LE RESIDENZE NELLE CITTA': MILANO

di  Amici di Shaker

A Milano, a dare attuazione al diritto di cittadinanza delle persone senza dimora, ci sono organismi del privato sociale delegati dall’amministrazione: Caritas Ambrosiana (attraverso i centri di ascolto ad essa collegati e il Servizio accoglienza milanese - Sam in primis), il servizio SoS Exodus, alcune parrocchie accreditate come centri di ascolto, la Casa di accoglienza comunale di viale Ortles e altre associazioni. Una rete sociale eterogenea, che fornisce da diversi anni, con l’autorizzazione del Comune, la concessione della residenza presso la propria sede e quindi l’iscrizione alle liste anagrafiche. Conseguenza del fatto che il Comune di Milano, nel 1995 (in seguito alla causa intentata contro il Comune stesso, e vinta, da una persona senza dimora che si era vista rifiutare la richiesta di residenza anagrafica), ha dato mandato a una rete sociale di concedere la residenza, è il vuoto statistico relativo ai dati sui senza dimora. Quella di Milano è un’anomalia fra le grandi città italiane: solitamente è prevista dai Comuni l’istituzione di un indirizzo inesistente, dove si iscrive il domicilio dei senza dimora. A Milano i senza dimora, sulla carta, sembrerebbero non esistere.

 

 

«In realtà – spiega il responsabile del settore Grave emarginazione di Caritas Ambrosiana, Raffaele Gnocchi – abbiamo incontri annuali, in cui diamo conto al Comune delle residenze anagrafiche concesse. Teoricamente, anche sulla base di queste cifre potrebbero essere intraprese politiche sociali ad hoc per i senza dimora. Va anche detto che il numero delle residenze anagrafiche concesse dalla rete sociale incaricata dal Comune non esaurisce il problema: il Sam, ad esempio, insieme ai centri di ascolto Caritas “ospita” 500 residenze anagrafiche attive, ma i senza dimora a Milano sono molti di più». C’è anche chi ritiene che imbrigliare nelle pastoie burocratiche la residenza anagrafica, a Milano, non paga. «Il privato è più duttile – spiega Maurizio Rotaris, responsabile del Servizio Exodus; ho paura che il Comune adotterebbe criterio burocratici, che porrebbe molti paletti in più. Qui ad Exodus, ad esempio, non abbiamo alcuna soglia di requisiti: la cittadinanza la concediamo

a chiunque ne faccia richiesta, perché è un diritto. Punto e basta. Fino a oggi abbiamo concesso circa 470 residenze. Attualmente sono attive circa 200». Altre 400 le ha concesse la parrocchia della Medaglia Miracolosa di viale Lucania, mentre alcune centinaia dipendono dalla Casa di accoglienza Ortles. «Anche Milano – conclude Raffaele Gnocchi – arriverà a concedere la cittadinanza come un diritto a tutti. Basterà, banalmente, una causa al Comune per attivare l’automatismo, che è garantito dalla legge. È sacrosanto, e tutti speriamo che Milano si decida a fare questo passo, che è anche il riconoscimento della piena esistenza di persone sempre più a rischio di esclusione sociale. Però siamo anche preoccupati. Il Sam, infatti, e tutti i centri di ascolto Caritas, al di là della compilazione del modulo per la residenza, segue tutto il percorso dell’ottenimento dei diritti che fanno seguito alla cittadinanza. Una volta “affidato” al Comune, il senza dimora sarà seguito allo stesso modo? Siamo scettici. Basti pensare che per ottenere un colloquio con un assistente sociale comunale, a Milano può capitare che si verifichino attese di tre mesi…».

 

di Daniela Palumbo

 

 

articolo pubblicato sul numero 9  di Marzo   2009


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