Strade del Mondo
In Viaggio Verso Est - Capitolo 4 - Per le Strade di Mosca
di Stefano BonanniAbbandonato il Cremlino, ci dirigiamo nei quartieri più poveri. Camminando per la strada, notiamo un piccolo furgone arancione che distribuisce panini ad un folto gruppo di persone trasandate.
Nell'oscurità di un parco, al freddo, quasi a nascondersi da ciò che accade fuori, fanno la fila per mangiare. Questa è un'immagine che ci rimarrà molto impressa nella nostra mente. In una delle città più care al mondo, all'ombra della storia, piccoli uomini cercano di sopravvivere. Nei giorni successivi non avremo più modo di vedere queste persone per le strada. Tutti spariti, probabilmente per colpa di una politica che li spinge ai margini della città, dove è più difficile notarli. La stessa politica che sta cercando di togliere i mendicanti
dalle strade del nostro paese, senza fornire alcun tipo di alternativa.
All'improvviso mi viene in mente una storia letta in un vecchio libro di Tolstoj: “Trent’anni fa ho visto a Parigi decapitare un uomo con la ghigliottina, in presenza di migliaia di spettatori. Sapevo che si trattava di un pericoloso malfattore, conoscevo tutti i ragionamenti che gli uomini hanno messo per iscritto nel corso di tanti secoli per giustificare azioni di questo genere; sapevo che tutto veniva compiuto consapevolmente, razionalmente, ma nel momento in cui la testa e il corpo si separarono e caddero, diedi un grido e compresi, non con la mente, non con il cuore, ma con tutto il mio essere, che quelle razionalizzazioni che avevo sentito a proposito della pena di morte erano solo funesti spropositi, e che per quanto grande possa essere il numero di persone riunite per commettere un assassinio e qualsiasi nome esse si diano, l’assassinio è il peccato più grande del mondo, e che davanti i miei occhi veniva compiuto questo peccato, io con la mia presenza e con la mia passività, io avevo approvato e ne ero complice”.
Conosco tutti i ragionamenti fatti sulla povertà, sulla funzionalità dell'offerta, sui crimini che avvengono nelle nostre città, ma finché avrò del cibo in avanzo e qualcun altro non ne avrà affatto, non esiste “razionalizzazione” che possa farmi sentire meno responsabile della loro sorte.
Perso nei miei pensieri esco girando a vuoto per la città.
Mi accorgo che i palazzi sovietici stanno sempre più lasciando spazio alle costruzioni occidentali. La globalizzazione si spinge sempre più ad est, e con lei l'inevitabile occidentalizzazione del mondo. Camminando per la strada incontro molti fast-food e bar, gli stessi che ho trovato in altre capitali europee. Sembra di trovarsi ad una festa in maschera d'altri tempi. Per te è la prima volta. Entri in questa grande sala spoglia, adorna unicamente di un camino e di un grande lampadario. Al centro della sala c'è una persona. Ti avvicini , ma ti accorgi che ha il viso coperto con una di quelle maschere bianche inespressive. Ormai sei lì, cominci a parlarle. Più le parli e più la curiosità di vedere quale viso si cela dietro quella maschera cresce.
Intanto inizi a cogliere dei particolari del suo aspetto fisico, di come è vestita, che ti fanno azzardare delle conclusioni. Ma non ti basta. Il tempo passa, la conversazione si fa piacevole, e quasi non fai più caso alla maschera. Anzi, essa diventa una caratteristica importante di quella persona. Parlando ti rendi conto che tutte le tue curiosità erano vane, dietro la maschera non c'è nulla. Quella maschera è stata portata così a lungo da cancellare quello che c'era sotto. A te non importa perché ormai questa è diventata una caratteristica identificativa di quella persona. Quando ormai sei tranquillo, all'improvviso, cominciano ad arrivare altre persone alla festa. Tutti indossano la stessa maschera. La sala si riempie a tal punto che tu non riesci più a riconoscere la persona con cui stavi parlando. Facendo un po' di attenzione però riesci a scorgere qualche particolare che te la fa ritrovare. Ma ti rendi subito conto che non è più la stessa cosa. Quello che prima rappresentava per te un segno di unicità ora è qualcosa di comune. Roma, Parigi, New York, Mosca, sono oggi accomunate dai negozi, dagli alberghi, dai turisti. E' vero, ognuna di loro conserva qualche caratteristica, ma hanno perso la loro unicità.
L'identità di queste città è ormai irrimediabilmente perduta. Sembra quasi che Mosca indossi una maschera, e che sia li che mi inviti a ballare per non pensare. Ma io rispondo: no grazie, e mi reco altrove.
Prima di abbandonare Mosca, faremo un'ultima tappa. A nord della città vive Anton Krotov fondatore del Academy of free travels. L'assunto da cui parte Krotov è che il mondo è bello ed appartiene a tutti. Ci sono così tante automobili, così tanti sedili vuoti, case vuote, cibo per tutti e tante, tante possibilità. I suoi viaggi lo hanno portato in tutto il mondo con pochi soldi. Egli non ama viaggiare nei paesi più evoluti, forse perché si rende conto che lì le persone sono poco solidali. Dobbiamo assolutamente conoscere questa persona, così ci
mettiamo in cammino. Il posto è più lontano di quello che pensavamo, impiegheremo quasi due ore per arrivarci tra il camminare e i mezzi pubblici. Trovata la sua strada ci rendiamo conto che la numerazione dei civici in Russia funziona differentemente rispetto all'Italia.
Siamo all'inizio della via e dobbiamo arrivare al numero 112, questo vuol dire che dovremo passare 112 palazzi, forse anche di più perché a qualche numero si aggiungono le lettere. Percorreremo circa sei chilometri prima di arrivare a destinazione. Al civico 112 c'è un
ingresso che dà su un giardino. All'interno ci sono sei palazzi da più di 600 appartamenti l'uno. Cerchiamo il numero del palazzo di Krotov, poi l'ingresso al palazzo. E finalmente, sotto il suo portone, componiamo al citofono il numero dell'appartamento: 547. Il citofono
emette una musichetta, segno del fatto che stia squillando, ma nulla accade. Ci sediamo sulle scale in attesa, non so bene di cosa; non conosciamo questa persona, potrebbe passarci davanti e non la riconosceremmo. Ad ogni persona che esce dal palazzo proviamo a chiedere qualche informazione. Nessuno però sembra conoscerlo, in buono stile russo dove nessuno sa o ha visto nulla. Seduto sulle scale, osservo via via alcune persone che si riforniscono da un grande cassone per la spazzatura situato nel giardino. Fa freddo, e di certo i pochi stracci che portano addosso non possono tenergli caldo. Il tempo passa, cala la notte e comincia a piovigginare. Decidiamo cosi, con grande rammarico, di abbandonare la nostra missione.
Capitolo 1- La Partenza
Capitolo 2 - Alle porte del comunismo
Capitolo 3 - Arrivo a Mosca
Capitolo 4 - Per le Strade di Mosca
Capitolo 5 - Transiberiana
Capitolo 6 - Siberia
Vai alla galleria di immagini del viaggio
Contatta l'autore: bonanni@centrogandhiroma.com











|