Una mattinata di volontariato al Binario 95 per i ragazzi della classe III D Alfieri Lante della Rovere. Nelle loro parole, il racconto dei momenti vissuti con le persone senza dimora, ospiti del centro di accoglienza alla Staziona Termini: un incontro di due mondi, tante visioni, molte esperienze.


Nel corso di quest’anno la mia classe ed io abbiamo organizzato un lavoro di gruppo sulle periferie esistenziali e i problemi di tutto il mondo. Questo lavoro l’abbiamo incominciato poco dopo l’apertura del Giubileo straordinario “Misericordiae Vultus”. Con questo lavoro mi sono messo in gioco, per cercare di capire il più possibile, perché i problemi attuali sono una cosa che riguarda tutti noi.

Anche se io non sono cristiano, mi sono informato sul Giubileo e ho capito molte cose. Come che quest’ultimo è stato fatto perché il Papa vuole far capire alla gente che è sbagliato chiudersi nel proprio egoismo, ma bisogna aiutare il prossimo anche se diverso da noi, che sia cristiano o musulmano.

Io, che sono un grande egoista, con questo lavoro mi sono accorto che esistono anche altre persone che stanno peggio di me e che il mondo ha tante problematiche diverse dalle mie. Il mio gruppo rappresentava l’Europa e il problema che l’affligge più di tutti è l’immigrazione che io non consideravo minimamente prima di questo progetto.

Ma l’esperienza più straziante, ma anche più formativa, è stata quella di osservare il centro di accoglienza dei senza tetto Binario 95. La signora Sabrina, un’operatrice del centro, ci ha illustrato il centro di accoglienza, ma io non vedevo nulla che mi colpiva, i suoi discorsi erano interessanti, ma io non mi sentivo coinvolto in queste storie, finché non ci ha mostrato delle opere fatte con i giornali create proprio da queste persone in difficoltà e psicologicamente provate.

Queste opere d’arte, mi hanno emozionato perché in esse ho visto la felicità, la felicità di essere utile, di poter dare ed essere d’aiuto e di essere parte di un gruppo. Ho avuto conferma di tutto questo nel momento in cui abbiamo lavorato con i giornali insieme a loro.

Nel bel mezzo del lavoro, dalla porta  principale, è uscito un signore sulla sedia a rotelle, sulla cinquantina. Ci ha accolto con un sorriso malinconico, rabbioso ma anche felice. Negli occhi invece gli si vedeva dentro una vita intera, sofferta, piena di rabbia ma poi fortunatamente cambiata in modo migliore. Come lui, moltissime persone fanno il suo cammino, lui è uscito da quella vita con coraggio e con un po’ di fortuna.

È stata un’uscita di istruzione stupenda che fa conoscere una vita inimmaginabile che “TU” da cittadino di Roma non puoi nemmeno pensare. Bisogna capire di non essere gli unici, che prendere quattro alla verifica di matematica non è una disgrazia. Mi è rimasto qualcosa inciso nel cuore dopo tutto questo e lo porterò dentro per sempre.

Marco Ragnini

L‘ambiente mi ha fatto un’ottima impressione; accogliente, pulito, ordinato. Gli operatori sono veramente delle brave persone, molto disponibili e sensibili alle difficili situazioni da cui provengono gli ospiti. Ovviamente la struttura può garantire un tetto a un numero ridotto di persone, ma dei vestiti, un paio di scarpe o una bevanda calda non si nega a nessuno. Dopo aver ascoltato una breve introduzione da una delle operatrici, Sabrina, ci siamo cimentati in un laboratorio con gli ospiti, che si sono rivelati dei veri maestri. Invidio la loro abilità manuale!

Un ospite ci ha raccontato la sua storia e ci ha detto questa frase che mi ha colpito molto: “Io non posso dirvi cosa fare, ma posso dirvi cosa non fare”.

Gabriele Esposti

L’ospite che mi ha particolarmente colpito è stata Annamaria, una signora di mezz’età la quale ha pronunciato una frase con un significato molto  profondo e forte che ho sentito solamente dall’ex prigioniera di Auschwitz Liliana Segre: «L’indifferenza è il peccato più grande che l’uomo possa compiere».

Aldo Maria Piazza

In prima persona ho avuto l’occasione di vedere con i miei occhi e con il cuore le difficili situazioni che quotidianamente si verificano nella mia città, grazie all’esperienza di Binario 95. È un centro di accoglienza per persone senza fissa dimora, questo centro non si occupa solo di aiutare gli ospiti materialmente ma anche umanamente.

Ho potuto partecipare ad un laboratorio insieme agli ospiti del centro. Uno degli ospiti, ci ha raccontato la sua storia: qualche anno fa ha cercato di suicidarsi lasciandosi morire un cimitero di Padova, sono riusciti a salvarlo ma l’hanno dovuto operare ai piedi ed ora non può camminare ed è costretto a stare su una sedia a rotelle, non voleva essere aiutato da nessuno, neanche dai suoi figli, ma con la sua grande forza di volontà è riuscito a rialzarsi ed a prendere in mano la sua vita; la sua storia mi ha colpito molto, è incredibile come questi problemi sono vicini a noi, ma non ce ne accorgiamo.

Solo grazie all’esperienza di Binario 95 sono riuscita a comprendere una vita diversa dalla mia.

Lavinia Gallo