LUIS

di  Amici di Shaker

 

 

Mi hanno detto che ero inadeguato, si sono scansati perchè ero sporco, si sono meravigliati che raccoglievo un pezzo di panino avanzato, hanno mormorato perchè mi stendevo sulla strada per riposare, mi hanno chiuso tante porte in faccia e mi hanno cacciato dicendo: vai via “barbone”. Ho avuto il coraggio di suonare al campanello di quella porta a vetri e ho temuto che nel frastuono del via vai dei treni non mi avrebbero sentito. Clic... ho spinto la porta e sono entrato, sono stato accolto da occhi che non hanno fatto caso al mio aspetto malandato, mi hanno ascoltato, ho avuto facilità nel raccontare la mia storia e non mi sono vergognato di dire che ero rimasto solo...

Ho detto che avevo fame, freddo, che avevo bisogno di una doccia e di abiti, che sognavo di dormire in un letto vero, non sdraiato su dei cartoni sulla strada. Ho detto che non sapevo come ricominciare a vivere con dignità e che ero stanco di sentirmi dire: “vai via barbone” Sono stato ben consigliato a chi potevo rivolgermi e come avrei dovuto fare per riorganizzare la mia vita...

Mi chiamavano Luis, avevo anche dimenticato di avere un nome e di essere un uomo...

Mi hanno incoraggiato a ritrovare la dignità di un uomo vero... avevo quasi timore di uscire dalla porta a vetri, avevo l’impressione che fuori sarei tornato a essere il solito “barbone”. Gli occhi dell’operatore che mi ha accolto e ascoltato non mi hanno lasciato solo neanche mentre uscivo, forse intuendo il mio timore... era da tanto tempo che non mi sentivo più così forte e fiducioso...

 

di Elisabetta Argenti

 

 

articolo pubblicato sul numero 7  di Ottobre   2008


invia ad un amico |  | Twitter | Delicious | Stampa

Shaker è realizzato grazie anche al contributo della Fondazione Vodafone Italia e delle Ferrovie dello Stato.
É sostenuto in particolare da: Stefano Benni ed il Gruppo Lupo