Nel Vangelo secondo Luca che si è letto alla Domenica delle Palme di quest’anno, una frase colpisce circa i rapporti tra Erode, il sovrano fantoccio lasciato sul trono dai Romani, e Pilato, il governatore imperiale in carica. San Luca dice che da quel giorno, in cui entrambi rifiutarono di prendersi la responsabilità di fare giustizia a Gesù, Erode e Pilato diventarono amici: “Prima, infatti, tra loro c’era stata inimicizia”.

Il Papa, nella sua omelia, ha paragonato il rimandare di Gesù tra un’autorità e l’altra, non per fargli giustizia, ma per toglierselo dai piedi, al rimpallo che stanno subendo gli immigrati e rifugiati politici, che dai prossimi giorni – con l’assurdo accordo siglato tra Unione Europea e Turchia – saranno rimandati nel paese asiatico, dove saranno ospitati a spese UE. Ed è curioso notare come i nostri capi di Stato, che criticano il presidente turco Erdogan per la sua politica illiberale, che non ha niente a che vedere con la tradizione della Turchia di Kemal Atatürk, siano invece diventati oggi suoi amici, perché lui, in cambio di denaro sonante e di facilitazioni per il futuro ingresso nell’Unione Europea, ora toglie loro le castagne dal fuoco. Le toglie ad un continente ancora molto ricco, ma che sta morendo perché non fa più figli e che ha paura di accogliere persone che fuggono da guerre, da vite difficili e che potrebbero, in Europa, non solo trovare sollievo, ma anche contribuire ancora una volta alla cultura, alla visione, alla filosofia, alla scienza, all’antropologia di questo angolo di mondo, così piccolo e tuttavia così importante nella storia dell’umanità.

Oggi, invece, intorno ad un’ingiustizia nei confronti di uomini che non hanno la possibilità di far sentire la loro voce, decidiamo di andare a braccetto ad un uomo che in altre circostanze critichiamo e condanniamo.

Abbiamo già sostenuto, da questa rubrica, le istanze di padre Ripamonti del Centro Astalli, la cui dedizione alla causa dei rifugiati conosciamo bene e, nel nostro piccolo, condividiamo. Ancora una volta siamo costretti a guardare annichiliti e stupiti l’assurdo operare dei nostri capi di Stato: la loro miopia; la loro incapacità di vedere l’uomo per quello che è; la loro idea di Europa, non più incubatrice e sintesi di mille tradizioni culturali che l’hanno attraversata e vivificata, ma fortilizio, in cui lasciare chiusi popoli impoveriti di mezzi e di valori.

Nessuno più di noi, che conosciamo per esperienza diretta tutte le difficoltà che l’arrivo in massa degli immigrati provoca nelle nostre città, nei nostri paesi, vuole evitare di semplificare un problema di portata epocale. Tuttavia, non vogliamo che le nostre mani e la nostra dignità di uomini prima, di cittadini europei poi, siano macchiate dal rifiuto pieno di disprezzo di persone, la cui unica colpa è trovarsi in una zona di guerra o essere governati da tiranni.

Ci auguriamo che le conseguenze tragiche che da questa chiusura sicuramente verranno per il nostro continente siano da subito visibili e spingano i nostri governanti ad una scelta diversa, lungimirante, salvifica anzitutto per noi.