Se il 2016 verrà ricordato per le numerose morti di artisti famosissimi, David Bowie e George Michael alfa e omega di una lunga lista, il 2017 inizia portandosi via tre grandi professori ultraottuagenari: Giovanni Garbini, il maggiore dei semitisti italiani; Tullio De Mauro, linguista; Zygmunt Bauman, il grande sociologo polacco, il primo ad accorgersi del cambio radicale che aveva reso la nostra società liquida.

Non è Shaker la sede per parlare dei primi due, anche se bisognerebbe leggere Garbini per capire qualcosa in più di quel mondo oscuro, il Medio Oriente, da cui oggi siamo disorientati, perché non ne conosciamo più nulla, dimenticando anche come abbia prodotto culture che sono state fondamentali, in senso etimologico, per la nostra.

Anche De Mauro bisognerebbe leggere, per riflettere su tutto quello che il nostro sistema scolastico ha buttato via della suddetta cultura, contribuendo – e qui veniamo a Bauman – alla produzione di questa società liquida, dove l’homo sapiens sapiens è diventato homo consumens. Ovvero, l’uomo esiste, è accettato socialmente e accetta se stesso solo come consumatore e, quando non può consumare, diventa un rifiuto. Ogni volta che passo di fronte alla vetrina di un supermercato di Via Marsala, a Roma, che espone, invece di frutta e verdura, alcolici a basso prezzo, perché lì di fronte trascorrono il tempo tanti senza dimora alcolizzati, quindi potenziali clienti, penso a Bauman e a quanto siano vere le sue parole.

La sua lucida capacità di indagare e definire la società contemporanea, pur nelle contraddizioni di alcuni paradossi irrisolti, mancheranno molto a chi crede che gli intellettuali, alla fine, non siano del tutto inutili.