IL GIOCO D’AZZARDO IN PILLOLE

Una vera e propria emergenza sociale quella del gioco d’azzardo in Italia che, negli ultimi anni, ha avuto uno sviluppo enorme. L’imponente crisi economica del nostro Paese e le pubblicità basate sul concetto del “vincere facile”, peraltro, fanno crescere, negli italiani, la voglia di giocare e di tentare il grande colpo di fortuna.

In effetti, questo sarebbe vietato dal codice penale, ma le politiche, nel corso di questi anni, hanno reso legale il gioco, generando situazioni che spesso si sono dimostrate paradossali. Ad oggi, è entrato in vigore il Decreto Legge 158/2012 (decreto Balduzzi) convertito con modificazioni dalla Legge 8 novembre 2012 n° 189, che attua importanti interventi in materia di tutela della salute ed organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e vengono varate, per la prima volta in Italia, norme a favore della cura e della prevenzione del gioco d’azzardo patologico.

Il mercato dell’azzardo
L’azzardo muove denari per 90 miliardi circa. Questa cifra potrebbe sembrare un arricchimento per le casse dello Stato, che però ne guadagna, nonostante il giro d’affari così vasto, solo 8. Quanto, invece, guadagnano le mafie? Nel primo rapporto “Azzardopoli 2.0”, redatto da Libera, si era stimata una cifra di 10 miliardi, nel secondo di 15 miliardi, una cifra doppia rispetto al guadagno dello Stato (D.Poto, Libera – Azzardopoli 2.0).

Il mercato dell’azzardo, infatti, costituisce un’attrazione fortissima per le infiltrazioni mafiose: il gioco d’azzardo legale alimenta quello illegale, creando svariati interessi nelle organizzazioni malavitose.

Chi gioca d’azzardo
Gli italiani, secondo l’ultimo censimento, sono 59 milioni. Di questi, 47 milioni sono abilitati al gioco, sono cioè maggiorenni. Secondo il Dipartimento per le politiche antidroga, presieduto dal dottor G. Serpelloni, 23 milioni ricorrono al gioco con regolarità; 2 milioni, invece, sono a rischio di caduta in una condizione patologica: 800mila sono già malati. Insomma, i giocatori patologici o ad alto rischio di dipendenza sono stimati in circa un milione.

Perdita di tempo e soldi
Oltre ai soldi, il gioco d’azzardo mangia anche il tempo degli italiani. Secondo uno studio del sociologo Maurizio Fiasco e di una stima elaborata sulla base del tempo medio impiegato per ogni giocata, ogni anno in Italia passiamo 67,7 milioni di giornate lavorative davanti a slot machine e videolottery, oppure intenti a grattare tagliandi o a cliccare sui casinò on line. Secondo Fiasco, se queste giornate fossero state utilizzate in altre attività,darebbero una spinta notevole all’economia del Paese.

Una singola operazione di gioco dura in media un minimo di 6 secondi per slot e videolottery. Sono necessari 60 secondi per un tagliando del gratta e vinci, 40 secondi per i giochi online e 240 secondi per i giochi cosiddetti tradizionali (Lotto, Superenalotto, scommesse varie). In tutto fanno 49 miliardi di operazioni di gioco.

Il gioco industriale di massa ha conseguenze devastanti dal punto di vista della salute, come dimostra la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riconosce il gioco d’azzardo patologico come una forma morbosa chiaramente identificata, che, in assenza di misure idonee di informazione e prevenzione, può rappresentare, a causa della sua diffusione, un’autentica malattia sociale. Ma anche dal punto di vista sociologico e umano. Il tempo trascorso davanti a slot e giochi è tempo sottratto al lavoro, alla famiglia, agli affetti personali e alle relazioni.

Questi dati, come sottolinea Fiasco, dimostrano anche il grande cambiamento avvenuto nell’offerta dei giochi in Italia, che ha alimentato l’azzardo. Fino al 1998, il sistema pubblico del gambling, infatti, prospettava giochi ad alta remunerazione, con vincite significative, a volte anche enormi, ma con una bassa ripetizione di frequenza. Si giocava una volta a settimana al Totocalcio, per inseguire il 13 o al Lotto, per centrare il terno. Oggi, invece, il trend si è capovolto: si può giocare sempre, ovunque, dai bar alle tabaccherie, dagli sportelli delle Poste ai supermercati, dalle sale bingo alle poker room fino al proprio telefonino collegato a Internet, con microvincite che alimentano l’illusione del “colpo grosso” che può cambiare la vita.

Giocare d’azzardo “puntare o scommettere una data somma di denaro, o oggetto di valore, sull’esito di un gioco che può implicare la dimostrazione di determinate abilità o basarsi sul caso”. Il giocare d’azzardo può anche essere definito come “qualsiasi puntata o scommessa fatta, per sé o per altri, con denaro o senza, a prescindere dall’entità della somma, il cui risultato sia imprevedibile ovvero dipenda dal caso o dall’abilità” (Gamblers Anonymous, 2000).

Gambling il gioco d’azzardo “patologico” è una malattia neuropsicobiologica del cervello, spesso cronica e recidivante, che si esplicita con comportamenti patologici compulsivi e specifica sintomatologia neurovegetativa, associata a gravi conseguenze fisiche, psichiche e sociali per l’individuo (G. Serpelloni, Manuale Gambling).


 

UNA LEGGE SUL GIOCO D’AZZARDO

Per dare continuità al cosiddetto decreto Balduzzi, la Camera dei deputati ha ratificato, giovedì 27 febbraio 2014, il disegno di legge sulla delega fiscale, in scadenza dopo un anno dall’approvazione. La Delega Fiscale, all’articolo
14, contiene norme specifiche per la pubblicità e la comunicazione nel settore del gioco legale italiano. In particolare, da quanto è dato di sapere fino ad oggi fra le cose positive del decreto sembrano essere l’intervento
più incisivo per un modello di informazione più attento e responsabile nel settore. Oltre ad una tutela specifica riguardo le fasce d’utenza più vulnerabili ed esposte, come i minori. A dicembre scorso, d’altro canto, il via libera alla Legge di stabilità, con delle novità, tra le altre, sulla cura e la prevenzione del G.A.P.
Così, Don Armando Zappolini, portavoce della campagna nazionale Mettiamoci in gioco, sulla legge: “Siamo lieti che, per la prima volta, venga istituito un fondo specifico per la lotta al gioco d’azzardo patologico (Gap), dedicato non solo alla cura e alla riabilitazione ma anche alla prevenzione, e che si usi questo termine – ‘gioco d’azzardo patologico’ – e non quello utilizzato finora, ‘ludopatia’, sbagliato e fuorviante. Finalmente il diritto alla cura comincia a divenire effettivo nel nostro Paese. Apprezziamo anche il fatto che l’Osservatorio sul Gap non afferisca più ai Monopoli di Stato bensì al ministero della Sanità, come sarebbe stato opportuno fin dall’inizio, e che si sia inserita l’una tantum su slot e vlt. Tuttavia, riteniamo un errore grave aver limitato il finanziamento del fondo a soli 50 milioni di euro, insufficienti rispetto alle dimensioni del fenomeno in Italia, e averli per giunta presi dal fondo sanità invece che dalla tassazione sui giochi. E profondamente sbagliati sono la regolarizzazione dei Centri trasmissione dati – 4mila punti in cui si scommette in Italia – e l’abbassamento del prelievo fiscale sul Superenalotto, misure che finiranno per incentivare la diffusione dell’azzardo, già oggi su livelli inaccettabili.
“Per il nuovo anno le istituzioni – Parlamento e Governo – dimostrino con i fatti che hanno a cuore la salute dei cittadini: venga finalmente approvata la legge sul gioco d’azzardo. Sarebbe un bel regalo agli italiani”.