Amici di Shaker
Amici di Shaker: Storia di una mamma
I bambini di Marinella
di
La Redazione
28.07.2009 
Roma, 20/07/09
Lettera di Marinella Colombo alla redazione di Shaker
"Cari lettori
potrei raccontarvi la mia storia con la sequenza dei fatti, quella di una banale separazione. Qualcuno sarebbe dalla mia parte, qualcuno contro, ma non cambierebbe nulla alla desolazione di quanto sta accadendo.
Desidero invece far sapere a tutti una verità così scomoda che sembra impossibile e scioccante, che si cercherà di rifiutare. Potrete chiederne conferma a tutti coloro che negli ultimi 10 anni sono passati per un tribunale familiare tedesco, a tutti coloro che si sono separati da un cittadino/a tedesco/a. Solo a loro.
E’ la verità antieuropea di uno dei paesi fondatori dell’Europa, la verità tedesca. La verità che Oltralpe si cerca in tutti i modi di nascondere. La Repubblica Federale Tedesca ha organizzato il suo apparato, il suo personale e tutta l’amministrazione ad esso collegata per rispondere ad un solo obbiettivo: preparare e controllare la decisione del giudice familiare, grazie allo JUGENDAMT, con lo scopo di garantire – oggi e domani – che nessun bambino lasci mai ed in nessun caso il territorio tedesco e lo ha fatto in modo molto preciso e sistematico, come solo loro sanno fare, dissimulando e facendo addirittura credere ai partner europei che il sistema giudiziario tedesco sia all’avanguardia e tuteli meglio di altri i diritti fondamentali.
Indipendentemente da chi sono e cosa fanno i genitori, indipendentemente dalla nazionalità dei bambini, dalla loro volontà e dal luogo di nascita, i bambini sono proprietà dello Stato, vengono lasciati in custodia ai genitori soltanto finché questi ultimi agiscono in conformità con l’ordine politico locale e nell’interesse tedesco (art. 6.2 GG, la Costituzione provvisoria).
Un genitore straniero è quindi di per sé un pericolo, se poi esprime il desiderio di tornare al suo paese va immediatamente allontanato dai bambini. Perché ? Perché nel 2050 la Germania avrà perso 14 milioni di abitanti, conseguenza dell’ininterrotto calo demografico dall’ultima guerra. Questo significherà il crollo completo di quella che i più credono “una potenza economica”. Inoltre ricattare i genitori che non si sottomettono all’ordine costituito facendo leva sul loro amore per figli, minacciando o togliendoli loro, è il modo migliore per mantenere il controllo. Per questo, tra i genitori perseguitati, anche se numericamente inferiori agli stranieri, ci sono anche i tedeschi ribelli. Ovviamente non se ne sa nulla all’estero. Soprattutto dalla fine degli anni ’90 quando, più che cadere il muro di Berlino, si sono ritirate dal suolo tedesco le istanza di controllo sui tedeschi.
Ci troviamo oggi di fronte ad un paese che non conosce la divisione dei poteri (giudiziario, esecutivo, legislativo), ma sovrappone potere giudiziario ed esecutivo; più precisamente la magistratura non è assolutamente indipendente e i giudici vengono nominati dai ministri (ved. http://www.gewaltenteilung.de/einf_druck.htm e schema in italiano http://www.jugendamt-wesel.com/JUGENDAMT/Divisione_dei_poteri_in_Italia_e_Germania.pdf)
Oltre a questo, le decisioni giudiziarie in materia familiare vengono delegate (ved. artt. §49 FGG, §1, § 50, § 55 SGB Buch VIII) ad un’istituzione politica plenipotenziaria, lo JUGENDAMT che interviene de lege in ogni procedimento familiare in cui siano coinvolti dei minori; il giudice non può sentenziare senza aver chiesto il suo parere, non può cioè decidere in disaccordo con lo JUGENDAMT.
In Germania, una separazione diventa un incubo organizzato.
Tutti i mezzi, anche i più disonesti, sono buoni: si utilizzano decisioni unilaterali e segrete, rese con provvedimenti provvisori, senza notificarli al genitore non-tedesco che non riceve neppure i protocolli verbali delle udienze; si ritira l’autorità genitoriale in favore dell’amministrazione tedesca, prima ancora che il procedimento per il divorzio ed i diritti genitoriali abbia avuto inizio; si moltiplicano i procedimenti, le “parti in causa” aumentano in continuazione e così anche le giurisdizioni (civile e penale), le traduzioni dei documenti vengono falsificate, si producono doppioni con contenuti diversi; il genitore non-tedesco viene minacciato, ricattato e criminalizzato, condannato penalmente “a titolo preventivo”, senza previa audizione e senza notifica; L’avvocato tedesco collabora con le autorità locali (ved.art. 12a BRAO, codice deontologico tedesco) e difende solo formalmente il genitore straniero facendo atto di presenza ed impedendo al suo cliente di parlare; le decisioni vengono prese sulla base di supposizioni non fondate anziché sui fatti, si inventano motivazioni fallaci, fantasiose e ridicole per creare dei fatti compiuti che però non saranno mai più messi in discussione; si utilizzano anche termini che si prestano a creare confusione volontaria, per ingannare le autorità straniere ed abusare della loro buona fede.
Questo succede a tutti gli stranieri che si separano da un tedesco, è successo a me, ma è soprattutto successo ai miei figli, perché in questo sistema anche la violenza sui bambini è lecita. I miei figli avevano 4 anni e mezzo e 8 e mezzo quando per la prima sono stati rinchiusi separatamente in una stanza con uno sconosciuto dello JUGENDAMT per essere interrogati, per far dire loro che amano la Germania, che lì vogliono restare e soprattutto perché svelino qualcosa di negativo del genitore non-tedesco.
Non lo hanno fatto.
Li hanno interrogati di nuovo e poi di nuovo e poi ancora. Per due anni.
Se non ubbidivano urlavano loro che avrebbero chiamato la polizia e fatto multare la mamma (il genitore non-tedesco). I miei due piccoli eroi hanno iniziato a dire che volevano andarsene, che a Milano avevano più amici (in effetti ci venivamo spesso), i cugini, la nonna.
Colpevole di queste affermazioni ero ovviamente io, la straniera, colpevole di aver cresciuto due bambini perfettamente bilingui, di aver insegnato loro la storia e la geografia (che non esistono nei programmi delle scuole elementari tedesche), di aver letto loro la Divina Commedia ed i Promessi sposi, di aver fatto sì che tra di loro i miei figli abbiano sempre parlato in italiano. E poi mangiavano troppa pastasciutta.
Quando la ditta per cui lavoro e della quale sono socia di minoranza viene acquistata da una multinazionale, il nuovo datore di lavoro mi impone un trasferimento a Milano. Sei mesi prima, testarda nel voler credere nella giustizia, chiedo al tribunale che, con provvedimento urgente, ridefinisca le visite del padre, impegnandomi a portargli una volta al mese i bambini a Monaco a mie spese e dando la disponibilità a che i bambini lo vedano liberamente anche a Milano (lui viaggia spesso).
Questo era decisamente troppo. Mentre i bambini sono in vacanza con il papà ed io ancora in Germania, nell’agosto del 2008, viene spiccato contro di me un mandato di arresto europeo. Preventivo.
Il resto è cronaca italiana. E’ l’ulteriore messa in pratica di quanto ho descritto più sopra, il moltiplicarsi dei procedimenti, civile e penale, l’utilizzo della buona fede o superficialità delle autorità italiane. Queste ultime infatti si limitano a respingere la richiesta di estradizione, ma non chiedono spiegazioni sulla data del mandato. Il tribunale per i minorenni di Milano decide, in 4 giorni (!), che vanno rispettati gli ordini giunti dalla Germania, senza verificare le traduzioni falsificate, né le date delle decisioni trasmesse solo via fax. La Questura “si dimentica” di trasmettere la mia querela per falsi ed alla fine i Carabinieri, sotto forte pressione tedesca (l’avvocato tedesco telefona loro continuamente e dà ulteriori ordini) deportano brutalmente i miei figli, prelevandoli da scuola. Non li ho più visti da quel giorno, né mai più li rivedrò. Dalla Germania amici mi hanno detto che mio figlio, cessato il pianto disperato, ha detto “i Carabinieri ci hanno detto un sacco di bugie”.
I miei figli hanno la doppia nazionalità e questo non dà loro doppi diritti, glieli toglie tutti. Torturati dalla Germania perché si sentivano troppo italiani, traditi dall’Italia che li ha riconsegnati ai torturatori (adesso verranno sottoposti ad un massiccio lavaggio del cervello, gli psicologi tedeschi hanno una lunga esperienza in questo campo), traditi dalla mamma che aveva detto loro che in Italia avremmo avuto giustizia.
E adesso? Adesso devo sperare che la Cassazione, forse, anche se i bambini sono in Germania da tanti mesi, decida che avrebbero dovuto restare in Italia? Devo aspettare che la Corte europea per i Diritti dell’Uomo emetta, dopo anni, una sentenza a mio favore e che comunque la Germania non rispetta (prevale il diritto interno)? Devo aspettare che i responsabili degli inganni e delle scorrettezze vengano puniti?
Tutto ciò non mi ridarà i miei figli, mi darà forse ragione su un pezzo di carta, ma non rimedierà alla distruzione della vita di 3 persone, come non ha rimediato alle vite distrutte di chi ci è passato prima di me, in silenzio, senza fare tutto il rumore che ho fatto io, ma che ha sofferto allo stesso modo.
Sono stata minacciata da più parti, “se continui a parlare non rivedrai più i tuoi figli”. E chi non ha parlato li ha rivisti ? No, si è consumato in silenzio nel suo dolore, in solitudine. E questo silenzio ha prodotto altre vittime ignare.
Per questo sto scrivendo, perché si ponga fine a quest’omertà che produce solo tragedie, perché tutti sappiano cos’è un tribunale familiare tedesco, perché sappiano che cos’è lo JUGENDAMT e tutti i suoi collaboratori dai nomi fantasiosi (curatore, avvocato dei bambini, esperto), perché si smetta di puntare il dito verso paesi da noi più lontani, chiudendo gli occhi sugli obbrobri che si commettono nella civile Europa al comando della civilissima Germania.
Grazie a tutti coloro che vorranno documentarsi prima di esprimere opinioni o dare giudizi.
A chi invece vorrà capire meglio tutto ciò che, nonostante la mia buona volontà, inevitabilmente non sarò riuscita a spiegare in modo chiaro, chiedo di scrivere tutte le domande, o dubbi a ceeditalia@gmail.com che mi farà pervenire i vostri scritti.
Grazie alla redazione che mi ha messo questo spazio a disposizione."
Marinella Colombo
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