Con l’articolo “Asilo d’oltralpe”, la rubrica “Migrazioni” dà inizio alla collaborazione con Giorgia Flamini, lavoratrice del sociale, appassionata ed esperta, direttamente dalla Francia. Grazie ai suoi contributi inizieremo un viaggio dentro il sistema d’accoglienza francese allo scopo di fornire ai lettori di Shaker Web informazioni e riflessioni preziose utili a cogliere differenze ed analogie tra i due Paesi per quanto riguarda il delicato e sempre più complesso tema dell’immigrazione.

L’arrivo a Parigi, nella Francia dell’accoglienza, è un momento magico. Una città multietnica, viva, ricca di luci dove autobus, metro e tram si incrociano davanti a monumenti bellissimi, che sono lì in silenzio pronti ad essere fotografati da migliaia di turisti.
Questa città è meravigliosa, ma allo stesso tempo è molto severa con tutti coloro che non vengono  solo ad ammirarla. È alla Caritas di Parigi, precisamente al Cèdre – Centre d’entraide pour demandeurs d’asile, étrangères et réfugiés– che comincio a scorgere le difficoltà e le battaglie di tutti coloro che, costretti a lasciare il loro paese di origine, si ritrovano a chiedere la protezione in Francia.

Il loro è un percorso difficile, che segue procedure rigide e ben stabilite. Un sistema “alla francese”, dove c’è poco contatto diretto con le istituzioni e tanta burocrazia. Non è un sistema semplice da spiegare poiché cambia a seconda delle condizioni di ingresso dello straniero. Per tale motivo mi limiterò a descrivere, in base alla mia personale esperienza, la domanda di asilo dei richiedenti che si trovano già sul territorio francese.

“Rivolgiti ad un’associazione, lì ti spiegheranno come fare”, questo è il consiglio che spesso giunge alle orecchie dei richiedenti asilo appena giunti in Francia. Forse sono consigli dati dai loro connazionali o forse bisbigli e passaparola che si sentono nelle vie del XVIII arrondissement.
“Toc, toc! È qui che posso chiedere asilo?” è con queste parole che molti richiedenti si presentano alle varie associazioni. L’ottenimento di un domicilio è obbligatorio per poter inoltrare la domanda  d’asilo presso la Questura competente, senza di esso non si può avviare alcuna procedura. Per tale motivo, prima di prendere contatto con la Questura, la maggior parte dei richiedenti asilo comincia il suo percorso nelle associazioni.

“I più fortunati” possono eleggere domicilio presso amici o parenti, “i meno fortunati” si rivolgono alle associazioni autorizzate dalla Prefettura al rilascio di un domicilio. Per questi ultimi, i tempi di attesa superano anche i due, tre mesi a causa delle molte domande. Durante tutto questo periodo, il richiedente asilo è irregolare sul territorio ed è inevitabilmente esposto a provvedimenti di espulsione. Inoltre, è invisibile poiché non può accedere ai diritti legati alla richiesta di asilo e resta in attesa del suo turno, spesso dormendo in strada o in tenda alla Gare d’Austerlitz.

Avere un indirizzo in Francia è fondamentale, poiché tutte le comunicazioni sono per via postale e non ricevere alcune lettere potrebbe escludere il richiedente dall’ottenimento dei diritti legati al suo status o addirittura inficiare la sua richiesta di asilo.

Finalmente ottenuto il domicilio, il richiedente si reca in Questura dove presenta la domanda di asilo. La procedura che dovrà seguire cambierà a seconda del paese di provenienza: se lo straniero proviene da un paese considerato “sicuro”[1] è inserito nella procedura prioritaria, invece tutti gli altri stranieri sono inseriti nella procedura normale. In quest’ultimo caso il richiedente, dopo essere stato identificato e dopo aver compilato il modello C3, attende l’appuntamento per il ritiro del cedolino e del “dossier OFPRA[2]”.

“Renvoyez ce dossier à l’OFPRA dans le délai de 21 jours, s’il vous plaît” con queste parole viene consegnato il dossier OFPRA in Questura, un documento in cui occorre riportare, rigorosamente in lingua francese, i propri dati personali, il viaggio intrapreso, la propria storia e i motivi di persecuzione. La compilazione di tale documento genera ansia e stress nei richiedenti asilo, in particolare per coloro che non sono supportati da alcuna associazione. Purtroppo molti cadono nelle mani di approfittatori che si fanno pagare profumatamente per tradurre in francese la loro storia personale o addirittura, come nel caso della comunità cinese, finti avvocati che provvedono a compilare il documento con storie totalmente inventate e a seguire la pratica in modo errato in cambio di molti soldi.

All’interno del Cèdre, le “Service asile” si occupa di assistere i richiedenti durante tutta la procedura. Molti prendono contatto con il servizio ancor prima della compilazione del dossier, quindi si ha tempo di ricostruire i motivi di fuga, spesso si lavora in lingua francese o inglese, ma in molti casi il supporto degli  uffici di traduzione è inevitabile.
In questa fase non sono permessi errori, poiché l’OFPRA esamina il dossier prima di convocare il richiedente, che sarà ascoltato in presenza di un interprete. Un lavoro di studio e ricerca che permetterà all’Officier de Protection, specializzato nel paese di provenienza del richiedente, di porgli domande mirate  e valutare la coerenza, la veridicità e l’esattezza delle dichiarazioni scritte e orali.

In un sistema procedurale molto differente da quello italiano, avvertiamo nel momento della decisione da parte della Commissione una similitudine trai i due sistemi grazie al recepimento, in entrambi i paesi, delle Direttive europee. L’OFPRA può accordare lo status di rifugiato che permette il rilascio di un permesso di soggiorno con validità di 10 anni, la protezione sussidiaria a cui è legato un permesso di soggiorno con validità di 1 anno oppure rifiutare la richiesta di protezione. Negli ultimi due casi, i richiedenti possono presentare ricorso alla Cour Nationale du Droit d’Asile e la procedura continua…

Un sistema alla francese ben strutturato, dove vi è una vera analisi della richiesta d’asilo, ma che tuttavia non permette l’esprimersi in altre lingue e dove tutte le comunicazioni, persino la decisione della Commissione, sono solo in lingua francese. Il processo nel suo insieme presenta errori e falle che spesso penalizzano il richiedente, che si trova costretto a comunicare o reclamare i suoi diritti via posta trovandosi spesso intrappolato nella rigidità del sistema.

La Francia, come del resto gli altri paesi europei, ha revisionato la legge sull’asilo per avviarsi verso il sistema d’asilo europeo ed il 29 luglio 2015 è stata promulgata la nuova legge sull’asilo. Molti sono i punti interrogativi delle associazioni di tutela dei rifugiati relativamente alla nuova legge, pertanto bisognerà attendere per poterla analizzare nella sua applicabilità. Tuttavia, un aspetto importante è possibile evidenziarlo da subito: l’introduzione della possibilità di fare richiesta di asilo senza la necessità di presentare un giustificativo di domicilio. Un grande passo avanti per la tutela del diritto d’asilo e per il sistema di protezione internazionale francese.

GF

 

GIORGIA FLAMINI – Lavoratrice del sociale, direttamente dalla Francia

 

 

[1] La lista dei paesi sicuri è stilata dal Consiglio d’amministrazione della Commissione (OFPRA). Un paese è considerato sicuro “se provvede al rispetto dei principi di libertà, democrazia, stato di diritto, diritti umani e libertà fondamentali” (www.ofrpa.fr)
[2]La Commissione in Francia si chiama OFPRA – Office Français de Protection des Réfugiés et Apatrides – è unica ed esamina le richieste d’asilo inoltrate su tutto il territorio francese. All’interno lavorano circa 500 “Officier de Protection”, che giornalmente esaminano  2 richieste d’asilo ciascuno adottando una decisione individuale.