UNIVERSITÀ DEGLI HOMELESS: FILOSOFIA, MUSICA E ARTE PER LASCIARE LA STRADA

Ci sono corsi di storia e filosofia, di lingue straniere, di materie pratiche come chitarra e pittura. Ma anche lezioni specifiche che non si possono trovare altrove, tipo: “Come lasciare la strada e ricominciare a vivere”. Stiamo infatti parlando di un’università molto particolare, simile a quelle che in Italia vengono frequentate da pensionati, casalinghe, disoccupati ma rivolta ad un uditorio specifico, i senza dimora.  Questo progetto, di cui parla il giornale di strada Scarp de’ tenis, è stato avviato a Berlino nel 2012 su ispirazione di un modello già sperimentato a Graz, in Austria. Lo scopo – spiega l’ideatore Maik Eimertenbrink – “è risvegliare l’interesse per l’arte, la musica, la conoscenza, di persone che spesso sono demoralizzate e sfiduciate. In alcuni casi le lezioni sono riuscite a trasmettere la voglia di ripartire, frequentando un corso di formazione o rimettendosi in gioco nel mondo del lavoro”.

L’università dei senza dimora si appoggia alla Haus Schöneweide, un centro di residenza per alcolisti cronici, e si avvale di insegnanti volontari. Ma spesso sono gli stessi homeless a salire in cattedra. Molti di loro infatti, prima di finire in strada, facevano lavori o avevano esperienze che possono essere trasmesse. “C’è chi è stato falegname o guida turistica in Egitto – continua Eimertenbrink – e quindi insegna a lavorare il legno o racconta la storia delle piramidi”. A volte invece è stata proprio la strada la “maestra”. Come nel caso di Klaus, 57 anni, di cui dieci vissuti da homeless. Dal 2010 però è riuscito a rialzarsi e nel 2011 ha smesso con l’alcol. Ora vive in un monolocale, riceve il sussidio sociale e accompagna i turisti in giro per la città con il progetto querstadtein, la capitale tedesca vista dal basso. Il suo corso ha un importanza fondamentale perché insegna a sfuggire ai labirinti della strada e ricominciare a vivere.

Gestire la classe per gli insegnanti non è sempre facile e all’inizio regnava una certa anarchia. Ma ora tutti hanno imparato a rispettare il loro turno e il livello di discussione si è molto alzato, racconta la docente di filosofia Anke Schönebeck. “Alla fine con i senza dimora i ragionamenti filosofici sono molto più vicini alla realtà rispetto a quanto si discetta all’università”, dice.

 

Fonte: Redattore Sociale