INTERVISTA AD UN MADONNARO

di  Fernando Catena

È mattino, ci sono molti turisti su via Nazionale. Camminando incontriamo un madonnaro francese, seduto sul marciapiede vicino alla sua opera, ci avviciniamo e lo conosciamo. Lui non ci dice il suo nome, ma parla volentieri con noi e ci racconta la sua professione e la sua vita.

Da quanto tempo dipingi su strada?

Dipingo da sempre, fin da piccolo disegnavo. Ho cominciato per necessità: un anno durante un viaggio in Italia mi sono trovato senza soldi e ho deciso di imparare da un madonnaro le tecniche del mestiere. Da lui ho appreso tanto poi ho continuato da solo e ora ritengo di avere delle buone basi per dipingere. Questa passione è nata perché mi sono reso conto che la gente apprezza.

Questa è la tua unica attività?

No: non dipingo soltanto per strada, questa è una vetrina per una mia attività personale in studio. Lavoro a casa per conto mio, ma ad un certo punto ho bisogno della gente, del contatto con le persone. Mi piace anche ascoltare consigli e complimenti mentre lavoro.

Perché e per chi dipingi?

Disegno per me, per gli altri, per andare avanti. Le persone che non hanno soldi per andare ai musei vedono queste opere per strada e possono lo stesso apprezzare la vera arte. Questo mestiere mi ha permesso di viaggiare tanto in tutto il mondo e conoscere molte realtà e molte persone.

Quali problemi incontri nel tuo mestiere?

Il problema a Roma è trovare un posto dove dipingere, ci sono troppe bancarelle e molte hanno perso l’aspetto artistico e hanno solo un intento commerciale. Così manca lo spazio per i veri artisti di strada. Roma è la città dove mi sono trovato meglio, c’è tanto movimento. A Firenze, ad esempio, è vietato; a Bologna è difficilissimo. L’importante è avere buone intenzioni, se arriva un vigile non mi dice niente perchè vede che non solo non disturbo, ma anche che la gente apprezza.

La strada a volte è brutta, arrivo alcuni giorni la mattina e vedo gente che butta acqua sul mio disegno per darmi fastidio. All’inizio, quando la gente camminava sulle mie opere mi dava fastidio, adesso me la prendo di meno.

Hai dei punti di riferimento ai quali ti ispiri nelle tue opere?

Scelgo l’oggetto partendo da qualcosa di religioso, perché mi ispiro ai grandi maestri del Quattrocento e Cinquecento (Botticelli, Caravaggio). Amo il manierismo, amo le forme e i colori. Parto da una base di un’opera famosa e poi invento.

Disegni opere di carattere religioso, sei molto credente?

Non sono credente, ma credo che ciò che mi dà la forza è la passione e la determinazione. Quando disegno, io parlo con la Madonna che ritraggo, entro in rapporto con lei. L’importante è fare le cose con sincerità. La mano non va per conto suo, ha bisogno della testa.

Sei spesso solo qui, ti pesa?

Sì, c’è il peso della solitudine, si sente. Anche se passano diecimila persone, io sono in solitudine, ma spesso è necessaria per la concentrazione. Ho conosciuto qualcuno… ho fatto amicizia con la gente intorno, il vigile della banca etc.

Tornando indietro….Tornando indietro non cambierei niente del mio lavoro. Di una cosa sono fiero: non sono mai rimasto senza niente. Solamente vorrei essere meno stanco con le gambe, perché è duro stare in ginocchio tutto il giorno. Mi piacerebbe trovare uno spazio grande per fare delle belle cose.

 

articolo pubblicato sul numero 4  di Dicembre   2007


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