PERSONE SENZA DIMORA, IMMIGRATI E DIRITTO AL VOTO

Shaker, Pensieri senza dimora

Shaker

Democrazia, sovranità popolare, cittadinanza. Idee e concetti legati tra loro attraverso la parola voto che, nell’evoluzione del nostro Paese, assume sicuramente un valore particolare. Il diritto è garantito dalla Costituzione italiana, che all’art. 48 afferma che «sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età». Aggiunge che il voto è personale, non può essere dato per delega da un rappresentante; eguale; libero, nessuno può essere costretto a dare un voto diverso da quello voluto; segreto, a garanzia della libertà e per evitare indebite pressioni o ritorsioni. L’articolo afferma anche che votare è un dovere civico, ma nessuna sanzione è prevista per chi non va a votare.

Pur essendo, ai giorni nostri, il diritto al voto garantito a tutti i cittadini italiani, molto spesso chi vive per strada, anche se ne avrebbe il diritto, non si reca alle urne per motivi che hanno a che fare, il più delle volte, con la propria condizione di disagio e di indigenza.

Il principale problema delle persone senza casa è la mancanza della residenza. L’assenza dal registro anagrafico della popolazione comporta, sebbene se ne sia titolari, l’esclusione dal godimento di alcuni diritti inalienabili per la stessa Costituzione, cioè il diritto al voto, all’assistenza sanitaria di base, al lavoro in regola e all’abitazione stessa. Tanti gli appelli di associazioni ed enti sociali ai sindaci, affinché il percorso burocratico di richiesta della residenza venga snellito e reso più semplice, per poter garantire i diritti fondamentali ad una fascia di popolazione spesso considerata invisibile.

Invisibile o inguardabile? Su questa differenza, tutt’altro che sottile, si gioca la campagna “Se mi guardi ti voto”, che presentiamo in questo numero. Nelle immagini di Francesca Mancini, i redattori di Shaker affermano qualcosa di davvero importante. In primo luogo, che non sono invisibili, anzi: sono visibili, vivi e votanti. Basta guardarli, basta ricordarsi che il rapporto tra elettore e candidato è un’interazione vera, seria, costruttiva, che funziona solo se tutti gli occhi sono bene aperti sulla vita dell’altro.

Poi, ci dicono che non sono soli. Le persone straniere che, pur vivendo in Italia, non sono in possesso della cittadinanza, non possono votare, dunque decidere sulle sorti del Paese in cui abitano, lavorano e mettono su famiglia. La capacità elettorale e il conseguente diritto di voto è prerogativa esclusiva dei cittadini italiani. Ai cittadini comunitari, invece, è riconosciuto il diritto al voto, per le elezioni comunali e quelle del Parlamento

Europeo nello Stato membro in cui risiedono, alle stesse condizioni del cittadino di tale Stato. Ci sono infine altri cittadini, oltre mezzo milione in Europa, per cui il voto è, nella pratica, quasi inaccessibile: sono le persone con disabilità intellettiva, alle quali nessuno pensa di spiegare, in maniera comprensibile,

programmi e visioni in vista di una consultazione elettorale. In un periodo di elezioni cruciali, caratterizzate da inedite astensioni, Shaker presenta un focus su un argomento dibattutissimo ed interessante, per capire come si può garantire la partecipazione al voto a chi ne ha diritto, ma non riesce ad esercitarlo, e a chi forse dovrebbe averlo.