UN PONTE PER...

Costruiamo un ponte sul baratro scavato dalla guerra

di  La Redazione

Sono ormai più di 15 anni che “Un ponte per…” lavora per dar voce agli uomini e alle donne vittime delle politiche di guerra. Iniziammo nel 1991, rispondendo ad una suggestione di Ernesto Balducci: “Occorrerebbe fare qualcosa per risarcire gli iracheni”. Stava finendo la prima Guerra del Golfo; aerei italiani avevano bombardato Bassora; raccogliemmo fondi e inviammo medicine.

 

Cominciò così, assumendosi la responsabilità di quanto il nostro Governo aveva fatto, l’avventura di ciò che allora si chiamò “Un ponte per Baghdad”. Non è stata un’impresa facile. A Bassora, per gli ostacoli frapposti dal governo iracheno, arrivammo solo nel 1994 con pezzi di ricambio per le centrali di potabilizzazione. Da allora in poi, con il dispensario “Sindbad”, la riabilitazione delle scuole a Baghdad, l’ospedalizzazione dei bambini, abbiamo canalizzato in Iraq oltre 5 milioni di euro di aiuti. Ci accusavano di sostenere Saddam. Ricordavamo loro, lo abbiamo ricordato a tutti i governi, che si erano resi complici di un genocidio: non esiste altra parola per definire la morte procurata dall’embargo di un milione e mezzo di irachene e iracheni.

Nel frattempo cambiammo nome, seguendo le “imprese” italiane: in Turchia, ove l’esercito sterminava i kurdi con elicotteri italiani; a Belgrado, ove consegnammo medicine sotto le bombe sganciate da aerei decollati da Aviano; in Libano, ove 350.000 palestinesi vivono tuttora, abbandonati anche dall’Italia, nei campi profughi. Abbiamo voluto così testimoniare che l’Italia e gli italiani non coincidono con il loro governo, come gli iracheni non coincidevano con Saddam. E che può nascere un futuro di convivenza. All’appello di Balducci rispondemmo, infatti, dicendo “Costruiamo un ponte sul baratro scavato dalla guerra”. Sono stati anni difficili, anni in cui all’equilibrio del terrore si è sostituito il nuovo Impero, fondato sulla guerra, tornata ad essere strumento ordinario della politica, anni in cui il diritto internazionale è stato stracciato e l’Onu annichilita, in cui è emerso forte il legame tra dominazione occidentale e la violazione dei diritti umani, in cui ha fatto apparizione il terrorismo internazionale. Un nuovo mondo è possibile. E può nascere dall’alleanza tra le aspirazioni dei popoli del sud e la necessità per il popolo del nord di cambiare rotta per costruire un futuro desiderabile. Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte. Per una solidarietà, non basata sulla carità, ma sui diritti e sulla alleanza tra le società civili del nord e del sud del mondo per un futuro comune. Per garantire il diritto di tutti gli uomini e le donne ad una vita libera da guerre e ingiustizie.

 

Puoi sostenere Un ponte per... versando su ccp 59927004 intestato a :

“Associazione Un ponte per”, su conto corrente bancario n°100790 Banca Popolare Etica IBAN: IT52 R050 1803 2000 0000 0100 790

o tramite carta di credito sul sito www.unponteper.it.

 

articolo pubblicato sul numero 7  di Ottobre   2008


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