Sin dalla sua creazione, l’Osservatorio sul disagio e la solidarietà nelle stazioni si è posto l’obiettivo di accrescere le competenze delle operatrici e degli operatori degli Help Center della rete, organizzando seminari e incontri su tematiche specifiche, riguardanti o determinate categorie di utenza, o particolari modalità di intervento. Con il progetto Help Women’s Center è stato fatto un salto di qualità, passando da occasioni episodiche di formazione ad un livello molto più strutturato, di cui si possono mettere in evidenza alcuni elementi di rilievo.

Anzitutto il coinvolgimento di Ferrovie dello Stato Italiane, che sta all’origine della partnership con WeWorld e che ha permesso lo sviluppo del progetto. Il Gruppo FS, come ha sottolineato Fabrizio Torella nella sua introduzione, ha mostrato negli anni grande attenzione alle questioni di genere. In questo caso, però, è forse di maggior rilievo l’aver creato e favorito un’opportunità di crescita per gli Help Center, in via sperimentale, ma con la prospettiva di continuare su questo sentiero, che è ancora una volta la dimostrazione del commitment di questa grande impresa pubblica nei confronti dei cittadini più deboli, attraverso la valorizzazione dei servizi sociali di stazione.

Per quanto riguarda le ricadute positive proprio sui servizi, è stato detto come non sia stato facile, nel breve intervallo che ha separato la fine del percorso di formazione dal bilancio che questa pubblicazione ha l’ambizione di farne, misurare quanto sia aumentata la capacità degli Help Center di Roma Termini e di Napoli Centrale di accogliere donne in difficoltà perché hanno subito qualche forma di violenza. Ci siamo interrogati e confrontati con le operatrici e gli operatori che hanno partecipato al progetto e quello che emerge è una rinnovata consapevolezza sia delle modalità di approccio, che della possibilità di attivare una rete di soggetti preposti alla presa in carico delle vittime di violenza, utilizzando codici di comunicazione condivisi e, per così dire, interiorizzati nelle modalità di gestione dei servizi in stazione. Si sono verificati alcuni casi in cui gli operatori e le operatrici hanno messo in pratica le competenze acquisite durante il corso: nel solo caso dell’Help Center di Roma Termini, ad esempio, si potrebbe citare un intervento concertato con la Cooperativa sociale Befree, da cui provengono le formatrici. Il caso riguarda una donna nigeriana, giunta in Italia a gennaio di quest’anno e subito catturata dagli stessi trafficanti che le avevano organizzato il viaggio per costringerla a prostituirsi. Dopo qualche settimana di questa vita, la donna è riuscita a scappare e, grazie all’aiuto di una connazionale, si è rivolta all’Help Center, da dove è partito un intervento che ha coinvolto sia Befree che la Sala Operativa Sociale di Roma Capitale, provvedendo ad un posto di accoglienza in emergenza. Un classico intervento di rete, come ne sono avvenuti anche a Napoli, dove proprio il consolidamento dei rapporti tra i vari soggetti che possono concorrere alla presa in carico è stato uno dei risultati non esplicitamente previsti, ma di grande importanza per l’efficacia dell’aiuto che si può offrire tanto alle donne vittime di violenza, quanto a tutte le altre tipologie di utenti degli sportelli di stazione. Alimentare la sinergia tra i servizi cittadini è una delle raccomandazioni contenute nelle Linee di indirizzo per il contrasto della grave emarginazione adulta, emanate di recente dal Ministero del Lavoro, alle quali anche i centri della rete ONDS fanno riferimento.

Un altro caso interessante è l’intervento nei confronti di una giovane donna immigrata, programmato dagli Help Center di Reggio Calabria e di Roma. Il passaggio per Roma della ragazza, diretta verso un centro di accoglienza protetta, è stato assistito dagli operatori e dalle operatrici che hanno partecipato alla formazione e che hanno messo in pratica le tecniche di approccio apprese durante il corso.

Questo piccolo episodio mostra il valore aggiunto che l’estensione del progetto Help Women’s Center ad altri centri della rete ONDS avrebbe sulla qualità dell’accoglienza in un’ottica di genere, esigenza ormai comune in tutto il Paese, anche se al Sud, per via delle continue ondate migratorie, assume un’urgenza particolare per le donne vittime di tratta.

L’auspicio, dunque, è che questo progetto possa continuare ed estendersi agli Help Center esistenti e a quelli di cui, con Ferrovie dello Stato, si sta valutando l’apertura.

C’è un’ultima questione su cui è interessante spendere qualche parola e che riguarda direttamente la figura dell’operatore e dell’operatrice sociale di stazione.

Dopo oltre dieci anni di attività, il nostro Osservatorio si trova oggi a riflettere non solo sulle caratteristiche del disagio, ma anche su questo profilo professionale: un ruolo che non gode oggi di un riconoscimento formalizzato, ma che unisce, oltre agli skill propri delle varie professioni sociali a cui appartengono, nella stragrande maggioranza dei casi, le persone che lavorano negli Help Center (psicologi, sociologi, assistenti sociali, antropologi, educatori professionali, etc.), alcune competenze specifiche di un contesto complesso come la stazione. I tempi sembrano maturi per identificare con attenzione i tratti del “mestiere” di operatore e operatrice sociale di stazione, che si delineano anche attraverso strumenti come il progetto Help Women’s Center, che contribuisce non solo all’empowerment del personale dei centri ONDS, ma anche ad individuarne ad un tempo competenze e bisogni formativi. Se la riflessione su questo profilo professionale dovesse concretizzarsi in un percorso avviato alla sua formalizzazione, potremmo dire che il progetto promosso con WeWorld ha contribuito a consolidare la tematica dell’accoglienza di genere, che è una delle competenze oggi necessarie per i servizi sociali di stazione.

 

Autore: Alessandro Radicchi – Direttore ONDS

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