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La disabilità rimossa
di Maria Fusca27.10.2010
Disinformazione a tutti i livelli della società e mancanza di sostegno alle famiglie da parte delle istituzioni, questi i risultati raggiunti dall’ultima ricerca Censis sul fenomeno in Italia.
In Italia sono circa 4,1 milioni le persone affette da patologie invalidanti (fonte: fondazione Serono – Censis 2010) vale a dire il 6,7% della popolazione totale. Eppure questi individui sono sempre di più sospinti alla deriva dell’invisibilità da un sistema di welfare incapace di affrontare gli aspetti sociali della sanità, e da un contesto fatto ancora di ignoranza, paure e pregiudizi. È quanto emerge da una ricerca del Censis sulla consapevolezza della disabilità realizzata nell’ambito del progetto pluriennale “Centralità della persona e della famiglia nei sistemi sanitari: realtà o obiettivo da raggiungere?” presentata il 20 ottobre scorso a Palazzo Giustiniani (Roma).
Per quanto riguarda la percezione sociale del fenomeno, i dati sono inquietanti: se oltre il 90% degli intervistati infatti, dichiara di provare sentimenti positivi come la solidarietà davanti a un disabile, più della metà degli italiani dichiara di temere di potersi trovare un giorno nella stessa situazione. Bilancia che oscilla pericolosamente verso la paura quando l’infermità riguarda la sfera mentale: due terzi degli interrogati (66%) ritengono che queste persone siano accettate solo a parole dalla comunità, ma nei fatti vengono spesso emarginate, mentre il 23% è ancora più drastico e dichiara che in quest ambito non c’è alcuna accettazione pubblica. Prevalgono inoltre gli stereotipi su alcune specifiche malattie come il luogo comune, ai limiti del razzismo, secondo il quale le persone Down si assomiglino tutte tra loro sia esteticamente che caratterialmente (61% del campione) o che i pazienti affetti da autismo siano dei geni in matematica, nella musica o nell’arte (73%).
“ll dato numerico – ha commentato il presidente del Censis Giuseppe De Rita – non fa che dimostrare una problematica di fondo: nel nostro paese è in atto una vera e propria rimozione della disabilità, sia da un punto di vista culturale che istituzionale”.
Le causa che si celano dietro lo sviluppo di un simile processo escludente sono diversi: prima di tutto la crescita di una società in cui tutto ciò che non funziona, tutto ciò che non è “produttivo” è da considerarsi di inciampo.
“Questa percezione – continua De Rita – fa sì che il problema ricada interamente sulle famiglie. I nuclei parentali accettano la responsabilità e si sacrificano, ma non vengono sostenuti dalle istituzioni secondo cui la sanità è esclusivamente un fatto clinico o farmacologico, non sociale”. Una figura quindi, il disabile, che non riesce a costituire il ruolo di interlocutore, con cui non ci si può confrontare, ma che viene vissuto come soggetto ricettore di una cura, di una degenza o al limite che viene evitato.
“Bisogna recuperare il principio della centralità della persona – ha commentato Gianfranco Conti, direttore generale della fondazione Cesare Serono – che è sancito dalla costituzione italiana e della comunità europea”.
A questa prima indagine Censis, quindi, il progetto intende far seguire un’attenta analisi della situazione attuale. Una commissione di esperti, guidata dal prof. Elio Guzzanti (Presidente del comitato Scientifico Fondazione Cesare Serono) si occuperà di confrontare il sistema Italia con i principali paesi occidentali e di favorire un dibattito tra tutti gli attori interessati perché in maniera sinergica si possa dare un contributo all’evoluzione positiva del contesto.
Maria Fusca
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