Nella rubrica Dalla mia Finestra, ci siamo spesso occupati dei diritti delle madri e dei loro bambini, in carcere per scontare una pena. Lo abbiamo fatto raccogliendo informazioni, opinioni e fatti grazie ad una collaborazione con l’Associazione A Roma Insieme – Leda Colombini. Finalmente, oggi, possiamo dare una notizia che, oltre ad essere la storia di un diritto conquistato, è un grande passo in avanti per la nostra società.


È stata inaugurata ieri, a Roma, La Casa di Leda, la prima Casa Famiglia Protetta, destinata ad accogliere detenute madri con i loro bambini.

Alla presenza del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, del capo di Gabinetto Elisabetta Cesqui, del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Santi Consolo, del capo del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità Gemma Tuccillo, del Sindaco di Roma Virginia Raggi, del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute Daniela de Robert, e dei suoi omologhi per il Comune di Roma Gabriella Stramaccioni, e per la Regione Lazio, Stefano Anastasia, del già presidente di Poste Italiane Luisa Todini, del rappresentante del Consiglio di Amministrazione di Poste Italiane Roberto Rao, e del responsabile della struttura Lillo di Mauro, in rappresentanza dell’Associazione A Roma Insieme-Leda Colombini, l’immobile, una bella e grande villa nel quartiere Eur, sequestrato alla criminalità organizzata, è stato finalmente consegnato alla funzione sociale attribuitagli, ricongiungere cioè, fuori dal carcere, le detenute madri, che già accedano alle misure domiciliari, ai loro figli minori, per ricostruire una relazione di cura e sostegno.

Il percorso per arrivare all’inaugurazione di oggi, è partito da una delibera capitolina con la quale, in virtù dell’articolo 4 della legge 62/2011 che attribuisce agli enti locali la competenza, il Comune ha manifestato l’interesse ad assegnare l’immobile in comodato d’uso gratuito, perché fosse adibito a casa famiglia per genitori provenienti dalla detenzione, con figli minori. Successivamente, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, il Comune di Roma e la Fondazione Poste Insieme Onlus hanno sottoscritto un Protocollo di Intesa per l’avvio del progetto La Casa di Leda (dalla sua ispiratrice Leda Colombini, fondatrice dell’Associazione A Roma). Viene quindi avviata la ristrutturazione dell’immobile, che vede all’opera anche un gruppo di detenuti dell’istituto penitenziario di Rebibbia, con fondi messi a disposizione dalla Fondazione Poste; Ikea provvede agli arredi, mentre il Comune di Roma si impegna a coprire i costi delle utenze.

Nel luglio 2016 il bene viene assegnato alla Cooperativa Cecilia, capofila del progetto, di cui fanno parte l’Associazione Roma Insieme-Leda Colombini, la Cooperativa Pronto intervento disagio sociale e l’Associazione Ain Karim. Nel marzo del 2017 fanno il loro ingresso le prime due detenute, provenienti dall’Istituto femminile di Rebibbia e, ad oggi, le detenute sono quattro, due di origine balcanica, una egiziana e una italiana, con i loro quattro bambini.

“La Casa di Leda è una doppia restituzione alla società, una villa sequestrata alla mafia diventa spazio di speranza per figli di detenute” così il Ministro della giustizia Andrea Orlando che, dopo aver ricordato Leda Colombini che “sarebbe oggi felice di questa importante inaugurazione e, sicuramente, ci spronerebbe a non fermarci”, ha sintetizzato le “tre ragioni per cui questo progetto è giusto. Innanzitutto, un bambino che cresce in carcere è un potenziale delinquente, proprio come un carcere che non funziona produce recidiva, quindi insicurezza. Poi, c’è una ragione giuridica: un bimbo dietro le sbarre è un recluso senza sentenza, una cosa che non possiamo accettare. La terza ragione per cui questo progetto è giusto, è che non ci dobbiamo rassegnare al fatto che dietro una nascita ci sia racchiuso tutto il suo destino. Immaginiamo l’imbarazzo di raccontare questa esperienza ai compagni di scuola, ai colleghi di lavoro”.

Garante detenuti del Lazio in visita alla “Casa di Leda”

Anastasia partecipa all’inaugurazione, con Ministro Orlando e Sindaca Raggi, della struttura protetta per mamme detenute con figli da zero a tre anni. Questo pomeriggio il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, partecipa all’inaugurazione, da parte del Ministro della Giustizia Andrea Orlando e alla presenza della Sindaca Virginia Raggi, della Casa di Leda, la struttura protetta per mamme detenute con figli da zero a tre anni aperta a Roma a fine marzo.

Il centro, che sorge nel quartiere romano dell’Eur all’interno di un edificio confiscato alla criminalità organizzata, ospita attualmente quattro mamme – di cui tre straniere – e quattro bambini. Si tratta di detenute provenienti dal reparto femminile del carcere di Rebibbia, unico istituto penitenziario del Lazio a essere dotato di un nido. Per ciascuna delle detenute che risiedono all’interno del centro viene elaborato un progetto educativo individuale, sotto il coordinamento tecnico di uno psicoterapeuta, mentre per i bambini è prevista l’iscrizione al nido o alla scuola materna e l’assegnazione del pediatra. La struttura – primo progetto in Italia a dare concreta attuazione alla legge 62 del 2011 in materia di valorizzazione del rapporto tra detenuti madri e figli minori – è dedicata alla memoria di Leda Colombini e delle sue battaglie in difesa dei diritti dei bambini costretti dalla nascita a vivere in carcere.

“L’apertura della Casa di Leda” – commenta il Garante Stefano Anastasia – è una notizia che ho accolto con grande soddisfazione. Si tratta certamente di una prima risposta al problema della impropria detenzione di bambini e bambine all’interno delle istituzioni penitenziarie, una soluzione che assicura loro condizioni di vita più adeguate ad un sano e naturale sviluppo psico-fisico. Poi, per le madri, la struttura romana rappresenta uno strumento importante per sostenerne il percorso di reinserimento, grazie alla possibilità di esercitare a pieno la funzione genitoriale”. Anastasia sottolinea ancora che il progetto legato all’apertura della Casa di Leda “merita di essere ulteriormente valorizzato proprio nell’ottica di garantire un vero e completo rapporto genitoriale e di permettere ai bambini di crescere in spazi senza sbarre.

È necessario quindi sostenere l’azione della magistratura e degli operatori penitenziari affinché si scelga con fiducia e giusto coraggio questa strada alternativa al carcere per le madri di figli piccoli o piccolissimi. Alla Regione e agli enti locali la responsabilità di individuare ulteriori strutture che, sull’esempio della Casa di Leda, possano effettivamente svuotare il nido di Rebibbia”.

Fonte: Ristretti Orizzonti