Il Rapporto annuale. 21 mila utenti solo a Roma. Oltre 67 mila pasti distribuiti nelle 8 città della rete. Sono state 620 le vittime di tortura o violenza accompagnate. Ma “i percorsi di autonomia restano ardui”. E “l’accoglienza deve essere più progettuale e l’integrazione deve partire dal primo giorno”.

Nel 2015 gli utenti del Centro Astalli sono stati 36 mila, di cui 21 mila solo a Roma. Le persone accolte nei centro sono state 668, di cui 272 a Roma. Oltra 67 mila i pasti distribuiti nelle 8 città della rete (oltre a Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano e Padova). Sono state 620 le vittime di tortura e violenza accompagnate. Più di 23 mila gli studenti incontrati nell’ambito dei progetti didattici sul diritto d’asilo e sul dialogo interreligioso in 13 città. Un lavoro possibile grazie ai 554 volontari e a 49 operatori, a cui si sono aggiunti anche 17 giovani in servizi civile. Sono i numeri contenuti nel Rapporto annuale 2016 dell’associazione Centro Astalli da cui emergono le crescenti difficoltà nei percorsi di autonomia, che restano ardui e fragili, un rallentamento rispetto al previsto ampliamento Sprar, visto che alla scadenza dell’ultimo bando la risposta degli enti locali è risultata insufficiente, che la burocrazia è uno degli ostacoli che si trovano ad affrontare rifugiati e richiedenti asilo che aumenta la loro sensazione di incomprensione, che spesso sono le persone più vulnerabili, come le vittime di tortura o violenza, quelle più a rischio di esclusione. Tra gli aspetti positivi il Rapporto del Centro Astalli sottolinea che la risposta della società civile è spesso generosa: nel 2015 sono state 14 le Congregazioni che hanno accolto 68 persone da 19 Paesi diversi, e 9 gli istituti che stanno per farlo.

Il contesto. Nel 2015 il numero di rifugiati approdati in Italia ha superato i 153 mila (dati al 31 dicembre), in maggioranza provenienti da Africa, Iraq, Pakistan e Afghanistan. Le richieste di protezione presentate nell’anno sono state 83.970 (+20 mila sul 2014). Molti sono stati i “transitanti” ovvero i migranti forzati (soprattutto eritrei, siriani, somali) che, dopo essere sbarcati in Italia, scelgono di proseguire il viaggio per cheidere asilo in un altro Paese europeo. Più che in passato i richiedenti asilo vengono distribuiti in tutte le regioni, anche quelle del Nord sono coinvolte nell’accoglienza di chi è arrivato da poco, ma Roma rimane un polo di attrazione importante soprattutto per chi incontra difficoltà nel percorso di integrazione e cerca reti di sostegno informale più estese, come se ne possono trovare nelle grandi città. “Gli hotspot hanno reso più difficile l’accesso alla protezione, in particolare in Sicilia, con la conseguenza che centinaia di persone, in seguito ai respingimenti differiti, sono state abbandonate senza assistenza”.

L’accoglienza. Nel 2015 il totale dei posti disponibili ha superato i 100 mila ma c’è stato un rallentamento rispetto al previsto ampliamento dello Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Come ricorda il Centro Astalli, infatti, alla scadenza dell’ultimo bando “è risultata insufficiente la risposta degli enti locali che preferiscono non impegnarsi su questo fronte per timore di perdere consensi, mentre sarebbe urgente abbandonare i meccanismi emergenziali e programmare un’accoglienza mirata per facilitare i l’integrazione”. Integrazione che rimane “ardua e fragile”, secondo l’associazione, “in particolare per i rifugiati più segnati dai traumi della fuga e del viaggio e per i nuclei familiari”. Nel 2015 sono cresciute le richieste di aiuto per gli affitti, in particolare da parte di famiglie con bambini. Ancora più faticoso è il percorso per le madri sole con uno o più minori a carico. “Le opportunità di formazione e tirocinio per gli ospiti dei centri di accoglienza, anche se possono fare la differenza per singole persone, restano ancora episodiche, in mancanza di un piano che veda l’impegno non occasionale di tutte le istituzioni competenti – si legge nel Rapporto – Per il 2016 l’auspicio è che si compiano passi avanti in questo senso”.

I vulnerabili. Le persone in situazioni di particolare fragilità, come le vitime di tortura, violenza o abusi sessuali, accolte dal Centro Astalli nel 2015 sono state 620. “Quasi tutte le donne seguite dal servizio di ginecologia (281 nel 2015) sono vittime di tortura, violenza di genere, abusi subiti nei Paesi di origine, durante il viaggio e anche a Roma, soprattutto se vivono in stabili occupati”, scrive l’associazione. Sono 171 le vittime di tortura che si sono sottoposte a una visita per il rilascio di certificato medio-legale da presentare alla Commissione territoriale: si tratta, in prevalenza, di uomini provenienti da Senegal, Mali e Costa d’Avorio. “Spesso il disagio di queste persone fatica a emergere nelle prime fasi dello sbarco ed eplode più tardi – spiegano dal Centro Astalli –: la risposta delle strutture preposte resta però insufficiente e sono paradossalmente i più vulnerabili che rischiano di rimanere tagliati fuori dall’assistenza e di non trovare risposte adeguate alla complessità dei loro bisogni. I servizi di bassa soglia, come la mensa, restano l’unico riferimento per queste persone a forte rischio di esclusione sociale”.

Progetti didattici. “Le esperienze positive che riguardano i rifugiati, come ad esempio l’accoglienza diffusa da parte della società civile e delle comunità religiose faticano a trovare attenzione in un racconto mediatico non sempre scevro da toni allarmistici e a volte xenofobi”. Nel 2015 il Centro Astalli ha continuato il suo servizio di promozione di un’informazione corretta e una maggiore consapevolezza e serenità rispetto a questi temi con un lavoro di sensibilizzazione e comunicazione. Sono più di 23 mila gli studenti coinvolti nei progetti didattici sul diritto d’asilo e sul dialogo interreligioso in 13 città italiane e sulle opportunità di incontro e approfondimento a Roma e nel Lazio. A maggio 2015 oltre 200 persone hanno partecipato a “Rifugiati. Diritti al cuore dell’Europa”, un corso in 3 incontri in cui si è parlato del ruolo dell’Ue e dei singoli Stati nell’affrontare la migrazione forzata.

“Un’accoglienza sempre più progettuale, nuovi percorsi di integrazione, la costruzione di una società realmente inclusiva sono le sfide di oggi e domani – si legge nel Rapporto – Da 35 anni il Centro Astalli cerca di incarnare la missione del Servizio dei Gesuiti per i rifugiati ovvero accompagnare, servire e difendere i diritti dei migranti forzati. L’esperienza condivisa con migliaia di rifugiati in questo percorso ci ha radicato nella convinzione che l’unica via praticabile sia farci forti della ricchezza delle differenze, in un dialogo convinto e sincero con tutti, superando le barriere del pregiudizio e della reciproca diffidenza”. (lp)

Fonte: Redattore Sociale

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