SHAKER'S CORNER
UNA VOCE DAI GIORNALI DI STRADA, NON TOCCATE IL PRIMO DIRITTO
di
La Redazione
Il giorno precedente il loro insediamento, presidente e vicepresidente eletti degli Stati Uniti hanno prestato servizio da volontari, a Washington, in due centri di accoglienza per homeless.
Il consenso, lo sappiamo, si costruisce per mille vie. E il potere è anche proiezione di simboli. Tanto che persino i gesti più nobili, quando sono in favore di telecamera, non si sottraggono al sospetto di un tornaconto d’immagine. Però un paese i cui leader lanciano, assumendo il comando, un messaggio di impegno civico e condivisione con i poveri, è un paese che può coltivare una convinzione (illusione?): i primi sanno che gli ultimi esistono, e benché è probabile che governando assecondino interessi forti, non ignorano i sacrosanti diritti dei deboli. Sarebbe bello illuderci allo stesso modo anche alle nostre latitudini. Invece da noi il “residente della repubblica” ha sempre più le sembianze di un uomo relegato ai margini. Andato alla deriva, magari ostinato nella sua condizione di randagio, vivacchia fuori dal cono di luce dell’attenzione pubblica. Fino al momento in cui arriva un inverno che fa l’inverno. Allora esplode l’emergenza mediatico-umanitaria. Troppi morti, ci si indigna: dormire senza un tetto sulla testa, in effetti, fa male alla salute. E alla coscienza collettiva. I giornali di strada uniscono la loro voce - questo mese - per ricordare che un paese che si pretende civile non può permettersi la commozione, di fronte alle morti da gelo, se nelle restanti stagioni dell’anno non afferma il diritto fondamentale di ogni cittadino: quello all’iscrizione anagrafica, da cui discende l’esigibilità di tutti gli altri diritti (dall’assistenza sociale, alle cure sanitarie, alla casa, alla ricerca di un lavoro). Purtroppo tale iscrizione è consentita non ovunque, e non
sempre in modo adeguato, nei comuni italiani. E il caso vuole - ! - che in queste settimane il Parlamento discuta due proposte, che finirebbero per indebolire la conquista della residenza anagrafica, introducendo al contempo un registro degli homeless compilato dal Ministero dell’interno. Cioè l’autorità ordinata, fino a prova contraria, a vigilare sull’ordine pubblico, non a garantire benessere individuale e reinserimento sociale dei cittadini in difficoltà. E allora gridiamolo forte, insieme: il “residente della repubblica” non è una minaccia sociale. È semmai una vittima di certi meccanismi di esclusione sociale. È un cittadino titolare di diritti inalienabili.
Chi li comprometterà, sia pure per via di legge, farà del male a un uomo come noi. E alla civiltà giuridica che la comunità nazionale è in grado di esprimere.
Scarp dè Tenis, Paolo Brivio
Piazza Grande, Leonardo Tancredi
Terre di Mezzo, Elena Parasiliti
Foglio di Via, Emiliano Moccia
fio.PSD, Paolo Pezzana
Shaker, Alessandro Radicchi
articolo pubblicato sul numero 9 di Marzo 2009
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