LE RESIDENZE NELLE CITTA':FIRENZE
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Il 30 dicembre 2003, la giunta del sindaco Leonardo Domenici, con delibera 193/1024, approvava, ai fini dell’attribuzione della residenza anagrafica alle persone senza dimora, l’istituzione di una “via virtuale”, intitolandola a Libero Leandro Lastrucci, uno dei più stretti collaboratori del “sindaco santo” Giorgio La Pira, direttore dell’Albergo popolare dal 1955 al 1978. La possibilità di residenza anagrafica in via Lastrucci per le persone senza dimora è comprensiva di un’indicazione personale di riferimento, che attesti la rintracciabilità costante all’interno del Comune. Il riferimento a un bar, una panchina o una struttura (indicato dalla persona senza dimora) serve perché il Comune monitori e accerti la veridicità dell’attestazione anagrafica. Per far fronte all’aumento delle persone senza dimora, soprattutto in seguito alla crescita del fenomeno migratorio, già a metà degli anni Novanta il Comune di Firenze aveva trovato un accordo con le associazioni di volontariato, ad esempio la Caritas diocesana, che si erano rese disponibili a far prendere residenza agli homeless presso la propria sede, offrendo agli ospiti “virtuali” anche un servizio di posta. In qualche caso, quella formula aveva evidenziato rischi: accadeva che i senza tetto non fossero effettivamente rintracciabili, nel caso di controlli o notifiche. Nonostante alcuni buoni risultati in termini di integrazione, a partire dal 2003 si decise perciò di adottare la soluzione della “via virtuale”, grazie alla quale gli homeless possono essere presi in carico da un assistente sociale, fruire di un programma di accompagnamento (che si traduce anche in contributi in denaro), accedere all’ufficio di collocamento o essere inseriti in cooperative sociali, fruire dei servizi di asili nido (per chi ha figli) e residenze per anziani (con retta a carico del Comune), ma soprattutto partecipare a bandi pubblici per l’assegnazione di un alloggio.
Gli operatori dell’ufficio anagrafe verificano l’effettiva possibilità di iscrizione in via Lastrucci; la residenza virtuale non è concessa, ad esempio, quando è riscontrata la permanenza in case di amici o in altre strutture. Da luglio 2006, poi, l’Assessorato all’accoglienza e all’integrazione ha previsto la possibilità per gli iscritti nella via di usufruire di un servizio di ritiro posta, secondo Poste Italiane il primo del genere in Italia, presso l’ufficio anagrafe in Palazzo Vecchio. «Per accedere a tale servizio – spiega Sandra Lastrucci, ex direttore dei servizi demografici del Comune e figlia del collaboratore di La Pira – gli interessati devono rilasciare una delega al Comune, sottoscrivendola davanti all’ufficiale d’anagrafe. Il tempo utile per ritirare la corrispondenza, prima che venga distrutta, è 240 giorni, con modalità e tempi diversi per gli invii a firma, atti giudiziari compresi». Attualmente, secondo i dati dell’ufficio anagrafe, i senza dimora residenti in via Lastrucci sono 267, mentre altre 846 persone risultano residenti a Firenze presso associazioni di volontariato, secondo il vecchio sistema adottato nel 1995, e possono esercitare il diritto di voto.
di Mario Agostino
articolo pubblicato sul numero 9 di Marzo 2009
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