Primo piano
L'arte per gli ultimi
Ottavio Sgubin e il suo impegno per gli emarginati
di
La Redazione
Per scelta, per miseria, per fatica del vivere, ognuno con una storia “sua”, unico bagaglio di un viaggio in cui la memoria è trattenuta da stracci logori, da buste piene di cose apparentemente inutili, dall’odore della strada.
Sgubin ritrae questi personaggi cogliendo l’anima di cui sono intrisi i loro panni consunti, la forza che emerge dalla statuaria immobilità della loro postura.
Sagome che diventano parte della città, accasciate sotto i porticati, nelle gallerie delle metropolitane, nei marciapiedi del centro.
L’artista li osserva, con vicinanza-transfert riesce a penetrare nel loro mondo interiore cogliendone con vibrante sensibilità l’essenza più remota, quel calore che ancora resiste al gelo e ai calli della miseria.
E nelle sue tele appaiono quanto più nobilitati, imponenti pur se muti e spesso a volto coperto, perché il loro dolore è il segno che forse nell’andar veloci e sicuri ci siamo persi qualcosa, e quel qualcosa ce lo siamo poi dimenticato, e ora resta solo il tempo per non pensare.
L’arte, come sempre nella storia, riesce a comprendere ed interpretare l’umano sentire, facendosene espressione.
Sgubin ha scelto di fare del suo lavoro uno strumento di impegno sociale.
Le sue mostre hanno molte volte per cornice proprio le grandi stazioni ferroviarie, le piazze, gli stessi centri di accoglienza per senza dimora, ed hanno l’obiettivo di sostenere e valorizzare la dignità umana partendo proprio da chi, attraverso la sofferenza, la esprime nel suo grado più elevato.
Lavoro anch’io nel cosiddetto “sociale”, lo faccio da antropologa ma soprattutto da persona che conosce e ama la “strada”.
Una cosa, forse, ho capito, dopo anni di studio, modelli, categorie.
Ogni uomo è diverso.
Tiziana Sgubin
[è possibile ammirare alcune delle opere di Ottavio Sgubin nella sezione MEDIA del sito]











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