MOBILITÀ INTERNAZIONALE: VIOLENCE IN TRANSIT

Shaker, Pensieri senza dimora

Shaker

La mobilità sostenibile è un concetto ben più ampio del solo rispetto dell’ambiente e dell’utilizzo di energie rinnovabili. C’è un aspetto che fa riferimento alle relazioni interpersonali che nascono e si sviluppano nei momenti in cui gli uomini si muovono e, muovendosi, si incontrano. Soprattutto nelle grandi città metropolitane, si sono studiate molto le aree di transito: stazioni ferroviarie, stazioni di autobus, porti. Per anni ha prevalso l’interpretazione del sociologo Marc Augé, inventore del celeberrimo concetto di “non-luogo”: un posto, cioè, che l’individuo non ha nessuna opportunità di caratterizzare, che non riconosce come proprio, che attraversa senza che si crei alcun tipo di legame, anche sentimentale. Di recente, invece, le aree di transito sono divenute protagoniste di complessi fenomeni di marginalità sociale, attirando l’attenzione degli studiosi, che si sono resi conto che stazioni e porti sono ben più di “non-luoghi” senza carattere. Sono, anzi, microcosmi in cui la vita trascorre tra relazioni interpersonali complesse, in un dialogo costante con il resto della città, a partire ovviamente dai quartieri limitrofi. Si è anche notato che, tra queste relazioni, spesso è il conflitto ad emergere o prevalere.

L’analisi di questi aspetto è l’obiettivo principale del progetto europeo “Violence in transit” finanziato dalla Commissione Europea con i fondi del Programma Daphne III della DG Giustizia e promosso dall’Associazione On The Road Onlus di Pescara, che gestisce l’Help Center di stazione; dalla cooperativa sociale Europe Consulting Onlus di Roma; da EAPN Portugal; dalla Fondazione APIP-Acam di Barcellona e, come partner esterni, da Ferrovie dello Stato Italiane e dall’OCSE. Il progetto ha scelto come siti di studio le stazioni ferroviarie di Pescara Centrale in Italia, Saõ Bento a Porto, in Portogallo e la Stazione del Nord a Barcellona, in Spagna, per studiare le dinamiche legate alla violenza, soprattutto giovanile, e proporre delle misure di prevenzione e di contrasto.

Il risultato della ricerca iniziale, però, ha sorpreso piacevolmente gli stessi ricercatori, mostrando come gli episodi di violenza siano minimi e molto circoscritti. Questo non significa, però, che non ci siano contrasti e conflitti. Ci sono, ma sembra quasi che siano determinati dalla difficile integrazione tra gruppi sociali assai eterogenei, molti dei quali in stato di marginalità, e un’idea un po’ confusa di spazio pubblico. La stazione, infatti, è uno spazio privato, con funzioni di pubblico servizio, che tutti percepiscono, però, come totalmente pubblico e libero, di conseguenza, da ogni limitazione di libertà. Sui confini della libertà di uso di questo spazio si gioca la conflittualità nelle aree di transito, che si riflette costantemente sui quartieri limitrofi, in cui le stazione sono perfettamente integrate. Le aree di transito non sono mai isolate dal resto del contesto urbano: intanto perché sono aperte e attraversate da tutti, in una specie di anonimato, banalmente garantito dal fatto che, nelle nostre società, non c’è nulla di strano che qualcuno si trovi in stazione. Poi perché nella stazione non si produce disagio, ma lo si incontra, perché altre zone della città lo espellono. Ma gli stessi terreni di conflitto possono diventare terreni di dialogo e di collaborazione. Nella fase dell’intervento sul campo, il progetto ha mostrato come sia possibile lavorare sul dialogo interistituzionale, partendo da tre soggetti cardine – il Terzo Settore, le imprese ferroviarie e le amministrazioni locali – per poi allargarsi a tutti i cittadini e ai gruppi sociali più problematici. Attraverso l’arte, il teatro, la fotografia, i video, nelle tre stazioni sono stati raggiunti risultati molto importanti in termini di coinvolgimento della popolazione della stazione e dei quartieri limitrofi, superando i pregiudizi reciproci e gettando le basi per nuove modalità di condivisione di uno spazio sempre più comune e più centrale nella vita di migliaia di cittadini.

I risultati parziali del progetto sono disponibili sul sito internet www.violenceintransit.org, mentre si terrà a Roma la conferenza finale di presentazione, venerdì 4 ottobre 2013, presso lo Spazio Europa della Rappresentanza UE in Italia, in via IV Novembre n.149.