RACCONTO DI VITA IN PRIMA PERSONA
di
Lucien Mendoca
Iniziato un sogno a quattro anni di età, in una piccola fattoria di campagna del terzo mondo nasce un bambino(a) pieno(a) di voglia di vivere e crescere nel mondo.
Dopo un brutto periodo in ospedale viene la tempesta che ha costretto la sua famiglia ad andarsene dalla campagna e lasciare tutte le cose che al bambino(a) piacevano, gli animali le piante con cui giocava al rientro dalla scuola.
Dopo ci fu il trasferimento in una provincia sconosciuta dove ballò per la prima volta con sua sorella all’asilo nido. E lì dopo l’applauso e le urla della platea fiorisce il desiderio di diventare una star, come la sua maestra Lenira Borge che era una star internazionale. Dopo tanti anni di studi e lavoro duro vince diversi premi nazionali e l’opportunità di lavorare all’estero.
Realizza il sogno di studiare a teatro come allievo(a) tirocinante alla Scala, dopo un anno viene a Roma all’Associazione Italiana A.I.D. compiendo il corso di avviamento professionale e ingresso al mondo televisivo e teatrale, però... arriva un’altra volta la tempesta. La società che lo costringe a vendere il corpo, massacrandolo psicologicamente, a rifugiarsi nella malavita disorganizzata. Non vorrei offendere nessuno, nemmeno incriminare, ma io l’ho vissuto in prima persona, se Almodovar mi conoscesse vorrebbe fare una biografia della mia vita, vincerebbe sicuramente un Oscar per la sceneggiatura. Poi ho dei momenti di allegria, di felicità altri di dolore psichico e fisico, tortura mentale ed emozionale. Bene questo è un piccolo racconto o una confessione, non voglio emozionare o suscitare pietà ma posso insegnare a migliorare la vita quotidiana di voi lettori.
Arriva un giorno una coreografa, Isa Katia Vicentini, che mi propone di ballare una sua creazione con il tema “La luna ha domandato al barbone”: -Luna “ Perché ti hanno buttato per la strada?” -Barbone “ Sì mi hanno buttato nella via, mi hanno tolto tutto soldi, amore, passione, casa, macchina, salute, famiglia, ma una cosa non sono riusciti a sottrarmi: il diritto di sognare, e la mia fede in Cristo e la Beata Santissima”.
Oggi sto vivendo questo racconto immaginario. La signora società mi vuole privare della mia libertà; ne soffro perché la mia vita si è trasformata dal sogno in un incubo. Non sono un anarchico(a), un prostituto(a), ma se l’ipocrisia delle persone mi costringe a fare questo vi chiedo cos’è la mia vita? Un incubo costante o no? Non so più la mia identità sociale perché mi prostituisco per sopravvivere, pur avendo studiato e avere un’eccellente formazione, avere la residenza legale da più di 6 anni, sono costretto a soffrire la discriminazione della società in generale e, peggio ancora, quella dei miei connazionali che mi invitano a svegliarmi che i soldi sono l’unico valore, che le persone se ne fregano dei miei ideali, onestà e sincerità, ma vogliono solo il mio corpo e avere un momento di piacere con me in cambio di poca moneta.
Sono stanco(a) di sentirmi dire “sei intelligente e bello(a) ce la farai a superare tutto questo”, mi domando dove posso trovare il vero aiuto? Ho cercato tutto l’aiuto possibile, servizi sociali in generale, consolato sanno solo rispondermi di aver pazienza che ce la farò, che non mi devo prostituire, ma che cosa posso fare? Anche io ho una famiglia, ho fame, ho bisogno di ripararmi dal freddo e avere un tetto sulla testa. Infelicemente qua la vita cammina come il vento, porta ad un piccolo momento di soddisfazione… dopo arriva la tempesta. Le parole sono come un coltello che taglia e non guarisce mai. Vorrei tornare nella mia casa, adesso capisco le parole di un gran interprete brasiliano “Gli alberi che fischiano con il vento qua, non fischiano come nella mia terra”.
Le parole di aiuto qui non sono come la speranza di poter morire in tranquillità o vivere il restante della mia vita dignitosamente e onestamente.
Help!! non voglio diventare la spazzatura della società, un anarchico(a) un rivoluzionario(a), voglio appena imparare una cultura a me sconosciuta e vedere il sorriso nel viso di mia madre.
Voglio abbracciare i miei cari amici, i miei familiari e vedere un mondo dove tutte le persone siano davvero sincere nel loro piccolo particolare.
Nella vita oggi sono io domani chissà può capitare a chiunque, abbiamo condannato il Cristo chi vogliamo condannare ancora? I mussulmani ? gli omosessuali? i cristiani? Chi siamo noi i padroni di una terra che abbiamo ereditato dai nostri antenati, ma gli antenati non erano gli stessi? Il mio il tuo? Società non accumulare troppa spazzatura per poi bruciarla, si pulisce prima di formare i rifiuti che siamo noi, così possiamo avere un mondo migliore.
Quando ero piccolo(a) mi ricordo che mi inginocchiavo ai piedi del mio letto con le mani conserte e pregavo, dopo sono cresciuto(a) e stanco(a), esausto(a), depresso(a), continuavo a pregare come qualunque persona che ama. Nelle Ave Marie che recitavo mi mangiavo alcune parole non credo che Dio mi abbia abbandonato(a) per questo, sono una persona normale con piena voglia di vivere con dignità e amore verso il mio prossimo.
Vedo tutte le persone come miei fratelli come il Salvatore Gesù Cristo ci ha insegnato.
articolo pubblicato sul numero 1 di Dicembre 2006
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