IL CUORE DI ALBERTO, IL NOME DI SHAKER

Shaker, Pensieri senza dimora

Ci lascia Alberto Balletta uno dei redattori  che ha fondato il nostro giornale. Era stato lui nel 2006 a scegliere il nome “Shaker”. Le sue poesie, il suo amore e le sue parole restano pietre miliari della nostra redazione.

“Non importa,
pur se son nascosto,
se m’innamoro
e non vengo corrisposto
soffro più di un morto.

Il sangue mi alimenta
e mi fa camminare
l’amore non può cambiare
tutte le cose
fatte col cuore
non possono sbagliare.

Se vien l’infarto,
muoio,
gli angeli, mi prendono
per mano,
col suon delle campane,
insieme
in paradiso andiamo.”

(Il cuore, di Alberto Balletta, marzo 2009)

Aveva scelto lui il nome, “Chiamiamolo Shaker… come nu miscuglio, n’insalata de storie, de facce e de gente. Un bel casotto insomma, ordinato però”. Con il suo accento napoletano e gli occhi blu intenso ti guardava dall’alto in basso piegando leggermente la testa in avanti e tu ti domandavi sempre: “Cosa è che non mi sta dicendo? Cosa sottintende quello sguardo? Quali storie, quali segreti?”

E di storie ne conosceva tante Alberto, e le raccontava attraverso le poesie che teneva nascoste tra i suoi quaderni. Ogni tanto ne tirava fuori una e ce la donava.

“Agg’ scritt ‘na poesia presidé! Tenete, ve la regalo. Si vulite a putite pubblicà su o jurnale…”

Ma non era facile avere questa grazia perché Alberto aveva le sue idee, chiare e irremovibili, e se qualcosa non gli andava bene, se a una riunione di redazione qualcuno aveva detto qualcosa che non gli andava a genio….  così come il giorno prima era stato aperto solare e disponibile, il giorno dopo semplicemente restava in silenzio, seduto fuori magari a sbuffare fumo da sigarette di una marca pregiata e sconosciuta. Restava in silenzio e quando passavi accennava a un sorriso, sollevando appena lo sguardo senza concedere nulla in più e alimentando così quelle domande… “Quale storia mi sta nascondendo?  Cos’è che sembra stia per dirmi ogni volta ma resta lì sospesa, trasparente, a mezz’aria tra me e lui?”

Una volta, in un giorno buono, mi parlò di Napoli, di un palazzo antico e di grande valore di sua proprietà ma del quale non  poteva godere: “ O vedi presidé, so sempre più ricco, ma so’ sempre più povero. Questa è la vita. Ma io so aspettare… mo sto qua ‘n mezzo alla strada, a dormì alla Caritàs come nu barbone,  ma prima o poi le cose cambieranno, si scioglieranno gli ingranaggi, e allora io sarò qui, ad aspettare il mio turno…”

Era un poeta Alberto, un vero poeta, e la sofferenza degli ultimi anni di vita sembrava avere aveva affinato le sue percezioni, il suo modo di vedere le cose, gli uomini  e la vita. Sembrava che avesse capito qualcosa che prima da giovane, nell’altra vita, aveva solo intuito da lontano. Per questo aveva quel sorriso, quello sguardo. E’ grazie ad Alberto che è nato Shaker, grazie alla forza delle sue parole, grazie al modo in cui raccontava al mondo e del mondo che ci ha fatto intuire il potenziale che nel tempo  è diventato quello che oggi rappresenta il nostro giornale.
Poi un giorno di Luglio dopo una riunione particolarmente accesa tra gli ospiti del laboratorio di scrittura, ci portò un foglio. “Ecco, questo è il mio ultimo articolo. Non vojo più scrive pe’l giornale. Me so scucciato. Basta così.”
E forse è la stessa cosa che hai pensato caro amico, negli ultimi istanti della tua esistenza in questa terra: “Basta adesso… me so scucciato. Vado a riposà!”

Ciao Alberto, ti salutiamo e ti abbracciamo riproponendo uno dei tuoi ultimi scritti che assieme agli altri resterà sulle nostre pagine, continuando a segnare tra di noi la tua presenza viva, la tua forza, la tua intelligenza, il tuo amore.

A presto amico.


“La vita va avanti, continua, ognuno cammina, ma il guaio è che la gente non è più gente libera. Ha i suoi modelli da seguire senza rendersi conto che assimila esempi sbagliati perdendo personalità, sensibilità, appiattendo i valori, facendo diventare tutto reale. Così si procede senza politica in tutti i campi. I pensieri non sono più caratteristici, tutti seguono senza pensare. Interessa la finanza, i mercati, lo star meglio, guadagnare ma la famiglia, il sociale (che è essenziale) dove sono finiti? Si spendono cifre per seminari inutili, cooperative, associazioni: tutti hanno merito sulla carta. La chiesa sente ma non risponde. Si scorgono sorrisi che non giovano, tante dicerie inutili ma di concreto c’è solo un letto, un posto e tante norme a non finire. In strada tutti ti vedono, nessuno ti conosce, la gente soffre e nessuno se ne accorge. Qual è l’inganno? Che cosa è questa psicologia senza cuore che indirizza la gente nello stesso modo? Vorrei sapere che cos’è la coscienza, cos’è il dolore, cos’è l’amore, spiegazioni su solidarietà e umanità. Perché la scienza per dare risposte certe non fa convegni nelle scuole, nelle università sui diritti della vita? Non bisogna creare persone uguali sulla via, che seguono tutti gli stessi modelli. Ecco perché adoro e mi affeziono ai bambini, ai cuccioli dei cani, loro sono naturali, non sono deviati, non hanno modelli da seguire. Guardo gli sguardi per capire se è vero quel che penso, mi accorgo di avere ragione. Una certa categoria di persone non esiste, pur essendo presente essa serve per essere usata a tutti i livelli da amministratori e delegati, per avere riscontri dal potere esercitato. Avendo la certezza, stanco di sentirsi dire “Come va? Come stai?” ho deciso di estraniarmi, tanto la materia e lo spirito non potranno mai dialogare. Mantengo la mia dignità il più possibile, assecondando il tutto, per un letto e un pasto abbandonato, mi faccio da parte e passo sopra a tutto. Soffro e soffro tanto per davvero, perché non ci sono ragionamenti. Un chi, un però, un perché, un come, un sì, un dolce no. Chissà come finirà? Ho detto qualcosa del mio pensiero, vorrei mi spiegassero con argomenti giusti. Per far come un signore (Don Luigi di Liegro) che diceva “Una città in cui un solo uomo soffre meno è una città migliore”. (Dignità di Alberto Balletta, Luglio 2009)