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I Tiburtini del sabato sera incontrano Shaker

14.06.2011

 

“Sto in prima pagina!”, gridava orgoglioso e sorridente, sventolando in mano un giornale.

“Ma che dici, dai qua!”

“Tie’, guarda che bella foto! La MIA foto. Su un giornale vero!”

…quel giornale era Shaker. Ed è così che l’abbiamo conosciuto.

 

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PERCHE’ VOGLIAMO SCRIVERE SU SHAKER

 

-         Perché è un giornale di strada e noi stiamo per strada:

Sfogliando Shaker si legge di uomini, donne, italiani, stranieri, persone, realtà… realtà molteplici che si realizzano su quel duro palcoscenico che è la strada. Eh sì, la strada spesso descritta nelle pagine dei romanzi d’altri tempi come sinonimo di viaggio, avventura, esplorazione… in questo caso assume tutta un’altra veste, trasformandosi nella terribile, a volte spietata, verità da vivere e affrontare quotidianamente…
Shaker è una piccola finestra sulla strada: realtà d’invisibili. Realtà spesso inaccessibili, popolate di solitudine, emarginazione, diffidenza, paura, freddo, fame, disagio, violenza, dolore…

-         Perché nasce come noi, con semplicità e spontaneità:

Shaker ha iniziato con un semplice foglio A4 (“esce come può e per ora quando può”, stava scritto sul primo numero)… Noi, da una pentola di pasta preparata da un solo ragazzo in casa propria. Questo servizio, iniziato quasi per caso e a titolo personale, ha coinvolto (dal 2000 a oggi) sempre più persone che continuano a portarlo avanti con la spontaneità e la semplicità con cui è cominciato. Concretamente portiamo ogni sabato alla stazione Tiburtina un piatto di pasta e del tè per circa 140 persone.

-         Perché come noi è serio, ma non serioso:

Armati solo di mestolo e pentolone, senza pettorine o livree, desideriamo condividere un pasto caldo. Così il piatto fumante diventa l’occasione per avvicinarsi alle persone, un modo per iniziare a parlare, a conoscersi, a creare legami autentici… Nessuno di noi è uno specialista sul campo, nessuno ha soluzioni e risposte a tutto, ma ognuno si mette in gioco, condividendo quel poco che ha: il proprio tempo, la propria disponibilità, la propria amicizia, il proprio affetto…
Il tutto in modo informale e familiare, senza schemi, precetti e rigide regole.

-         Perché nella redazione di Shaker non ci sono i Noi e i Loro:

E il sabato sera a Tiburtina succede qualcosa di simile…
Succede che qualcuno, vedendoci avvicinare, si sfili il cartone da sotto il sedere e ce lo porga per farci accomodare nel suo “salotto”…
Succede che qualcun altro ci offra qualcosa preparato da lui…
Succede spesso che a fine serata ci ritroviamo tutti insieme a cantare o a commentare le partite di calcio… o a festeggiare qualche compleanno…
Succede che qualcuno ci aspetti per tutta la settimana, magari per chiederci solo come sono andati gli esami o come procede il lavoro…
Succede che molte persone vengano solo per chiacchierare e ritrovare degli amici… chi per farsi due risate, chi per sfogarsi un po’, chi per chiedere un aiuto o un consiglio…
Succede anche che si discuta per ore con qualcuno sul significato del volontariato e sulle “dimenticanze” dello Stato…
O che, quando la pasta non riesce un granché bene, dopo qualche insulto, si ricevano lezioni di cucina…

-         Perché non giudica, ma ascolta:

Non come quelli che passano, guardano con sdegno e vanno oltre… Senza lasciarsi sfiorare da dubbio alcuno, senza pensare, anche solo per un attimo, che forse quella della strada non è certo una condizione che un qualunque essere umano sceglierebbe in totale e libera consapevolezza. Che forse quella della strada è una condizione imposta dalla vita, dagli eventi tra i più disparati.
Noi invece siamo un gruppo di giovani spinti dalla volontà di esplorare mondi che convivono parallelamente alla nostra quotidianità. Mondi distanti dal nostro che è custodia di sicurezze.

-         Perché strappa le etichette e restituisce la dignità alle persone:

Infatti la cosa più triste è che quando si pensa ad un senza fissa dimora, si pensa spesso ad un problema sociale da risolvere, ad una piaga della società da risanare. E ciò impedisce di vedere la persona. Una persona che ha il desiderio di confrontarsi alla pari con gli altri… confrontarsi con chiarezza, lealtà, senza sentirsi sminuito o giudicato da sguardi spesso perentoriamente severi; senza sentirsi un interlocutore di serie B.
La strada ha la tremenda capacità di annullare le identità, si tende a generalizzare, a parlare sempre al plurale, a riferirsi sempre ad una collettività, ad un gruppo, ad una categoria di persone.
Shaker invece, racconta le loro storie, dà loro un nome e un volto. Pone i riflettori su una situazione comune a molti, il vivere per strada, senza però perdere di vista l’unicità della singola esperienza.
Questa è una delle caratteristiche di Shaker nella quale noi ci riconosciamo. Cerchiamo infatti di non fare semplice assistenzialismo, ma di guardare la persona negli occhi, ascoltarla, starle accanto, darle fiducia. Vogliamo essere persone accanto a persone e non volontari che si rivolgono a utenti di un servizio.
Anche noi, come Shaker, cerchiamo di dare voce a pensieri, spesso sentieri senza via d’uscita. Rendere produttivi i binari della mente e rendere più confortevoli quelli che servono da rifugio per la notte. Rompere il silenzio dell’indifferenza.

-         Perché Shaker è lo spazio delle molteplici espressioni… è lo strumento che permette di uscire dal limbo degli invisibili:

Shaker abbatte le barriere sociali attraverso l’arte che si esprime in rima, racconto, pittura, fotografia. Ogni persona dispone del potere della creatività, anche se non dispone di una casa.
Shaker potrà quindi essere per noi una bella occasione perché le sue pagine potranno trasformarsi di volta in volta nello strumento di cui si ha maggiore necessità, costruendo così, attraverso i racconti, le storie e le testimonianze, una fotografia vera e nitida di una realtà spesso descritta in modo sbagliato, attraverso pregiudizi e luoghi comuni assolutamente banali e fuorvianti.
Shaker restituisce la libertà a chi vive nella prigione dell’emarginazione e lo fa attraverso il potere della scrittura.

-         Perché anche noi siamo shakerati:

Nel nostro gruppo le diversità e i molteplici punti di vista sono sinonimo di ricchezza; mai motivo di disgregazione.
C’è chi declama i canti danteschi a increduli alunni africani e chi “sine qua nonne”…
C’è chi è sempre all’ultima moda e chi ha dimenticato la strada per andare dal parrucchiere…
C’è chi usa un’equazione matematica per tagliare una cipolla e chi non distingue una zucchina da una melanzana…
C’è chi ordina la dispensa, sistemando i barattoli in ordine di colore, altezza, grandezza, peso, e chi si diverte a scombinare tutto…
C’è chi si prodiga a preparare prelibate leccornie per allietare ludici momenti di gruppo e chi spazzola fino all’ultima briciola…
C’è chi narra eventi in modo prolisso, dettagliato, minuzioso, lento, flemmatico e partecipato e chi… “ma dacce un tajo!”



Giovani per gli Altri

(Progetto di MCR-Onlus)


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