GIOCARSI LA VITA

Shaker, Pensieri senza dimora

Mentre intervistavo Andrea e Nicola per la rubrica “Storie” del numero 24 di Shaker, sul gioco d’azzardo patologico, mi chiedevo come fosse possibile che due persone così lucide, così presenti a se stesse e con una vita così intensa fossero state imbrigliate senza neanche accorgersene in una spirale tanto perversa e impietosa come quella del gioco d’azzardo.
Riascoltando continuamente l’audio delle interviste, cercavo di capire quale fosse la molla, il guado, il trucco che li aveva portati letteralmente a giocarsi una vita normale e serena per un inferno da cui non riuscivano più ad uscire e che li aveva portati fin quasi a rischiare di perdere anche la propria dignità. Poi ne ho trovati altri come loro: pensionati, casalinghe, impiegati, ma anche professori, dirigenti d’azienda, ricercatori, politici, persone che apparentemente dovrebbero insegnare al mondo, ma poi vengono bocciati nella materia più importante, quella della gestione della propria vita.
C’è sempre una rottura, questo è certo; ma c’è anche un nostro modo troppo distratto di vivere, nel quale forse siamo abituati a dare troppe cose per scontate. Finché non le perdiamo. Ed è proprio quell’abitudine che ci fa credere onnipotenti, detentori dell’unica verità e che crea una dipendenza vera e propria “da noi stessi” e dal nostro personale inconfutabile (non sia mai!) modo di vedere le cose. È questa ottusità che continua a farci azzardare cose della vita, che dovremmo invece ritenere sacre. E non parlo certo dei soldi, che fondamentalmente nutrono se stessi, quanto del tempo che non dedichiamo a noi ed alla vita; e l’amore che ci neghiamo, forse perché non crediamo davvero di essere abbastanza degni di riceverlo. E sbagliamo!