Ieri alla televisione scorrevano le immagini del funerale di Umberto Eco, un grande uomo un grande scrittore che ha cambiato la storia della letteratura italiana. C’era tanta gente, più o meno famosa, che piangeva, serrava le labbra, tratteneva l’emozione di fronte alla compostezza e alla profondità di quell’animo che, in una cerimonia laica, proprio per non concedere niente neanche a Dio, salutava questo mondo lasciandoci il profumo dei suoi racconti, delle sue ricerche, che andavano a scavare nei misteri più nascosti della storia e della vita, sfiorando i confini della verità senza mai però permetterci di afferrarla davvero.

Anche Pantaleo ne raccontava di storie ma non le scriveva mai, se non disegnandole su dei “cabaret” da dolci. Sì, quelli di cartone che chiedeva a chiunque entrasse nel nostro centro, il Binario 95 alla Stazione di Roma Termini. Umberto Eco ogni tanto scriveva in latino, Pantaleo aveva il suo di dialetto, un romanesco verace che il lungo periodo di lavoro in Francia non era riuscito neanche a scalfire.

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Pantaleo, durante una festa al Binario 95

Avevo poco più di venti anni quando lo incontrai la prima volta, sempre a via Marsala, la sua casa. Era lì, molto più giovane certo (anche lui), ma già con la sua sacchetta di tabacco recuperato dai mozziconi delle sigarette che la gente buttava a terra. Sì, perché Leo era davvero un artista di strada, non lo sapeva forse ma ne aveva tutte le caratteristiche. Recuperava quello che gli altri buttavano, così come nelle sue fantasie e nelle sue follie creative, era riuscito in qualche modo a recuperare la dignità della sua vita, dimenticata da tutti ma non da se stesso. Ogni volta lo vedevi con un oggetto diverso in mano, a trafficare, cucire, costruire, disegnare, poi veniva da te e ti faceva vedere: “Ecco, guardi cosa ho fatto… perché è molto più bello il quadro così, lo vede? Vede il Colosseo? Guardi che colori, guardi che linee diritte. Eh! Eh! E se lo metto in questo sottopiatto di cartone ha già la cornice non vede? Ed oltre ad essere bello è anche un gran risparmio no? Che dice lei? Eh! Eh!”.

Mi disse una cosa del genere quel giorno, proprio sul marciapiede davanti a un magazzino delle poste abbandonato dove oggi sorge il centro Binario 95 in cui lui ha passato i pomeriggi dei suoi ultimi anni di vita. Gli sorrisi e lo invitati a prendere un caffè al Bar della piazza di fronte. Oggi mi piace pensare che il Binario 95 sia nato proprio quel giorno di più di venti anni fa, con quel caffè, con quel sorriso. Non lo sapevo io e non lo sapeva neanche lui ma deve essere stato proprio così.

Ora faremo un nuovo centro, proprio lì accanto: il nuovo Help Center di Roma Termini. Peccato che non lo vedrai Leo, ti sarebbe piaciuto. Ci sarà uno spazio anche per un magazzino di vestiti, dove avresti potuto scegliere il pantalone del tuo colore preferito, o un giacca nuova o ti saresti potuto sedere su una delle panche di legno che stiamo preparando proprio in questi giorni e disegnare qualcos’altro per noi, per gli altri ospiti, o per i tuoi amici volontari. Peccato per noi, perché ci mancherà il tuo sorriso, i tuoi occhi intelligenti e brillanti, il profumo di tabacco e le tue tasche ricucite sopra altre tasche.

Questa mattina quando ti sei addormentato i pantaloni erano appoggiati sulla sedia sopra al letto dell’ospedale; li avevano messi lì perché sembrava che ti stessi riprendendo e allora tutti si aspettavano che ti saresti rialzato, ci avresti regalato un’altro sorriso e chiesto di andare a fumare un po’ la pipa in terrazzo. Pensa, era già pronta una stanza per te in una Residenza Sanitaria Assistita… ma ti ci vedi? Dopo quasi trent’anni in strada andarti a rinchiudere in una casa di cura per anziani? Ci avremmo dovuto pensare che le due cose sarebbero state incompatibili, anche se l’avevamo scelta con amore quella stanza, pensando fosse la cosa migliore per te. E tu, invece? Per non farci restare male non ce ne hai neanche dato il tempo, semplicemente non ti sei risvegliato. Ed ora tutte le carte, i documenti, le autorizzazioni che finalmente dopo tanti anni eravamo riusciti ad ottenere, resteranno nel cassetto, assieme ai tuoi disegni, alle tue storie.

Ecco allora l’unica differenza che resta tra te e lui: Umberto Eco le ha lasciate scritte sui libri, tu le hai disegnate nei nostri cuori.

Ciao Leo, a presto. E grazie, davvero grazie.