ANCHE SHAKER CALPESTA LA GUERRA
di
Girolamo Grammatico
Said, Samuel, Daniele ed io siamo su un trenino metropolitano diretto verso un magazzino in disuso. Daniele mi chiede se sono felice. Credo si riferisca al fatto che loro tre abbiano appoggiato la mia proposta di realizzare una campagna pubblicitaria per Shaker contro la guerra. Gli rispondo di sì, che sono felice. Che è bello essere lì con loro. Ma mentre rispondo ripenso al motivo di quella gitarella e mi dico che non c’è niente da essere felici. Da lì a poco avremmo calpestato dei tappeti di guerra afghani intrecciati da bambini costretti a ore interminabili di lavoro sotto lamiere roventi. Alienati dalla monotonia del movimento, logorati dalla fame e dalla solitudine. Samuel mi chiede che cosa avremmo dovuto fare quella mattina. Allora glielo ripeto. So che lo sa, ma a lui piace ascoltare queste storie. Lui ti chiede sempre le stesse cose e tu gli dai sempre le stesse risposte. Glielo rispiego. È il nostro gioco. Gli racconto che un gruppo di ragazzi ha creato un’associazione COOPERACTION, che questi ragazzi portano in giro dei tappeti di guerra. Lì la domanda di Daniele è puntuale come un colpo di arti marziali: e chessò ‘sti tappeti di guerra?
Ci penso un po’ prima di rispondere. Conosco tutta la storia, ma per comunicare il messaggio devo ricordarmi della sensibilità dei miei redattori di strada. Devo tenere ben in mente che sto per raccontare dei drammi a persone che hanno vissuto immersi nei problemi. Allora racconto. Racconto di Edoardo che ha scoperto i tappeti di guerra lavorando con i tappeti orientali. Racconto loro che Edoardo andò in Afghanistan e scoprì che una piccola fetta del mercato dei tappeti si occupava di propaganda proprio attraverso i tappeti! Spiego che dagli anni ’70 in poi una tradizione secolare come quella del tappeto orientale, trasmessa a voce, è divenuta un’arma di manipolazione. Spiego che i bambini, lì, in Afghanistan intrecciano questi fili per ore, per poi rappresentare bombe, fucili, carri armati, signori locali della guerra, torri che esplodono. Spiego che Edoardo ha creato “Calpesta la Guerra” e che noi di Shaker vogliamo dargli una mano.
Samuel m’interrompe. Dobbiamo calpestare la guerra?, mi chiede inespressivo. Gli sorrido e gli spiego che saremmo andati in questo posto, che lì sarebbe venuto Edoardo con i tappeti, che li avremmo stesi a terra e che li avremmo calpestati. Che avremmo fatto delle foto che le avremmo messe su shaker e che avremmo detto a tutti che noi non ci stiamo, non la vogliamo la guerra, non vogliamo i bambini sfruttati, non vogliamo tutto questo dolore. Said non parla, ascolta, ogni tanto sorride. Spiego che nei giornali comuni queste campagne le fanno fare ai VIP, alle persone importanti. Dico loro che se uno importante fa una cosa, la fanno di riflesso tutti, molti! Allora aggiungo che noi vogliamo fare una cosa nuova. Noi vogliamo far dire le cose a gente che non è famosa, ma che è importante e che vogliamo dire ai famosi, a quelli che si credono importanti che anche noi ci schieriamo dalla parte dei deboli e che dovrebbero farlo tutti. Quando arriviamo li sento carichi. I nostri redattori si lasciano ritrarre in mille pose su questi tappeti che portano le impronte di bambini sfruttati. Said ha le stampelle per un problema alle gambe. Per lui spostarsi, stare in piedi, risposarsi, è molto faticoso. Ma Said non si lamenta. Sorride e accetta tutto con grande forza. Daniele commenta ogni tappeto. Samuel non perde di vista la macchina fotografica. Li osservo e penso che sono felice. Che sono un privilegiato. Che sto partecipando ad un grande progetto e che anche se non conosco la guerra di quei tappeti, conosco la guerra personale dei miei redattori di strada. Sorrido. Said perde un po’ l’equilibrio e mi pesta accidentalmente un piede. Mi chiede scusa. Non ti preoccupare, gli rispondo. E fisso il mio piede che ha avuto l’onore di essere calpestato da uno dei più incredibili testimonial della storia della pubblicità progresso. Non ti preoccupare Said, continua a calpestare.
articolo pubblicato sul numero 7 di Ottobre 2008
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