SUL DIRITTO AL VOTO DEI SENZA DIMORA E NON SOLO

Votare è un diritto costituzionale. Anche i senza dimora lo hanno. Ma che senso ha il poter avere voce in capitolo sul futuro del Paese quando non hai più casa, lavoro, magari neanche un affetto o una ragione per andare avanti? I senza dimora, spesso, non hanno più niente e non esiste un partito o un politico che li possa rappresentare perché non fanno gli interessi di nessuno. Quando sei per strada, ormai, non ti serve più nemmeno avere un nome, un cognome perché un indirizzo non ce l’hai e allora te li puoi anche dimenticare.

Solo la Polizia, che ti deve identificare, e l’assistente sociale, che ti vorrebbe, ma non ne ha i mezzi, integrare, sembrano dare importanza a quel che ancora a malapena ti resta, che ovvio non lo è per niente, che giorno dopo giorno diviene sempre più un paradosso: la tua identità.  Le promesse, le speranze, le illusioni presto disilluse, quando devi votare sono tutte là ed è difficile avere ancora fiducia in qualcuno, in un nome a cui far fare carriera sulla tua pelle.  E allora il diritto diventa dovere a denti stretti, per non dover rinunciare, per rabbia, ancora un po’ a quel che resta della tua dignità di cittadino, di persona.

Se poi sei straniero, se sei un immigrato, ecco che questo diritto ti viene semplicemente negato, anche se un lavoro, una casa, una famiglia e una ragione per andare avanti ce l’hai. Votare non puoi. Devi solo lavorare e pagare le tasse. Un rifugiato che chiede protezione chiede soprattutto di avere una vita normale, di poter dimenticare le ingiustizie e i soprusi subiti, di avere finalmente quelle opportunità che al suo Paese gli sono negate. Ma non può votare.

Quando uno va a votare chiede ai politici delle risposte concrete ad esigenze concrete.

Concreta per davvero è la necessità d’integrazione, a tutti i livelli. Ma ecco che per un qualche misterioso sortilegio giuridico e politico che essa diventa, invece, sempre di più una parola senza senso, un’astrazione distante e demagogica, lontana dalla sua vera natura, quella di essere una preziosa risorsa sociale, una marcia in più, una risposta vincente che una società consapevole dovrebbe dare a se stessa per crescere e diventare migliore.