A Roma il progetto Help Women’s Center è stato declinato in modo da tenere conto della realtà dei servizi sociali erogati alla stazione Termini, in particolare della rete che ha il suo fulcro nell’Help Center, gestito dalla Cooperativa Sociale Europe Consulting Onlus.

Il centro, attivo dal 2002 in locali concessi in comodato d’uso gratuito da Ferrovie dello Stato Italiane al binario 1 della stazione e finanziato da Roma Capitale, ha come mission l’orientamento delle persone senza dimora, o in condizione di marginalità sociale, verso i servizi della città. Per andare incontro a questo obiettivo, la Europe Consulting Onlus ha dato vita, a partire dal 2006, a Binario 95, un centro di accoglienza diurno e notturno poco lontano dall’Help Center, a via Marsala, per offrire alle persone in difficoltà uno spazio in cui poter essere accompagnate, con un progetto individuale, lungo un percorso di inclusione sociale che parte dal presupposto del distacco dalla stazione per riprendere il viaggio e abbandonare un’esistenza vissuta ai margini. L’azione di orientamento condotta dalla Europe Consulting Onlus si completa con la presenza di operatori specializzati presso l’Ufficio Immigrazione di Roma Capitale, altro punto nodale per la gestione del grande tema dei migranti, che costituiscono la grande maggioranza delle persone che cercano aiuto in stazione e che, soprattutto negli ultimissimi anni, contano molte donne che hanno subito e subiscono varie forme di violenza.

Del legame tra Help Center, Binario 95 e Ufficio Immigrazione si è tenuto conto durante la composizione dell’aula per la formazione, estendendola agli operatori dei tre servizi (10 in tutto, 6 uomini e 4 donne, proporzionalmente al genere delle risorse umane impiegate su queste attività). L’Help Center, infatti, è un punto di partenza, che lavora in strettissima connessione con le altre istituzioni sociali, in particolare quelle citate, dove l’accoglienza gender oriented si approfondisce e si sviluppa nell’elaborazione di una progettualità individuale.

Il lavoro dell’Help Center si basa appunto su colloqui di orientamento che non sempre danno agli operatori la possibilità di approfondire le questioni più delicate, che stanno dietro al bisogno espresso nell’immediatezza. Il collegamento con Binario 95 e con l’Ufficio Immigrazione, che offrono setting specificamente studiati per costruire una relazione più profonda con l’utente, è quindi fondamentale per far emergere da parte delle donne i vissuti più nascosti, che nei primi colloqui possono essere solo intuiti. D’altra parte, gli operatori dell’Help Center svolgono anche un’importante azione di outreach, di monitoraggio quotidiano dell’area di stazione e hanno dunque l’opportunità di avvicinare donne che vivono in strada e che non si rivolgono spontaneamente ai servizi sociali, ma che possono trovare in questa unità di strada, se opportunamente formati, degli interlocutori preparati a cogliere i segnali di problematiche di genere.

Con questa formazione allargata, si è quindi voluto creare un’equipe multidisciplinare di operatori i quali – potendo, secondo l’organizzazione del lavoro interna alla Europe Consulting Onlus, ruotare sui diversi servizi – sappiano applicare i principi e gli strumenti di un’accoglienza di genere alle funzioni specifiche in cui si trovano ad agire.

Vediamo ora nel dettaglio come è stato pianificato il corso. I moduli sono stati concentrati in quattro giornate di sei ore ciascuna. La scelta di somministrare il corso in maniera intensiva non dipende dalla natura dei contenuti, ma risponde piuttosto ad un’esigenza organizzativa interna, per minimizzare l’impatto del distacco degli operatori dai loro servizi.

La formazione è stata affidata alla Cooperativa Sociale BeFree, una realtà romana con una solida esperienza nel settore delle problematiche di genere, che ha strutturato il corso in modo da affrontare il tema da diversi punti di vista: dal quadro epistemologico agli aspetti giuridici, dalle modalità di accoglienza alle forme di violenza legate all’immigrazione, senza dimenticare il lavoro di rete, ormai una costante del metodo di intervento nei servizi sociali.

LA COOPERATIVA SOCIALE BEFREE
[www.befreecooperativa.org]

BeFree Cooperativa sociale contro tratta, violenza e discriminazioni nasce nel 2007 con la volontà di mettere al centro del proprio lavoro il tema della violenza contro le donne, della tratta di esseri umani e delle discriminazioni, partendo da due presupposti: che le vittime di questi reati non debbono essere espulse dal contesto delle persone “rispettabili”, ma coinvolte in modelli di accoglienza non giudicanti e orientati all’integrazione e che tutta la società debba essere coinvolta nella costruzione di relazioni rispettose, non potendosi nessuno sottrarre al valore civile di sentirsi coinvolto nelle problematiche altrui.

Per perseguire questo obiettivo, in quasi 10 anni di attività BeFree ha partecipato a molti bandi, ottenendo l’affidamento di vari servizi e realizzando molte attività di formazione, sensibilizzazione, comunicazione. Tra esse il Servizio Antiviolenza SOS DONNA H24 di Roma Capitale, lo sportello di consulenza socio legale e psicologica a favore di donne vittime di tratta trattenute nel CIE Ponte Galeria, lo Sportello Donna al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Camillo-Forlanini, lo Spazio Donna al quartiere San Basilio.

I CONTENUTI DELLA FORMAZIONE

I contenuti del corso di formazione a Roma sono stati suddivisi in quattro giornate, ciascuna delle quali dedicata ad una macroarea del tema dell’accoglienza gender oriented.

Durante il primo incontro, le formatrici della Cooperativa sociale Befree hanno introdotto la questione della violenza di genere in senso lato, descrivendo tutte le diverse dimensioni interessate che non si limitano all’attacco fisico in senso stretto, ma comprendono anche abusi sessuali, violenza psicologica ed economica. Sono stati presentati gli atteggiamenti abituali che si associano a queste forme di maltrattamento, gli indicatori di pericolo e gli elementi che portano al rischio di recidiva.

Alla descrizione delle diverse forme di violenza è stata affiancata la presentazione del quadro normativo nazionale che disciplina diritti e doveri, reati e sanzioni legati alla violenza di genere. Le formatrici hanno diviso la trattazione in due moduli, dedicati rispettivamente al diritto civile e al diritto penale. Nel primo modulo sono stati trattati i procedimenti di separazione e divorzio nei casi di violenza intrafamiliare; le misure contro la violenza nelle relazioni familiari; le rispettive competenze del Tribunale civile e del Tribunale per i minorenni e, circa le misure di accompagnamento alle vittime, le modalità d’incontro della donna con i servizi sociali, gli incontri protetti e le consulenze tecniche d’ufficio. Nel secondo modulo, quello penale, si è invece scesi nel dettaglio della fattispecie dei reati sessuali, i maltrattamenti verso familiari e conviventi e gli atti persecutori, per esaminare poi il tema della procedibilità dei reati, la distinzione tra i delitti perseguibili a querela e quelli d’ufficio e le relative misure cautelari. Un focus finale è stato dedicato alle nuove misure della cosiddetta legge sul femminicidio, la L. 119/2013.

Al tema della presa in carico delle donne vittime di violenza è stata dedicata la seconda giornata, durante la quale le formatrici hanno analizzato con gli operatori e le operatrici la metodologia dell’accoglienza. Oltre a trattare le questioni relative alle dinamiche della violenza, ai meccanismi di sottomissione, agli indicatori della violenza subita e ai suoi effetti sulle donne, si è dato ampio spazio alla strutturazione del colloquio, che è poi l’elemento chiave dell’azione dell’Help Center: il momento fondamentale in cui è possibile trasmettere alla donna quel senso di fiducia che le consentirà di affidarsi al servizio per l’avvio della presa in carico. In particolare, è stato approfondito l’approccio collaborativo, rispetto a quello cosiddetto tradizionale, che si basa su un sistema di alleanze mutualmente benefiche, costruite sulla fiducia e sul rispetto reciproco, il cui obiettivo è produrre conoscenze utili. Si è insistito molto anche sul concetto di empowerment, che si concentra sulle potenzialità, invece che sui deficit, stimolando le persone marginalizzate – in questo caso le vittime – ad avere voce nel processo di intervento che le riguarda. Questi elementi sono utili per costruire un colloquio che tenga conto dello stato psico-fisiologico della donna vittima di violenza, delle sue reazioni alle domande che le vengono poste e all’offerta di aiuto e dei suoi limiti nel comunicare. Un approccio relazionale strutturato è stato indicato come la sintesi degli elementi trattati, che gli operatori e le operatrici hanno poi testato attraverso esercizi di simulazione di accoglienza, ascolto e aiuto.

Il terzo incontro è stato dedicato interamente al fenomeno migratorio e alla tratta degli esseri umani, partendo da un’analisi sociopolitica della globalizzazione e dell’immigrazione in un’ottica post-coloniale. Si sono distinte le varie categorie di migranti, da quelli economici ai rifugiati politici, analizzando caso per caso i dispositivi di accoglienza specifici, le forme di protezione sussidiaria, il funzionamento del circuito SPRAR.

Ampio spazio è stato dato al tema della tratta, con una attenta disamina del quadro normativo internazionale, da sistema delle Nazioni Unite a quello dell’Unione Europea, fino alla legislazione nazionale. Si è poi andati oltre nell’illustrare l’approccio con le vittime, analizzando anche i maggiori rischi per l’operatore o l’operatrice che svolge il colloquio: il trauma secondario, l’identificazione con la vittima, l’assuefazione al dolore.

L’ultima giornata è stata incentrata sulla rete di intervento che consente una presa in carico quanto più efficace della donna vittima di violenza che si può presentare all’Help Center. Le formatrici hanno anzitutto illustrato alcune tecniche per la costruzione di sinergie, per poi entrare nel dettaglio dei soggetti che si occupano istituzionalmente di tematiche di genere: i Centri antiviolenza, le organizzazioni anti tratta, la Sala Operativa Sociale di Roma Capitale (di cui l’Help Center della stazione Termini è un presidio fisso), il circuito SPRAR e le Forze dell’Ordine.

L’esperienza formativa ha contribuito a delineare un quadro conoscitivo esaustivo riguardo un fenomeno piuttosto complesso, tenuto conto della specificità dell’Help Center di stazione come polo sociale di prossimità e puntando molto sulla sua funzione di orientamento e di raccordo con la rete dei servizi dedicati.

 

IMPATTO E RISULTATI

Per determinare il gradimento del corso e l’impatto sul lavoro quotidiano delle operatrici e degli operatori dell’Help Center di Roma Termini, del Binario 95 e dell’Ufficio Immigrazione che hanno partecipato alla formazione, si è scelto di utilizzare un questionario anonimo di valutazione, che è stato somministrato dopo due mesi dalla fine del corso, soprattutto per far emergere le ricadute sull’approccio nei confronti dell’utenza di sesso femminile. Il questionario era composto da alcune domande chiuse, cui i/le partecipanti potevano rispondere indicando un punteggio da 0 (molto negativo) a 5 (molto positivo), e da altre domande aperte, da cui sono emersi alcuni elementi che sono stati approfonditi in due interviste campione.

Alla prima domanda sull’impressione generale suscitata dal corso, i/le partecipanti hanno risposto all’unanimità con un giudizio positivo (4/5), che trova un parallelo nella richiesta circa l’opportunità di consigliare questo tipo di formazione alle operatrici e agli operatori degli altri Help Center e, in generale, di servizi di prossimità rivolti alla marginalità estrema, che ha ottenuto lo stesso punteggio.

Molto positivo anche il giudizio sulla preparazione delle docenti, nella fattispecie le formatrici della Cooperativa Sociale Befree, cui è stato attribuito in media il punteggio di 4.5/5.

Per quanto riguarda gli aspetti relativi al livello di approfondimento dei contenuti e alla loro somministrazione, la media delle risposte mostra un consenso generale (3.9/5), con un leggero calo rispetto al primo tema, a dimostrazione del fatto che, come esplicitato nelle domande aperte, alcuni argomenti avrebbero meritato maggiore spazio. Soprattutto la questione della tratta, infatti, in particolare quella che riguarda le donne africane, ricorre in quasi tutti i questionari come area da approfondire ulteriormente. Certamente il fatto che tra i/le partecipanti al corso ci siano anche le operatrici e gli operatori dell’Ufficio Immigrazione, dove le donne vittime di tratta sono numerose, può avere influito su questo punto, che assume un particolare rilievo anche nelle attività degli Help Center, in special modo in quelli del Sud, più esposti all’accoglienza di migranti in transito.

Leggermente inferiore (3.6/5) il livello di applicazione delle competenze acquisite nel lavoro quotidiano. Per spiegare questo dato, giova ricordare la situazione particolare che ha vissuto l’Help Center del binario 1 di Roma Termini nel periodo trascorso dalla fine del corso, in aprile, al mese di giugno, quando è stata condotta la valutazione. Le nuove misure di sicurezza messe in atto alla stazione Termini, con la conseguente chiusura dell’accesso ai binari alle persone sprovviste di biglietto, hanno determinato una riduzione degli utenti dello sportello di orientamento sociale. L’Help Center, infatti, si è spostato dall’inizio di giugno in nuovi locali esterni al perimetro dell’accesso limitato, ma i numeri dell’utenza non sono stati tali da poter mettere in pratica in maniera statisticamente rilevante le conoscenze acquisite.

 

ESPERIENZE

Giulia, operatrice dell’Ufficio Immigrazione

Qual è la tua impressione generale sul corso?

Molto molto buona, direi, sia per l’interesse dei contenuti che per la professionalità delle formatrici di Befree, che già conoscevo. Credo che sia stata molto utile la loro visione del tema dell’accoglienza di genere, sempre lucida ed approfondita e mai estrema.

Cosa pensi dei contenuti e delle modalità con cui vi sono stati trasmessi?

I contenuti sono stati trattati in maniera coerente e con le giuste modalità, alternando lezioni frontali, indispensabili ad esempio per le questioni legislative, a momenti di discussione, scambi e giochi di ruolo, che ho particolarmente apprezzato.

Ti è servito il corso nel tuo lavoro quotidiano?

Per il nostro lavoro all’Ufficio Immigrazione questi temi sono fondamentali. Personalmente avevo già approfondito la questione e il corso per me è stata una conferma di quanto sia utile essere preparati per l’accoglienza in un’ottica di genere.

Hai cambiato il tuo approccio verso le utenti donne?

Direi che il corso abbia affinato un meccanismo che era già stato impostato. Soprattutto per quanto riguarda le donne vittime di tratta, credo di avere rafforzato il mio bagaglio di competenze, sia dal punto di vista normativo che comportamentale.

 


Pietro, operatore dell’Help Center

Qual è la tua impressione generale sul corso?

L’impressione è molto positiva, soprattutto per la competenza delle formatrici e la loro ottima capacità di coinvolgere noi partecipanti.

Cosa pensi dei contenuti e delle modalità con cui vi sono stati trasmessi?

Avrei forse voluto approfondire un po’ di più, magari a discapito della parte legislativa, l’aspetto della rete per la presa in carico, che è, per il nostro lavoro all’Help Center, quello più significativo. Ho trovato le modalità formative sempre adeguate al tipo di contenuto.

Ti è servito il corso nel tuo lavoro quotidiano?

Da quando abbiamo finito il corso, all’Help Center non si sono presentati casi di rilievo dal punto di vista dell’accoglienza di genere.

Hai cambiato il tuo approccio verso le utenti donne?

Soprattutto ho potuto riconsiderare, alla luce delle competenze che abbiamo acquisito, alcuni atteggiamenti o affermazioni di utenti donne, sulle quali ero passato un po’ inconsapevolmente. Mi sono reso conto, ad esempio, che si ripropongono alcune storie ricorrenti, quasi come un copione già scritto, che hanno in sé un significato sottaciuto e che sono probabilmente delle “lezioni” fatte imparare alle donne, principalmente alle prostitute africane, dai loro aguzzini per non dire la verità sulla loro condizione.

 

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