Senz'arte ne' parte
di
Claudio Fulchiero
“Senza arte è vedere che un uomo non ha neanche una vaga istruzione per un disegno, per potersi esprimere, mentre senza parte è un uomo che nella sua vita non ha un inizio e una fine, non è importante per gli altri.”
Così Samuel, ospite del Binario 95, cerca di spiegarmi concisamente il titolo ironico della mostra itinerante del centro diurno di via Marsala che sta riscuotendo enormi consensi al di sopra delle aspettative di tutti. Numerosi mesi
di frequentazione del centro mi permettono di affermare di conoscere con certezza ogni centimetro della Stazione Termini e zone limitrofe, compresi i punti nevralgici di incontro dei senza fissa dimora: qui, con estrema facilità, può
accadere di essere testimoni di modi e atteggiamenti della gente comune volti sia ad evitare qualsiasi tipo di contatto con i “barboni” – quanto disprezzo si cela dietro questo termine, quasi fossero tutti quanti degli appestati – sia
ad evidenziare una sorta di razzismo evidente verso coloro che sono discriminati e considerati gli ultimi della società, gli “invisibili”, che non meritano nulla. Nella mia vita ho conosciuto e
ho incontrato numerosi laureati stupidi per vocazione e ho incontrato tanti clochard che dietro un’apparente scorza dura difensiva celavano saggezza ed intelligenza da vendere. Purtroppo gran parte delle persone oggi non sa e non riesce ad andare oltre le apparenze etichettando i senza dimora come individui irrecuperabili che non vogliono ritornare ad una vita normale,
quasi dei mostri che mai potrebbero fare qualcosa di costruttivo e di valido.
La mostra del Binario 95 è la prova del contrario, visto che anche l’assessore alla cultura del III Muncipio, presente all’inaugurazione, ha espresso giudizi positivi in merito, sottolineando di essere rimasto molto meno entusiasta di
rassegne di artisti più conosciuti.
L’infermiere è un lavoro che si dovrebbe fare per vocazione, per aiutare sempre chi è in condizioni critiche: ma se spesso un senza fissa dimora fatica enormemente a far valere tutti i suoi diritti persino in ospedale – il caso di Modesta
Valenti lasciata morire dagli infermieri del 118 per strada, perché troppo sudicia e infetta per meritare un aiuto, è indicativo – viene da chiedersi se è concepibile sperare in cambiamenti positivi da parte della gente comune. Difficile
rispondere: in genere il buon senso induce sempre all’ottimismo e se si è credenti si può sperare che il buon Dio veda e prima o poi provveda in merito.
Io di una cosa sono sicuro: alla fine della vita un miliardario e un povero clochard dinnanzi al giudizio finale del Sommo Padre Eterno saranno uguali, poiché non è il dio denaro a contare o il numero di macchine o case possedute, bensì
le opere di bene realizzate con il cuore senza scopi opportunistici. Io a questo ci credo: chi non è d’accordo scagli la prima pietra. Contro di me.
articolo pubblicato sul numero 10 di Giugno 2009
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