Il potere del gruppo: quando la narrazione e la condivisione creano una casa comune. Al termine del laboratorio ciascuno custodisce, da oggi e per sempre, anche le storie degli altri.

Quando mi è stato proposto di condurre un laboratorio di scrittura e narrazione con gli ospiti del Centro Diurno “Binario 95”, in Via Marsala, ho subito pensato che, se da un lato si trattava dell’imprevista opportunità di partire per un viaggio unico nel suo genere, oltre a rappresentare per me un privilegio quello di lavorare con adulti senza fissa dimora – alcuni dei quali miei coetanei – dalle storie complesse, talvolta misteriose e mai raccontate, dall’altro non sarebbe stato facile conquistare la loro fiducia: una persona ‘esterna’, sconosciuta e che per giunta intendeva stabilire un contatto attraverso la narrazione delle storie personali, ricordi, emozioni e frammenti di vita da condividere gli uni con gli altri (‘Ogni viaggio ha una destinazione segreta che il viaggiatore ignora’. M. Buber).

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Binario 95

Per fortuna la vita si adopera costantemente per spiazzarci. Fin dal primo incontro, infatti, è scattata una scintilla di reciproca simpatia, confidenza, sintonia, è stato un ri-conoscersi crescente, attraverso il breve viaggio che abbiamo intrapreso insieme, in una relazione dinamica: io con loro, loro con me e fra loro, indissolubilmente un gruppo direi da ‘quasi’ subito. (‘Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia’. Proverbio africano).

La presenza e la mediazione delicata ed intelligente delle operatrici, Sabrina e Valentina, e la grazia sorridente della volontaria Susanna, hanno fatto il resto, costruendo un’alchimia, credo, evidente a tutti noi, che ci ha consentito di mettere a nudo storie, ricordi, paure, speranze e di raccontare episodi, emozioni e sentimenti, senza vergogna, con interesse e partecipazione reciproca. Di fatto, il laboratorio ha rappresentato un’occasione di più autentica socializzazione anche per gli stessi ospiti del Centro, che pure trascorrono molte ore insieme.

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Momenti del laboratorio di narrazione

Aspettavamo il giovedì innanzitutto per ritrovare quell’atmosfera di scoperta ed ascolto vicendevole, che è stata un po’ la cifra di tutti i nostri incontri, per poi immergerci nelle tematiche proposte: la prima volta, ad esempio, ci si è focalizzati sui nomi ed i cognomi di ciascuno, proprio per partire dalle origini, dall’identità e dai paesi di provenienza (‘Mi chiamo Eva, che vuole dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome. Sono nata nell’ultima stanza di una casa buia e sono cresciuta fra mobili antichi, libri in latino e mummie, ma questo non mi ha resa malinconica, perché sono venuta al mondo con un soffio di foresta nella memoria’. Eva Luna, di Isabel Allende), passando poi per i ricordi familiari, le persone significative, le separazioni, la rabbia, la paura, il perdono, il sogno. “Qual è l’argomento di questa settimana?” mi chiedeva qualcuno ancora sulla porta.

Anche la visita guidata alla Mostra di Pasolini “Leggeri come stracci”, presso la Biblioteca Nazionale, ha rappresentato un momento forte di confronto col mondo esterno, un percorso fra le foto delle borgate romane ed i manoscritti dei romanzi pasoliniani, che ciascuno ha reinterpretato in base alla propria esperienza di vita. Ancora, l’utilizzo di spezzoni di film, la lettura di brani ed aforismi o gli stimoli creativi (‘come ci sentiamo oggi? raccontiamocelo con una canzone, un colore o un sapore’), hanno favorito lo scambio e la condivisione di storie e vissuti, come la scrittura sui quaderni personali che ciascuno ha ricevuto al primo incontro.

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Momenti del laboratorio di narrazione

Non sono mancati i momenti di stanchezza, umoralità, chiusura; alcuni ospiti sono saliti sulla barca e scesi a metà percorso, altri sono rimasti fino all’approdo: ci siamo rispettati a vicenda, le attese e gli spazi intermedi hanno prodotto frutti di incredibile bellezza e profondità umana. È questo il dono del lavoro di gruppo, del laboratorio narrativo: la ricerca di sé, della più autentica interiorità, ciascuno al punto in cui si trova, all’interno di una storia unica e irripetibile. Ogni settimana, alla stessa ora, abbiamo preso la nostra ‘dimora’ intorno a quel tavolo: non eravamo più operatori, formatori, ospiti, volontari, ma un solo insieme, la nostra casa sono stati i nostri racconti, scritti ed orali, a volte dolorosi, altre volte divertenti, ma sempre nostri.

Grazie a voi tutti, che avete avuto il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo insieme a me, alle operatrici di Binario ’95, alla volontaria Susanna; grazie ad Abdelaziz, Antonio, Aurel, Daniele, Kabanda, Marina, Massimo, Nadia, Rita, Roberto, Romolo, Samy, Tullio. Le vostre vite sono preziose, il nostro stare insieme ha generato tesori inestimabili. Una cosa è certa: saremo sempre presenti nel cuore e nella mente gli uni degli altri, non ci perderemo mai grazie alle immagini, parole, memorie scambiate e da custodire con cura. Ci basterà pensare ai ‘sogni pragmatici’, alla saggezza di Ulisse nel guardare al futuro, al lupo bianco ed al lupo nero che convivono in noi, o al sacco di patate, da trasportare o svuotare – che tanto ci fece ridere e riflettere – con l’idea che ci attende sempre un nuovo viaggio, con le parole del poeta Nazim Hikmet:“Il più bello dei mari/è quello che non navigammo<…> I più belli dei nostri giorni/non li abbiamo ancora vissuti”.

Elisabetta Colla
Esperta del laboratorio di narrazione del Binario 95