Prendo spudoratamente in prestito per qualche minuto il titolo di un famoso saggio d’autore per raccontarvi una storia.

A Roma, fino a poche settimane fa, due signore, abbastanza avanti con l’età, hanno fatto, per molti anni, della loro casa un giaciglio a pochi passi dalla Stazione Termini, a ridosso di Piazza dei Cinquecento. Cosa ci fanno due donne anziane su un isola pedonale vicino alla stazione ferroviaria principale della nostra Capitale? Perché sono sporche e si circondano di quelle che ad un cittadino medio sembrerebbero cianfrusaglie, immondizie, cumuli di sporche marmaglie? Per essere più politicamente corretti: perché sono abbandonate a loro stesse?

Passando di lì, lanciando loro solo un’occhiata, queste e molte altre sono le domande che ci potremmo porre tutti noi, spinti dalla curiosità o dallo sdegno.

Se poi introducessimo qualche informazione in più, forse il quadro, da uno sbiadito scatto in bianco e nero abbandonato in un cassetto, si arricchirebbe di colori, di profondità, di sfumature e quella triste cronaca che ci appare ora come un fastidio agli occhi, come un titolo senza racconto, rischierebbe di diventare molto più che una vignetta street style. Rischierebbe di diventare la storia di due legatissime sorelle siciliane che nell’ossimoro di una solitudine condivisa, hanno, a loro modo, superato un lutto familiare (o molti altri, chissà!!), la povertà che ne è conseguita, lo smarrimento, la follia, sbancando il traguardo di una vita, la loro.

Allora ci colpirebbe forse sapere che quel viaggio verso Roma dalle campagne solitarie di una provincia assolata del nostro bellissimo Sud, era probabilmente un viaggio di fuga, un viaggio anche di speranza, sicuramente non il sogno desiderato di due giovani donne molto intraprendenti e moderne.

E allora cosa c’entra l’altisonante titolo scelto per questo articolo? C’entra, come c’entrano a volte i destini individuali e i loro incroci fortuiti con la storia, le città, le loro folle, le regole subite o utili che siano. C’entra, perché l’individuo si scontra col sistema, allargando man mano la visuale a cerchi concentrici. C’entra perché agli altri individui del sistema non piace, sinceramente non piacerebbe nemmeno a me, inciampare nei fogli di giornale (e qui risparmio al lettore altri dettagli più maleodoranti di quelli procurati dalla carta stampata), accumulati a catasti ai piedi di queste, di certo, non amabili vecchiette. Tutto questo poi mentre si va, nostro malgrado, ad immergersi nel bagno di folla della metropolitana, o mentre si consumano i propri risparmi per un viaggio desiderato da mesi.

Dalla compassione sviscerata per un destino infausto, se mi tocchi le vacanze, si passa repentinamente al carrello_sfddisgusto, alla rabbia verso le istituzioni che non fanno niente, allo schifo per questi “barboni” nullafacenti. Non si sa che per quelle due vecchiette, per trovare una soluzione che non vada né contro l’individuo, né contro il sistema, si consumano fior fiori di riunioni tra servizi, email, telefonate: insomma, roba da amministrativi del ventunesimo secolo. Come sempre nei percorsi che parlano di complessità, non ci sono soluzioni, solo domande, per di più difficili, che rozzamente mi prendo la licenza poetica di riassumere così: “Le vogliamo togliere da lì, che siamo pure nel centro città. Le vogliamo togliere, dicevo, dalle scatole ste due che mi rovesciano l’acqua calda dei fagiolini appena lessati sulle scarpe nuove o no?!”.

La questione, ben più complessa, si pone nel momento in cui ci chiediamo se le “individue” suddette stanno meglio in strada, a tracciare i loro rituali organizzati e rassicuranti, che hanno segnato il perimetro di due vite negli ultimi 20, o forse, 30 anni, oppure se non stessero meglio, rassicuratamente pulite e pettinate, al sicuro e sotto controllo vigile delle istituzioni, in una camera di una residenza sanitaria assistita, dove possono finalmente dormire su un materasso morbido. Per la cronaca, peccato che non lo facciano perché abbiano paura di cadere dal letto.

Sì, ecco, se tralasciassimo questa non importante questione, degna del miglior programma di approfondimento pseudo filosofico di seconda serata, rimarrebbe forse un ultimo piccolo quesito.

Lettore (non quello: “ma il sale nell’acqua per bollire i fagiolini i “barboni” ce lo mettono?”), ma tra l’individuo e il sistema non è che c’è una via di mezzo, mi verrebbe da dire, meno “incasinata”, per caso?

Lascio a voi la risposta, se la trovate.