DISABILITÀ: VIAGGIO NELLE CITTÀ ITALIANE PER UN ‘ACCESSO TOTALE’

Shaker, Pensieri senza dimora

Stazione Metro Colosseo, ore 11.45. Inizia da qui, con destinazione Stazione Termini e ritorno, un breve tragitto all’interno della città di Roma, per un gruppo di disabili. Montacarichi per raggiungere la banchina rotto. Un giornalista in carrozzina non può proseguire. Arrivo alla Stazione Termini. Assenza di indicazioni per i percorsi consigliati ai disabili. Buche sulla strada. Pedane non funzionanti sull’autobus. Richiesta ad ispettore Trambus di un bus adibito. Due ore e un quarto per due fermate di metropolitana e quattro di autobus. Arrivo ore 14.

Si conclude così la prima tappa del tour “Accesso totale. Città a misura di tutti”, promosso dal Dipartimento Nazionale Politiche per il Superamento dell’Handicap dell’Italia dei Valori. Il progetto è finalizzato alla promozione dell’autonomia delle persone con disabilità e alla verifica dello stato delle barriere architettoniche. Scivoli, marciapiedi e parcheggi riservati, spesso occupati indebitamente, ma anche strade sconnesse e ascensori stretti diventano ostacoli insormontabili per persone con disabilità e rendono inaccessibile lo spazio cittadino. La campagna di denuncia e di sensibilizzazione toccherà moltissimi comuni della nostra Penisola: i disabili e gli amministratori locali affronteranno insieme dei percorsi cittadini per monitorare e verificare la vivibilità e la fruibilità per i portatori di handicap.

Abbiamo chiesto a Mario Dany De Luca, responsabile del Dipartimento, quale futuro si intravede sulla mobilità delle persone disabili.

Com’è andata oggi e quale è il futuro delle barriere architettoniche?

Abbiamo registrato molte difficoltà di accesso agli spazi pubblici. Lo scoramento è stato infinito. È molto difficile, con le barriere architettoniche che ci sono oggi, per un disabile, raggiungere autonomia ed indipendenza, così come sostiene, in fatto di mobilità, l’art. 9 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Avremmo voluto fare un giro anche attraverso i luoghi culturali, ma solo per fare un paio di chilometri abbiamo perso due ore: non è solo una questione di assenza di strutture ma la mancanza di una politica dell’accoglienza. Se una persona disabile volesse fare un giro da solo non riuscirebbe ad andare oltre la strada di casa, l’autonomia per i disabili è ancora un’utopia e c’è molto lavoro da fare.

Qual è l’obiettivo di questa campagna?

Roma è una bellissima città d’arte che, purtroppo, ha pochissime possibilità di accesso allo spazio pubblico. È una città male organizzata, come questa, a creare l’handicap. Spesso la bellezza delle nostre città d’arte, meta di milioni di visitatori, è preclusa alla fruizione delle persone disabili determinando una vera e propria discriminazione. Sottolineo che noi non facciamo questa battaglia solo per le persone con difficoltà motoria e sensoriale, ma anche per gli anziani, per le mamme ed i papà  con i passeggini.

Esperienze come quella di oggi ti lasciano un senso di frustrazione, che, fortunatamente, viene subito combattuta dallo spirito di determinazione che sopraggiunge con il sogno di eliminare gli ostacoli che rendono difficile la disabilità. Quello che vogliamo fare è un viaggio nelle nostre città per progettare ambienti accoglienti.

È un viaggio che vedrà in campo città e sindaci della nostra Penisola, associazioni e singoli cittadini che vorranno condividere “qualche ora da disabile”. Durante questi tour si potranno utilizzare carrozzine che metteremo a disposizione per toccar con mano quanto una semplice operazione, per esempio prendere un autobus, si possa trasformare, per una persona disabile, in una vera e propria odissea.

Nel tempo è cambiata la sensibilità delle persone al problema?

Permangono sacche di resistenza a questo problema. Porto l’esempio dei parcheggi riservati che spesso sono occupati da chi non ne ha diritto, oppure gli scivoli che hanno pendenze da atleti.

La civiltà è difficile da conquistare. Ma tanta strada è stata fatta: ci sono moltissime persone sensibili e solidali, come quelle che abbiamo incontrato nel percorso fatto questa mattina sull’autobus.

Nei centri per persone senza dimora  il problema  disabilità spesso è dimenticato. Quali sono le proposte dell’IDV in tal senso?

C’è un problema di diritti. Bisogna chiedere l’esigibilità dei diritti, fare iniziative, coinvolgere cittadini e politici.

Bisogna progettare in maniera inclusiva, pensando alle differenze. Noi dobbiamo puntare su un rinnovato impegno sia dei cittadini che delle Pubbliche Amministrazioni. Per questo il Dipartimento Idv Nazionale Politiche per il superamento dell’Handicap lancia questa campagna nazionale di sensibilizzazione, di denuncia e di monitoraggio sul tema della disabilità, puntando alla costruzione di una consapevolezza diffusa basata sul concetto che lo spazio inclusivo è quello che chiunque può utilizzare autonomamente e liberamente.

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ACCESSO TOTALE