IL DISAGIO MENTALE: UN FESTIVAL PER RACCONTARLO

Condivisione, integrazione e abilità: sono queste le parole che caratterizzano il festival nazionale per cortometraggi “Corto…ma non troppo!!!” e il concorso  fotografico “Così come sei!” che si terranno il 3 e il 4 giugno nella piazza di Paliano (Fr).

Indetto dalla clinica di riabilitazione psichiatrica Johnny & Mary in collaborazione con il Comune di Paliano, il festival per cortometraggi, quest’anno giunto alla quarta edizione, nasce da un gruppo di persone che opera nel campo della riabilitazione psichiatrica per cercare di dar voce ai protagonisti del disagio mentale. Ospiti di strutture socio sanitarie dell’intera Italia che si incontrano, si conoscono e interagiscono tra loro.

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www.festivalcortomanontroppo.it

E quest’anno, al fianco dei cortometraggi, per la prima volta, anche le opere fotografiche, che potranno essere valutate dalla giuria. Entrambi nati per dare voce ai veri protagonisti del disagio mentale attraverso i cortometraggi e le fotografie da loro realizzati, in seguito è stata aperta la partecipazione al concorso a classi o gruppi di scuole superiori e ad autori privati che nei loro lavori cinematografici e fotografici trattano tematiche inerenti alla diversità sia essa dovuta a disagio psichico, fisico e sociale che di religione, di cultura, o stato sociale.

“Mi piace pensare all’evento  – afferma Beatrice Rufelli, riabilitatrice psichiatrica addetta all’organizzazione del festival – come una grande finestra, da cui i nostri ospiti possono uscire, muoversi tra le altre persone e mettersi in gioco; d’altro canto la stessa finestra permette agli altri di entrare in contatto con il disagio mentale, in maniera diretta, senza filtri mediatici, scavalcando lo stigma e le false ideazioni”.

Novità dell’edizione 2016 è, infatti, proprio l’abolizione delle categorie di partecipanti, pertanto non ci sarà la distinzione tra strutture socio-sanitarie, autori e scuole, tutti concorrono per lo stesso premio.

“Il festival – conclude Beatrice – pone i nostri pazienti in situazioni che differiscono dalla routine della vita comunitaria, venendo così stimolati e responsabilizzati, spinti quindi a dover dare il meglio di sé, richiamando quelle che sono le abilità della persona al di là della malattia, dimostrando così a noi terapeuti e a loro stessi che oltre la diagnosi psichiatrica ci sono delle persone che adeguatamente stimolate riescono a sentirsi valide e produttive”.

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