DIRITTO DI VOTO
di
Carlo Mazzioli
Premetto che non credo che il diritto al voto possa cambiare qualcosa. O meglio serve a cambiare i governi, ma nella sostanza le cose rimangono sempre uguali, detto da uno che ha 60 anni e di governi ne ha visti tanti. La prima domanda che mi faccio: l’Italia è un paese costituzionale? La Costituzione infatti prevede un diritto alla casa, al lavoro, alla sanità, alla giustizia. Soprattutto dice che lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che impediscono di applicare questi diritti. Di fatto la burocrazia e l’amministrazione dello Stato ostacolano l’adempimento di questo diritto, anche perché al loro interno hanno leggi e leggine che si contraddicono tra di loro. Una pratica, un processo possono rimanere aperti per decenni. Di fatto questa incostituzionalità coinvolge anche i privati che approfittano di questa situazione, infilandosi nelle pieghe dei cavilli giudiziari a loro esclusivo vantaggio.
Una volta eletti, i nostri rappresentanti politici non sono in grado di realizzare quello che promettono, dato che devono rendere conto a giochi di potere, di partito. E anche quando le leggi vengono fatte ci mettono tempi lunghissimi, per essere poi male applicate. Possiamo dire che il sistema politico e burocratico è fuori dalla realtà sostanziale del paese, dai suoi problemi quotidiani; anche perché pensa ai grandi problemi, senza occuparsene. I senza fissa dimora hanno il diritto al voto come tutti gli altri. Se non votano, secondo me, è per sfiducia verso il sistema che tende più a
perseguitare che ad agevolare. E perchè hanno più seri problemi giornalieri di sopravvivenza a cui pensare e cercare in qualche modo di arginare.
articolo pubblicato sul numero 5 di Aprile 2008
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