RACCONTI DAL SUDAN

di  Emanuele Abruzzo
Donatella Prato

Sentivamo giorno e notte le cannonate, per il rischio mine ci davano 500 mila lire mensili. Il porto Sudan-Aden (Canale di Suez) rivelava la sofferenza della guerra, si percepiva negli occhi della gente; più di cento bambini e donne si prostituivano attendendo lungo i “binari morti” i marinai stranieri per qualche soldo.

Il giorno di Pasqua era un giorno di festa con vini imbottigliati, prosciutti, formaggi (3 sale principali: salone comandate, salone sottufficiali, salone bassaforza marinai), avevamo preparato 3-4 tavolate per il pranzo. Ad un certo punto poco prima verso le 11.30 arrivò un corriera con delle scolaresche (di età 13-16 anni), circa una trentina del luogo, accompagnate dalle suore del convento. Ero di guardia sulla Scala Reale quando la Madre Superiora mi ha chiamato e mi ha chiesto se potevano salire per visitare la nave. Il mio dovere sarebbe stato quello di chiamare il primo ufficiale per

chiederne il permesso ma decisi autonomamente di farli salire e, come un vero cicerone, ho mostrato la Sala Macchina, il Ponte di Comando, la Sala Cucina, vari stanzoni e infine quel salone dove era tutto accuratamente apparecchiato per il pranzo Pasquale; una volta entrato in questo immenso e imponente salone con i tavoli di legno robusti ingentiliti per la giornata di festa, la scolaresca, con due grandi occhi sbarrati, ha iniziato a mangiare voracemente senza avere il tempo di fermarli lasciando soltanto briciole e vassoi svuotati:“ la fame se li è mangiati vivi”!!!

A me è rimasta la punizione; ma è stato il più bel pranzo di Pasqua vedendo questi ragazzini e ragazzine che mangiavano di gusto: un’incomparabile felicità!

 

articolo pubblicato sul numero 7  di Ottobre   2008


invia ad un amico |  | Twitter | Delicious | Stampa

Shaker è realizzato grazie anche al contributo della Fondazione Vodafone Italia e delle Ferrovie dello Stato.
É sostenuto in particolare da: Stefano Benni ed il Gruppo Lupo