BENVENUTA SOLIDARIETÀ

Nel mese di settembre 2015 le informazioni relative alla situazione dei richiedenti asilo in Europa hanno avuto un grande spazio nei media francesi. Televisione, radio e testate giornalistiche hanno messo in risalto il difficile percorso di tutti coloro che fuggono dal proprio paese per mettere la propria vita al sicuro.

I naufragi nel mar Mediterraneo, gli ostacoli creati per evitare il passaggio di determinate frontiere, le barriere di filo spinato e le aggressioni da parte delle forze dell’ordine hanno fatto capire ad una parte della popolazione di tutta Europa le tante difficoltà incontrate da persone che già nei loro paesi hanno lottato contro la morte.

È sempre nel mese di settembre che un’istantanea comincia a scuotere le coscienze riuscendo a far diventare un profondo dramma familiare, un lutto internazionale. Si tratta della morte del piccolo Aylan al-Kurdi, il cui corpo inerme giace senza vita sul bagnasciuga della spiaggia di Bodrum, in Turchia. Una foto divulgata dai media, che è rimasta impressa nella nostra mente e ha posto la popolazione mondiale davanti al problema della migrazione forzata e al significato del serio pericolo per la vita a cui sono esposte moltissime persone.

A Parigi, settembre è il mese del rientro dalle vacanze e la città assume di nuovo il suo volto frenetico e caotico. È proprio in questi giorni che si avverte l’emozione di vedere tanti cittadini desiderosi di porgere una mano e sostenere i richiedenti asilo e i rifugiati presenti sul territorio. In modo disordinato le persone cominciano a muoversi: molte di loro cominciano ad esprimere la loro solidarietà nei confronti dei  rifugiati e la loro indignazione nei confronti della politica europea in materia d’asilo attraverso la partecipazione alle manifestazioni organizzate in simultanea in diverse città francesi sotto il grido di “Pas en notre nom”. Una vera e propria catena solidale che vede migliaia di manifestanti da Parigi a Strasburgo, da Nantes a Bordeaux, fino a giungere a Lyon, Briançon e molte altre città francesi.  Tanti cittadini si attivano attraverso donazioni economiche o di beni di prima necessità; altri cercano di fare opere di volontariato sul territorio; alcuni si dichiarano pronti ad accogliere rifugiati in casa propria.

Un’ondata solidale emozionante ma ricca di iniziative spontanee prive di organizzazione. Questo flusso di cittadini desideroso di fornire il loro aiuto è cresciuto sempre di più e inevitabilmente gli esperti del settore hanno cominciato ad interrogarsi sul problema principale che ne stava scaturendo: aiutare senza seguire una linea avrebbe potuto comportare delle disfunzioni al sistema e avrebbe potuto rendere vani gli sforzi della comunità, inconsapevole dei reali bisogni di queste persone.

Per tale motivo i media hanno cominciato ad invitare e a sensibilizzare i cittadini ad “agire nella giusta direzione” perché “la generosità è importante, ma deve essere organizzata per evitare che resti un fuoco di paglia” ha precisato il portavoce  dell’organizzazione  France terre d’asile, invitando i cittadini a rivolgersi  alle associazioni locali e ai centri di accoglienza per richiedenti asilo al fine di focalizzarsi sulle necessità impellenti.

Anche su Internet ci si muove con il fine di organizzare la solidarietà, a tale scopo Anne-Cécile Mailfert e Julien Bayou hanno creato il sito www.aiderlesrefugies.fr, nel quale sono presenti le diverse attività richieste ai volontari con le relative spiegazioni per prenderne parte. In modo chiaro è spiegato come e a chi fare una donazione, quali sono le associazioni che necessitano di volontari, come poter ospitare un rifugiato, quando poter partecipare ad una manifestazione, dove firmare le petizioni; inoltre, per tutti coloro che desiderano fare volontariato ma non hanno associazioni attive nelle vicinanze, è possibile riempire un formulario ed essere contattati in caso di bisogno.

Nel comunicato di apertura del sito Julien Bayou spiega:  “Con questo portale creato in qualche ora per il costo di una manciata di euro, ci auguriamo di facilitare l’organizzazione di questa bella solidarietà che opera malgrado la relativa inattività dei poteri pubblici”.  Anne-Cécile Mailfert  completa: “La mancanza di ambizione di cui è colpevole il governo, paralizzata dalla credenza di una Francia xenofoba e ripiegata su se stessa, contrasta con il desiderio di agire dei cittadini. Noi abbiamo voluto facilitare il passaggio all’azione”.

Sulla stessa linea opera CALM (Comme À La Maison), un dispositivo creato dall’organizzazione Singa, che mette in relazione rifugiati senza un alloggio e privati. Sul territorio nazionale tutti coloro che hanno voglia di mettere a disposizione la loro ospitalità, a partire da un minimo di due settimane, possono iscriversi al progetto in attesa dell’uscita del sito internet prevista per dicembre.  L’équipe di CALM nella prima settimana di settembre ha ricevuto circa 600 adesioni provenienti da tutta la Francia, ma trattandosi di una piccola associazione, progetta di cominciare in Ile-de-France per poi eventualmente espandere il progetto. Una bella sfida condotta con entusiasmo, che ha il fine di mettere in relazione i rifugiati con la popolazione locale, di cominciare ad arginare il problema dell’alloggio per i rifugiati e di permettere una bella esperienza di condivisione interculturale. Dalle parole presenti sul sito traspare quest’energia: “CALM non è solo una semplice rete dedicata all’alloggio, è un’autentica esperienza umana che ci permette di incontrarci e arricchirci reciprocamente”.

Tuttavia non sono da trascurare le difficoltà che questo tipo di accoglienza può generare e chi lavora nel settore ne conosce bene i punti dolenti. Come formare adeguatamente le famiglie ad accogliere un rifugiato? Come affrontare le differenze culturali? Come gestire le nuove emozioni che si possono generare? Come  riuscire a concludere un’accoglienza?

Gli interrogativi sono molti e ci auguriamo che l’équipe di CALM dia gli strumenti necessari ai soggetti coinvolti perché si possa creare una nuova prospettiva di accoglienza.

Dalla mobilitazione sociale al volontariato attivo, in Francia, come anche in altri paesi europei, molti cittadini stanno dando prova di grande solidarietà e ospitalità. È importante continuare a lavorare tutti insieme e tenere viva l’empatia generatasi negli ultimi mesi al fine di creare una vera rete di accoglienza ed integrazione. Questo settore ha bisogno di avere l’attenzione che merita, non solo da parte della società civile perché questa non potrà mai sopperire alle mancanze dei nostri governi.

GF

 AUTRICE

GIORGIA FLAMINI – Lavoratrice del sociale, inviata dalla Francia

Continua, con questo terzo articolo, la collaborazione con Giorgia Flamini, operatrice nel campo dell’immigrazione, appassionata ed esperta, direttamente dalla Francia. Informazioni e riflessioni preziose utili a cogliere differenze ed analogie tra i due Paesi per quanto riguarda il delicato e sempre più complesso tema dell’immigrazione.

PRIMA PUNTATA: ASILO D’OLTRALPE

SECONDA PUNTATA: IL VOLTO NASCOSTO DI PARIGI