma loro. Aspettavo praticamente l’ingresso. Un giorno ci sono stati dei capigruppo che mi hanno chiesto: “Lei cosa sta facendo giovanotto?” Sto aspettando Tizio e Caio. “Va bene. Se ci dà nome e cognome la elenchiamo, venga il tale giorno che c’è quel film, per la comparsa”.

Quali sono i film a cui hai partecipato?

Eh, ti posso dire che il primo film ho lavorato con Franco Sparanirik che viene chiamato in arte Franco Nero. Il ritorno del professore si chiamava. Quel film l’ho girato metà come attore e metà come comparsa, con Franco Nero, perché dovevo recitare con lui, fianco a fianco. Lui mi ha detto: “Sei splendido, capigliatura perfetta, vestito perfetto”. Poi ti posso dire che ho lavorato anche sul set di Gangs of New York, di Leonardo Di Caprio, dove ho fatto la comparsa: alla fine del film, dove i ragazzi si presentavano in un muro di sopra e applaudivano dicendo “alè!”.

Eri contento di questo mestiere?

Non è che ero contento, ti dico, era un lavoro che era diverso dagli altri. Ho svolto questo lavoro, ti posso dire per quattro anni e mezzo. L’ho fatto anche nel settore artistico circense per sei mesi con la Moira Orfei e l’ultimo con Rinaldo Orfei, dopo di ché non ho più proseguito.

Come hai incontrato Moria Orfei?

Non è che l’ho incontrata, l’ho dovuta cercare tramite personaggi cinematografici di Cinecittà. Loro hanno detto: “Noi le facciamo le audizioni, però prima di fare l’audizione deve essere da noi già pronto a farci vedere com’è la comicità clown”. Mi hanno messo in un capannone, mi hanno dato il vestito e mi han detto: “Esegua, se il programma va bene lo diamo alla Moira Orfei”.

E com’è andata?

Me l’han fatta fare quattro volte, ed è andata splendidamente bene. Questi vari circhi, ti dico, mi hanno accettato non per il pubblico, ma per i bambini, sia di scuole medie che di elementari.

La prima volta che sei venuto a Roma, dove hai dormito?

Ho dormito in stazione, sia fuori che dentro sui vari binari che ci sono numerati.

Non era scomodo, rispetto alla casa che avevi?

Era un po’ scomodo, però mi sono abituato, come si poteva abituare un altro che doveva prendere un treno e viaggiare per un lavoro lungo.

E poi i giorni successivi?

Anche i giorni successivi li ho passati così.

Da quel giorno hai mai avuto un’altra casa?

No, da quel giorno no. Però ho avuto roulotte dove sono stato per vari lavori. Finiti questi lavori artistici di cinema, dormivo per la stazione sia al primo che al secondo binario… a volte mi spostavo al terzo.

Oggi, che cosa fai, com’è scandita la tua giornata e dove vivi?

Io vivo, non so se l’hai sentita magari la conosci bene, alla stazione Tiburtina. Purtroppo la serata la passo lì con le altre persone che ci stanno, aspettando la cena pomeridiana delle varie Caritas che Alemanno manda per queste povere persone. Poi, ti posso dire, la giornata la passo da voi al Binario 95, nei giorni che sono per vedere la televisione o al computer o per fare la doccia e il riposo. Qualche mattina vado per le varie parrocchie per racimolare qualche soldo per me.

Tu hai detto che Alemanno manda le Caritas per le povere persone, quindi tu ti reputi una povera persona?

A volte sì, a volte no, dipende!

Ma vorresti cambiare?

Ma cambiare non è così facile da un giorno all’altro, però uno volendo, se si ci mette d’impegno può fare questi cambiamenti.

Quindi stare alla stazione è una tua scelta?

No, non è che è una scelta mia, è solo per stare il pomeriggio per avere un posto dove riposare. Per me la stazione è un posto dove io vado e incontro gli amici per fare una chiacchierata di un’ora o due, per passare serate o mattine, prenderci un caffè o un cappuccino, leggere il giornale.

Ormai tu dovresti conoscerlo bene, com’è il mondo della strada?

Il mondo della strada oggi è cambiato. Non è più quello di prima. Prima lo vedevi diversamente, oggi lo vedi in un’altra maniera. Il mondo che vedevi prima era un mondo più pulito, mentre oggi è un mondo più disgraziato. Il mondo che vedi oggi lo trovi in qualsiasi strada, tra barboni, drogati, gente che s’accoltella, gente che non lavora e altre cose varie che tu vedi. È un mondo corrotto oggi, mentre prima era più pulito, si stava meglio. Il mondo di oggi, sia in Europa che fuori, è peggiorato.

Oggi in strada c’è chi ha la difficoltà e chi non ce l’ha. C’è chi non ha casa ma c’è anche chi ha l’appartamento e lo tiene in affitto e se ne va in ostello. Per esempio, tu ce l’hai una casa in Sardegna.

Sì, ti posso dire però non c’è il modo in cui si può andare a fare un determinato lavoro. C’è l’appartamento per dormire, lavarsi e vestire però non c’è lavoro.

C’è amicizia tra le persone che vivono in strada?

Sì, ci sono perché si trovano soli e uno passa, si incontrano: “Tu chi sei, che fai, dove vai, ma tu lavori”… Poi c’è quello della malavita che si mette a bere birra e alcool con le droghe e quelli non ce la fanno più e oggi vivono in queste condizioni.

C’è l’amore nella strada?

No, l’amore non si può trovare perché come fai a trovarlo oggi per strada se non sei una determinata persona?

Hai mai visto degli amori nati per strada, tra tuoi amici?

Sì, sono nati ma sono rimasti per poco, cinque o sei mesi, un anno o due. Quegli amori avventurosi, così.

Hai mai avuto paura a dormire in strada?

Le paure oggi ci sono a qualsiasi ora, quando dormi. La paura la devi sempre avere perché non sai chi ti viene vicino, se è una persona elegantemente per bene, un tuo amico, un conoscente o uno che ti vuol conoscere o uno di quelli che ti vuol fare la festa.

Ti ritieni una persona libera? Che cosa è per te la libertà?

Libero, ti posso dire che come vedi il vento. La libertà è essere libero solo e camminare e sentirmi un’altra persona, camminare in un posto che mi piace, ed essere sempre libero e solo, senza le amicizie.

Che cos’è che desidereresti di più dalla vita?

Dalla vita posso desiderare tante cose: starmene meglio, avere un lavoro, una casa, un appartamento e altre cose che ci sono.

Il sogno della tua vita qual è?

Io purtroppo non ho mai sognato, perché i sogni sono illusioni. Le illusioni non bisogna mai sognarle. Bisogna vedere giorno per giorno quello che viene.

E il ricordo più bello?

Aver vinto centocinquanta mila lire, una volta, al gratta e vinci. Ero andato alla stazione Termini a comprare il Corriere dello Sport e tornandomi il resto ho chiesto un gratta e vinci. Ho preso una monetina, ho graffiato e ho vinto questi soldi.

Il politico che ti piace di più?

Gianfranco Fini, mi piace come parla, come si muove e sa già quello che devo dire durante l’arco di un anno e durante le sue ore lavorative.

Che cosa pensi di queste leggi sull’immigrazione, se le hai sentite?

Sì, le ho sentite. Queste leggi sull’immigrazione vanno esplicitamente bene, fatte dal dottor Berlusconi. Non si può far venire un immigrato e dove lo metti, poi, oggi? Dicono: mettilo nelle istituzioni che l’Onu ha. Non possono metterlo nelle istituzioni che ha l’Onu; se non c’è più posto dove lo mette… Lui si imbarca, lui viene. Le leggi di oggi che ha messo il Cavalier, Dottor Silvio Berlusconi, sono rimpatriarli, non farli più venire perché non ci sono più i posti di accoglienza, sono troppi. Poi essendo che stanno qui dobbiamo essere noi, non noi cittadini ma il Governo, ad aprire il portafoglio per loro, per poterli accudire. Le leggi di oggi vanno perfettamente bene, rimpatriarli e non farli più venire.

Credi in Dio?

Sì, credere in Dio si può credere, se uno vuol credere in Lui.

Se pensi al tuo futuro, oggi, che cosa vedi?

Posso vedere di poter cambiare futuro nel mondo artistico, perché è un mondo che può avvenire per me, secondo i vari tipi di persona.

Che cos’è per te l’arte?

L’arte si può definire in vari particolari, sia l’arte artistica e altri tipi di arte che ci sono, tipo, non so se hai visto, l’arte che svolge Sgarbi.

Certo. Ma a te perché piace fare l’attore o la comparsa?

Non è che mi piace. È un sentimento che sento di andarlo a fare, perché mi vedo in una maniera diversa. È differente da un lavoro di cameriere o di lavapiatti o un altro tipo di lavoro. Qui dicono “Guarda quella persona oggi è stata vista su quel giornale”, mentre un cameriere non può essere messo su un giornale. Ti senti una persona diversa. Ti senti che nell’arte puoi anche ritrovarti particolarmente su un giornale, su un libro o su una televisione, o il nome e il cognome tuo su uno scritto.

Che cosa ti dà soddisfazione nel vederti su un libro o in televisione?

Non è che a me dà soddisfazione, perché tanto la persona sono sempre io. La soddisfazione è che la persona quando mi vede dice: “Guarda il tipo che è stato lì”. Ti posso dire che vedermi su un giornale o su libro non dà nessuna soddisfazione perché son sempre io, la persona che vedi in carne e ossa e la vedi nel giornale, non è che cambia.

Chiudiamo con “Senz’Arte né Parte”, la mostra ma anche il concetto in generale. Cos’è per te?

Una mostra, sui quadri, oppure altre mostre a cui vanno diversi tipi di gente. “Senz’arte”, che ti posso dire, non te la saprei spiegare perché sono un ignorante.

Ma la mostra di quadri del Binario 95 l’hai vista?

Ho visto una volta dei disegni di un certo Daniele Lucaroni: mi sono piaciuti.

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Un buon augurio per voi cari ragazzi, sia che uomini, donne e bambini, che possiate leggere contemporaneamente nelle ore libere questo bel  giornale chiamato Shaker.

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