IL VOLTO NASCOSTO DI PARIGI

Nei pressi della Gare d’Austerlitz c’è un edificio moderno dalla forma molto particolare, un enorme battello verde sulla Senna che ospita la Cité de la Mode, il Museo delle arti ludiche e un cocktail bar molto chic.

Proprio in questo luogo molti giovani sorseggiano cocktail e fanno le ore piccole ignari della vita che si scorge guardando sotto la terrazza. Basterebbe sporgersi appena per intravedere una serie di tende verdi e blu che ricoprono sia i locali sottostanti questo strano edificio, sia il marciapiede fronte Senna. Una situazione paradossale, che fa riflettere già solo con uno sguardo. Questi due piani distinti rappresentano due Parigi tanto vicine quanto lontane: musica, svago, corsi di yoga e cocktail nel piano alto; disagio, preoccupazioni, illusioni e bollitori di tè fumanti nel piano basso.

È da più di un anno che alcuni richiedenti asilo e rifugiati dormono in questo luogo dimenticato dalle amministrazioni locali. Ad oggi, ci sono circa 300 migranti provenienti principalmente dal corno d’Africa, tra essi c’è chi è solo di passaggio, in attesa di raggiungere amici e parenti in altri paesi del Nord Europa; chi è arrivato da poco e cerca di capire come muoversi nella jungla parigina; chi è lì da molto tempo in attesa dell’esame della propria richiesta d’asilo.

Maggiormente uomini, ma anche qualche donna con bambino che il Comune di Parigi ha abbandonato in questa situazione, installando solo recentemente bagni chimici e facendo promesse mai mantenute. I migranti sono in attesa, da molti mesi, di essere accolti in strutture idonee e si stenta a comprendere come una grande città come Parigi non riesca a provvedere ad una adeguata sistemazione di queste persone. Tuttavia, non è la prima volta che ciò si verifica nella capitale, né tanto meno in Francia. Il sistema di accoglienza è estremamente carente, lo dimostrano i numerosi accampamenti presenti su tutto il territorio: partendo dall’accampamento dei rifugiati saharawi a Bordeaux, passando per le varie tendopoli nella Capitale, fino ad arrivare alla precaria situazione dei migranti a Calais.

Inoltre, a Parigi vi è già stata una situazione molto simile a quella della Gare d’Austeriltz, si tratta dell’accampamento di rifugiati situato tra le stazioni delle metro Barbès e La Chapelle. Nel mese di giungo 2015, in seguito ad un allarme sanitario, questo accampamento è stato sgomberato dalle forze dell’ordine in modo brutale e senza una vera e propria collaborazione con le associazioni che si occupano di migranti.

Il giorno stesso dello sgombero circa 274 migranti sono stati sistemati in centri di accoglienza. Ai richiedenti asilo è stato offerto un alloggio più stabile; a tutti coloro che non hanno manifestato la volontà di chiedere asilo, è stato proposto un alloggio d’emergenza per poche notti[1]. Un intervento fallimentare perché, nei giorni successivi, si sono rivisti gli stessi migranti dispersi nei parchi o sotto i ponti in condizioni di disagio maggiori. Anche i richiedenti asilo della “Cité des réfugiés” attendono l’intervento del Comune di Parigi per un’accoglienza in strutture idonee, perché questa è stata la promessa del sindaco, Anne Hidalgo. In agenda vi era un’evacuazione (sembrerebbe fosse prevista per il 27 luglio), ma non ha mai avuto luogo perché il sindaco ci ha tenuto a precisare che prima di effettuare lo sgombero si sarebbe dovuta assicurare l’accoglienza per tutti i migranti del campo. A quanto pare un’impresa lunga e difficile. C’è anche da considerare il fatto che, a differenza di altre tendopoli della capitale, questa si trova in una posizione nascosta, lontana dalle abitazioni e dagli occhi dei cittadini, non disturba nessuno. È anche per tale motivo, che il Comune di Parigi tarda ad intervenire.

Il risultato è disastroso, i rifugiati si trovano in un luogo insalubre, umido e privo di sicurezza. Sono molti  mesi che sono inattesa di essere presi in considerazione, hanno la sempre viva speranza di un’evacuazione imminente pur temendone le modalità. Quest’attesa genera tensioni, sconforto e delusione.

Cèdre, Cimade, Mèdecins du Monde, France Terre d’Asile, Emmaüs sono solo alcune delle associazioni che intervengono sul campo per aiutare i migranti a gestire le incertezze e sostenerne il morale proponendo in loco attività di passatempo. Queste associazioni curano principalmente l’orientamento alla richiesta di asilo, le scuole di lingua francese e le riunioni di condivisione e di sostegno. Inoltre, si adoperano per far comprendere alle istituzioni l’importanza di una risposta umana ed immediata che permetta di assicurare dignità, sicurezza e il rispetto dei diritti di queste persone[2].

Gli stessi migranti in collaborazione con le diverse associazioni hanno creato il comitato di “Solidarité avec les migrants du quai d’Austerlitz”, attivo per far sentire la propria voce, le proprie esigenze ed insistere sull’importanza di una soluzione celere e adeguata. Nel mese di agosto sono state organizzate tre manifestazioni itineranti per ricordare al Comune di Parigi di mantenere le promesse fatte. Per i prossimi mesi, il comitato ha messo in calendario manifestazioni e sit-in davanti al Comune almeno una volta a settimana fino al giorno dell’evacuazione.

Hassan, 33 anni, ha sentito parlare dello sgombero avvenuto a La Chapelle e manifesta la paura di essere malmenato il giorno dell’evacuazione, come lui moltissimi migranti temono un’azione brutale. Per tale motivo, il comitato avanza delle richieste affinché l’evacuazione avvenga nel rispetto dei diritti umani, violati negli sgomberi precedenti. Tra le varie proposte troviamo: evitare un intervento della polizia durante quest’operazione, fornire ai migranti informazioni chiare e precise sui centri di accoglienza, non collocare nessuno nei centri di identificazione ed espulsione, non gettare gli affetti personali dei migranti assenti al momento dello sgombero e garantire loro un posto in accoglienza.

Le associazioni continuano a lavorare, i migranti continuano a far sentire la loro voce e il tempo passa velocemente. Quello che tutti si aspettano è che Anne Hidalgo rispetti le promosse fatte ai rifugiati e ascolti le proposte avanzate dal comitato perché l’autunno si sta affacciando alle nostre porte e non sarà semplice assistere ad una lotta tra senza fissa dimora e migranti per un posto in accoglienza nella fredda Parigi.

[1] Da colloqui effettuati nelle settimane precedenti allo sgombero, le associazioni hanno evidenziato che dei 360 migranti presenti nell’accampamento, 160 hanno dichiarato l’intenzione di presentare richiesta di asilo in Francia, invece 200 hanno espresso il desiderio di recarsi in Nord Europa.
[2] Lettera aperta al Ministro dell’Interno del 12 giugno 2015 firmata dalle seguenti associazioni: ACAT France; ATMF; Centre Primo Levi; La Cimade; Comede; Dom’Asile; Elena; Fasti; GAS; GISTI; JRS; LdH; MRAP; Secours Catholique

GF

 AUTRICE

GIORGIA FLAMINI – Lavoratrice del sociale, inviata dalla Francia

Continua, con questo secondo articolo, la collaborazione con Giorgia Flamini, operatrice nel campo dell’immigrazione, appassionata ed esperta, direttamente dalla Francia. Informazioni e riflessioni preziose utili a cogliere differenze ed analogie tra i due Paesi per quanto riguarda il delicato e sempre più complesso tema dell’immigrazione.

PRIMA PUNTATA DALLA FRANCIA: ASILO D’OLTRALPE