DOVE ABITI O DOVE VIVI?

Il prossimo 5 giugno si svolgeranno le elezioni amministrative per il rinnovo delle cariche in molti comuni italiani. Al voto, però, rischiano di essere escluse le persone senza dimora che, non avendo una casa, spesso, non hanno una residenza. Senza una residenza anagrafica si perdono gran parte dei diritti civili, e tra questi c’è il diritto di voto garantito dalla Costituzione italiana all’art. 48. Un articolo di Caterina Cortese, della Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora, ci spiega bene la legislazione.

Per un comune cittadino rispondere a questa domanda non fa la differenza. Per “Antonio” che vive da tre anni sotto il ponte tiburtino nel cuore di Roma o per “Maria” che faceva la badante a Padova e ha perso lavoro e casa sì!

La questione della residenza, quando è legata ad una abitazione, è una questione delicata e per niente scontata.

Vivendo in uno stato di diritto, il riferimento alla normativa di settore è inevitabile, soprattutto perché la residenza porta con sé un sistema di diritti e doveri su cui si basa l’organizzazione politica, sociale ed economica della nostra società e la sua coesione sociale (il diritto al voto, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il dovere contributivo, la partecipazione, la previdenza etc).

A questo proposito la fio.PSD ha dedicato un intero paragrafo al tema della residenza all’interno delle Linee di Indirizzo per il Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta in Italia (par. 2.2. pag. 45)

La questione della residenza si risolve nel riconoscimento di un diritto per ogni cittadino stabilmente presente in territorio comunale di iscriversi alle liste anagrafiche del Comune in cui si è reperibili (anche presso vie fittizie o altri tipi di alloggio) (Legge 1228/54; DPR 223/89; Codice Civile); nonché in un dovere da parte del Sindaco, in qualità di ufficiale di Governo,  di applicare, senza forzature o prassi lesive dei diritti dei cittadini (Circolare del Ministero degli Interni n. 8 del 29 maggio 1995) quanto previsto dalla legge nazionale di cui sopra.

Spetta quindi allo Stato sociale rafforzare questo circuito di diritti-doveri garantendo azioni di supporto, solidarietà percorsi di emancipazione delle persone con residenze riconosciute ma ancora fragili.

Caterina Cortese, fio.PSD
Formazione, Ricerca e Innovazione Sociale
www.fiopsd.org