Editoriale
LavOROnero - Palano
di Massimiliano PalanoUn viaggio di svariati giorni per raggiungere le coste italiane e iniziare dal meridione per sperare in un futuro. Senza nessun espediente da bambino all’esigenza che può incontrare un uomo durante il percorso della propria vita. L’unico obiettivo è il lavoro e lo sradicamento delle proprie origini costruendo un futuro: un solo problema vivere il presente in un paese già provato da condizioni economiche precarie che trova le proprie risorse con gli erari statali e i pessimi malgoverni, che oltre a gestire attraverso le fasce di reddito vicino alle soglie della povertà, accompagnate da un malcontento che emargina famiglie, giovani che cercano altre soluzioni alle proprie condizioni sociali precarie, sognando di vivere all’estero. Siamo quasi nelle stesse condizioni del nostro amico africano che non si rende conto delle sue possibilità nel nuovo mondo. Questa non è la storia di uno stupro, di un disguido istituzionale, di mercato del sesso o di una tratta di schiavi, come si vuol dimostrare attraverso i mezzi di comunicazione, in un paese che non riesce a concretizzare i propri presupposti e trovare la propria coscienza civile. È un compromesso tra vassallo e valvassore che non garantisce una etica sociale e né tanto meno valorizza il ruolo di bracciante in un contesto lavorativo, quello di un contatto con la società attraverso un lavoro normale come tanti alti che merita maggiore attenzione non solo nel rispetto della Costituzione ma per una completa integrazione nella società italiana. È pur vero che noi italiani non facciamo di tutta un’erba un fascio, perché cerchiamo i nostri diritti attraverso una società che insegue nuovi modelli di crescita istituzionale in un mondo che si globalizza. È necessario stabilire dei tempi di lavoro per confermare i fini economici in un rapporto sociale diretto da produttore a consumatore anche per rendere più dignitoso la vita di gruppo e contenere il flusso emigratorio, dando senso a questo fenomeno sociale consentendo di raggiungere lo scenario politico.
Assicuriamo in questo modo lo svolgimento e l’operato di una storia in piena evoluzione che maturi i propri obblighi democratici e culturali per rivendicare i propri diritti sulla nostra terra perché anche una società agraria con una buona organizzazione federale può considerarsi liberale. Rosarno insieme ad altri piccoli centri stanno diventando una morsa che alimenta l’indifferenza e la riproduzione della malavita delle stesse leve demografiche. Il fatto burocratico che tanto viene pubblicizzato non fa altro che discriminare i cittadini stessi perché le uniche circostanze costituenti un valore retroattivo ad un legge che reprime sono la terra, il sole, le braccia del nostro amico africano.
articolo pubblicato sul numero 13 di Maggio 2010
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