FARE GIUSTIZIA

Dirigente politiche Economiche e di Sviluppo del Comune di Roma

di  Luca Lo Bianco

“Fare giustizia”, “vogliamo giustizia”; quante volte si sono ascoltate queste affermazioni? Frasi di circostanza che a volte sottendono un altro significato, laddove giustizia equivale a vendetta, ma, soprattutto, si tratta di affermazioni che intervengono quando un torto è già stato fatto, un diritto è stato leso, anche quando esprimono il significato più autentico di giustizia. Certo si può e si fa giustizia nelle aule dei tribunali, la si fa reprimendo il crimine, anche se, quando ciò avviene, è un intervento a posteriori. Servono, allora, la prevenzione, la dissuasione affidata alle forze dell’ordine. Servono, ma non bastano e soprattutto la giustizia non può affidarsi solo alla paura, al timore della punizione. Infatti, non è una società giusta quella dove non vengono commessi reati, vanto di molte dittature. Vi è giustizia nel momento in cui vi è rispetto dei diritti di tutti. Quando il dispiegarsi e il compenetrasi dei diritti di ciascuno dentro un interesse collettivo rende la società libera, democratica, aperta. Dove la lesione del diritto di qualcuno o di una minoranza è avvertita come una ferita per tutti. Ecco perché la giustizia è movimento, è cosa viva e vitale e vuole rimuovere le disuguaglianze, offrire pari opportunità. Per questo non vi è luogo o ambito che le sia sconosciuto: casa, strada, famiglia, società, lavoro, ambiti e luoghi di vita interdipendenti nei quali la giustizia entra senza bussare, perché non può rimanerne fuori. Per questo non vi è nessuno che ne sia al disopra. Per questo, la giustizia odia l’indifferenza.

 

articolo pubblicato sul numero 4  di Dicembre   2007


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