Inchieste

Il lavoro nero

di P.L.P

 

Art. Costituzione Italiana (diritti dei lavoratori)

Art.1 L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.

Solita vecchia storia, tutte le volte che succede un caso eclatante (vedi caso Rosarno, ad esempio) tutti i mass media ne parlano, dai più importanti a quelli locali, allora,

la classe politica di turno fa la gara per apparire in televisione, naturalmente nei programmi più gettonati per proporre rimedi e ricette miracolose per debellare

il lavoro nero. Torniamo a bomba, sin dai tempi dei tempi, cioè da quando i nostri bisnonni hanno incominciato ad emigrare dal sud verso il progredito nord e/o in giro per il mondo senza nessun diritto, e mi riferisco agli anni ’20. In cerca di un futuro migliore per loro stessi e per i propri figli, accettando i lavori più umili, sfruttati,

sottopagati; addirittura in Germania gli emigranti italiani dovevano nascondersi e nascondere i propri figli per non essere rimpatriati. Negli Usa dovevano affrontare un’umiliazione incredibile: allo sbarco dalla navi, dove viaggiavano stipati nella cambuse e non potevano farsi vedere dagli altri passeggeri di 1°, 2° e 3° classe, dovevano sottoporsi ad una rigorosa e meticolosa visita medica, soltanto i più giovani, i più sani e robusti venivano accettati per lavorare senza diritti.

Ora, nel 2010, uguale, dal sud del mondo si riversano nei cosiddetti paesi progrediti, democratici e civili milioni di poveracci in cerca di un futuro per se stessi e per le proprie famiglie, esattamente uguale ai nostri bisnonni e arrivano esattamente come loro quando andavano in America, anzi peggio: le famose carrette del mare vi dicono niente? Con le stesse speranze quasi sempre disilluse, di diritti in questo mi riferisco ad un contratto con tutto quello che ne consegue.

Risultato: la violenza, guerra tra poveri, caporali senza scrupoli che ammazzano per

pochi spiccioli, e loro gli innominabili… i barboni, i senza fissa dimora si organizzano in piccoli gruppi, cercano di ribellarsi a questa violenza, se ne parla tanto… uffa tantissimo, un grande falò tanta carne al fuoco ed alla fine niente arrosto, tutto in una bolla di sapone, non se ne parla più. Quanti morti ancora prima che questo

male oscuro non per niente definito lavoro nero incancrenisce l’economia del nostro Paese, che rinverdisce la mafia, fa perdere le speranze anche ai più fiduciosi, e

non solo ai senza fissa dimora: parlo di giovani e meno giovani che hanno speso anni dietro ai libri, che hanno lavorato gratis senza diritti per fare i famosi tirocini, dopo dei quali vieni messo alla porta e il datore di lavoro ricomincia da capo con un altro sfigato e così via… anche questo è sfruttamento e lavoro nero, ma… meglio definirlo sommerso perché lavoro nero mi dà un’idea vagamente razzista. Tra questi lavoratori sommersi possiamo ricordare anche i portaborse dei politici.

Spenti i riflettori dove sono gli attori che avevano sicuramente trovato il rimedio miracoloso? Il motivo mi sembra evidente. E i miracoli, sono sempre più convinto che non è cosa da uomini. Il lavoro non è solo un rapporto economico ma anche un valore

sociale. È un diritto dovere che eleva il singolo; i disoccupati senza colpa non devono comunque essere discriminati, cita la Costituzione.

articolo pubblicato sul numero 13  di Maggio   2010


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