SHAKER E' LUI

di  Amici di Shaker

È sotto gli occhi di tutti e non lo vede nessuno.

Shaker c’è davvero a Termini, ma scoprirlo è impossibile, è troppo bravo. Il più normale di noi è il più borderline, forse l’ha portato qui Pirandello e ce l’ha lasciato.

E lui perpetua il suo teatro in modo sublime. Anche oggi scendo dal treno e Termini mi viene addosso come al solito, il mondo qui c’è tutto ed è tanto.

Clic clic clic la testa fotografa. Il naso filtra, l’occhio cerca e le orecchie fischiano. Devo incontrare le Sisters in libreria, ho una buona giornata, spero di vedere i Vecchi Amici. È la vigilia del ponte e tutti partono, arrivano i turisti, c’è un mare di gente. Eccolo, è il Signore Borghese che aspetta il figlio in arrivo con l’Eurostar. Il morbido cappotto cammello, il passo rilassato, il capello a posto, la schiena dritta, l’accenno di pancetta in avanti. L’ho visto subito, in testa al treno, mi viene incontro, non mi vede, mi supera. Sembra un segnale fortunato, sarà proprio una buona giornata.

Sono contenta, ho sempre bisogno di vederlo, quasi una droga. È il Personaggio.

L’altra volta, un giorno feriale senza storia, m’è passato davanti il Pendolare Stanco, con la giacca stazzonata, la borsa vecchiotta, le spalle curve, i capelli un po’ unti e la mia giornata ha subito preso tono, ritorna la magia di Termini o è scaramanzia?

E l’altra volta ancora il Provinciale in Arrivo, il trolley di tela a quadri con i riporti in finta pelle che sembra il vecchio regalo a punti del benzinaio, zeppato e tondo come un raviolo, chissà quanta roba c’è dentro. Ha il cappotto corto fra il grigio e il celestino, di lana stecchita come un baccalà, l’incertezza negli occhi frastornati da questa stazione rutilante.

Al bar ordina un bicchiere di vino, se lo beve esitante mentre tiene stretto il manico del suo trolley. Mi viene in mente il periodo dei lavori, quando la stazione si rifaceva il look in vista del Giubileo e il Manager Tecnico si aggirava con l’occhio attento, la giacca aperta sulla polo di lana, il blocchetto e la penna in mano, a controllare il montaggio dei box provvisori, l’installazione delle nuove biglietterie automatiche, la sistemazione dei pozzetti degli impianti. Sempre vigile, qualche appunto veloce, un caffé e via verso un’altra squadra del grande cantiere. E che dire del Poveretto Dignitoso? Mesto, la giacca che gli spenzola addosso, cerca le monete dimenticate negli apparecchi telefonici, ogni tanto si riaccende la sigaretta, mangia qualche avanzo dai vassoi del self service della stazione, è dignitoso, non chiede soldi ma fa proprio pena. Che Personaggio! Troppo bravo per recitare, divinamente perfetto.

Dieci anni fa il Provinciale in Partenza aveva la valigia piena legata con l’elastico sul carrellino. Solo un colpo di fortuna mi aveva aiutato a scoprirlo, in un momento la sua faccia era cambiata, non era più neutra. Il guizzo di paura negli occhi. Ho abbassato i miei e me ne sono andata, frastornata. Avevo capito e lui lo sapeva. Quando ci incrociavamo mi riconosceva, io facevo finta di non averlo visto. Piano piano s’è rassicurato, fino a non guardarmi più. Allora lavoravo a Termini, anzi la volevo scoprire, ci vivevo, mi sono detta lo posso controllare, sono in giro più di lui. E c’era sempre, tutti i giorni, dalla prima mattina a tarda sera, ogni giorno a far la sua commedia. Il Pendolare, il Provinciale, il Borghese, il Manager, il Poveretto...

È sempre lui ma sono sempre loro, scusate gli aggettivi ma è così perfetto, senza un cedimento, perpetuo, spiazzante. Tutti i giorni. Lo controllo da dieci anni. Non lo riconosce nessuno, nessuno sa che c’è. Lui è il nostro Ruolo nel Mondo o solo una delle personalità disturbate di Termini? Per me è Shaker, ci sfida e ci frega tutti. Non lo tradirei neanche sotto tortura. Quando incontro un Trombone o una Rampante che recita un qualche ruolo penso a Shaker e mi salvo. Ogni tanto provo un ruolo anch’io e mi diverto.

 

di Maura De Vercelli

 

articolo pubblicato sul numero 2  di Aprile   2007


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