BINARIO 95 INTERNATIONAL!

di  Flavia Alaggio

Al Binario 95 il mercoledì è sempre un giorno particolare: è il giorno dei colloqui, del laboratorio di cucina per cui si va a fare la spesa, si prepara il pranzo, si risistema il centro, oltre che un giorno, come tutti, in cui si portano avanti le attività quotidiane della struttura. Ma il 26 marzo 2008 è stato un giorno “particolarmente particolare”.

Abbiamo avuto il piacere di accogliere un amico straniero, Andrew Dunnett, direttore della Vodafone Group Foundation. Una circostanza veramente gradita e importante per il Centro Diurno e per tutta la nostra Cooperativa, onorata dall’essere stata scelta, tra i progetti sostenuti dalla Fondazione Vodafone Italia a Roma. Fare gli onori di casa in queste occasioni è sempre un po’ faticoso, c’è la voglia di fare bella figura, di mostrarsi al meglio delle proprie condizioni per non parlare delle difficoltà della lingua! Si sa, comunicare in una lingua diversa vuol dire avere meno parole a disposizione, che si traduce in maggiore fatica nel farsi conoscere. A mitigare questa difficoltà hanno provveduto due ospiti del centro che si sono presi in carico la responsabilità di fare da guide in questo breve viaggio lungo il Binario 95. L’esistenza di una “barriera linguistica”, tuttavia, ha suscitato una riflessione a più livelli sui problemi sociali e sul rischio di povertà. Infatti, in un’epoca in cui le questioni economiche condizionano ogni dimensione di vita, senza preclusioni di nazionalità, il problema della marginalità sociale e i progetti di sostegno a persone in stato di difficoltà, sono una questione che sconfina dal contesto locale. Il respiro internazionale di questa visita da parte di una fondazione che sostiene progetti in varie aree sociali problematiche, potrebbe infatti, generare nuovi spunti per sviluppare strategie comuni più efficaci e condivise per intervenire su un problema che è innegabilmente globale. Inoltre l’esistenza di questa barriera linguistica ha permesso di mettere in luce una caratteristica peculiare della nostra struttura. Credo, infatti, che i nostri visitatori abbiano avuto occasione di fare esperienza di una realtà quotidiana del centro: quella della comunicazione che deve superare le barriere linguistiche, per lasciare spazio ad un dialogo che non si realizza solo attraverso l’uso della parola. Una “conversazione”, questa, che svela l’anima del contesto, attraverso le foto appese al muro, i dipinti fatti dagli ospiti ed esposti in bella vista, gli utensili del pranzo messi sul tavolo ad asciugare o il timer rosso poggiato vicino al computer a disposizione degli ospiti del centro. Un’anima difficile da svelare, se non si ha l’opportunità di vedere con i propri occhi, di vivere, da utente, lavoratore o visitatore non importa, quella complessità generata da rapporti umani eterogenei, figli di una realtà moderna altrettanto complessa. Ed allora speriamo che questa visita sia stata davvero un’occasione importante per gettare un seme e porre le basi per studiare e sviluppare assieme nuove idee e nuove strategie di intervento per problemi come quelli della povertà e delle nuove difficoltà sociali. E siamo certi invece che quest’occasione di incontro abbia comunque messo in luce le innegabili risorse che si mettono in campo in un contesto dove non è importante solo il “linguaggio formale”, ma anche la volontà e la scelta di dare voce a “conversazioni” più profonde che si trasmettono attraverso il valore simbolico restituito ad ogni singolo oggetto, ad ogni singolo momento, ad ogni singola parola.

articolo pubblicato sul numero 5  di Aprile   2008


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