ANALISI DATI HELP CENTER. 12 dicembre 2002 – 31 ottobre 2013

Shaker, Pensieri senza dimora

Shaker

Dal 12 dicembre 2002 al 31 ottobre 2013 la porta dello sportello dell’Help Center al binario uno di Roma Termini si è aperta 161.383 volte (accessi); Nello stesso periodo le persone che hanno scelto di farsi prendere in carico e seguire dal servizio (nuovi utenti) sono state 18.688. La dinamicità dell’Help Center, che ha variato, in questi anni, a seconda delle necessità di servizio, i propri orari e alcune delle prestazioni offerte, ha inciso sull’affluenza degli utenti. Indirettamente diversi fattori sociali o istituzionali, quali le guerre nel Mediterraneo o l’entrata in vigore di nuove leggi, soprattutto il “Pacchetto Sicurezza” hanno determinato maggiori o minori flussi allo sportello. Per ovviare alle variazioni degli orari di apertura dello sportello, i dati sono stati normalizzati alla media degli accessi e dei nuovi utenti per ora di servizio. Nel caso degli accessi, passiamo da 1 persona l’ora del 2002 a circa 10 persone l’ora del 2013; il numero di nuovi utenti, invece, inizia ad avere un incremento sostanziale dopo lo spostamento dello sportello dall’inizio alla fine del binario uno ed il suo ampliamento spaziale, passando da 1 nuovo utente ogni 4 ore nel 2004 fino a quasi 2 nuovi utenti l’ora nel 2007. Interessante notare che dal 2011 la curva dei nuovi utenti decresce mentre quella degli accessi aumenta: questo esplicita il fatto che vengono intensificati gli interventi sulle persone già prese in carico per tentare di dare un risvolto positivo al loro percorso di reinclusione sociale.

Genere
Le donne, anche se in aumento negli ultimi anni, restano poco più di un quinto dell’utenza dell’Help Center. La ragione risiede nel fatto che, storicamente, la donna è educata a mantenere le fila dei legami familiari, la rottura dei quali è una delle cause principali dell’homelessness. Inoltre, esiste una maggiore protezione dalle reti sociali nei confronti delle donne, soprattutto se hanno figli minori a carico. Non è rilevante ai fini statistici, tuttavia è presente un certo numero di transessuali in difficoltà, che si rivolgono all’help center, ma che è assai difficile orientare efficacemente, proprio perché il circuito di accoglienza tradizionale è basato su una distinzione netta di genere e ancora i servizi specifici sono esigui. La separazione di genere dei centri di accoglienza colpisce anche le coppie, che sono costrette nella stragrande maggioranza dei casi a dividersi, compromettendo ulteriormente la forza di quello che resta l’ultimo legame affettivo. 77% Uomini- 23% Donne

Nazionalità
La grande prevalenza di utenti stranieri mostra tutte le debolezze delle modalità di gestione dell’immigrazione nel nostro Paese. Ma il dato interessante riguarda le aree di provenienza degli immigrati che si sono rivolti all’Help Center: più di un terzo sono rumeni e, se si aggiungono Polonia e Bulgaria, si vede che ben il 37% degli utenti sono cittadini comunitari, migranti economici favoriti dall’allargamento dell’Unione e speranzosi di ottenere migliori condizioni di vita nella parte (una volta) ricca dell’Europa. Il 30% costituito da somali, eritrei, etiopi, afghani, tunisini, ivoriani e nigeriani fugge, invece, da situazioni in cui la stessa vita è a rischio, per le tensioni interne, le guerre, le violazioni dei diritti umani. La quasi assenza di latinoamericani, fatta eccezione per l’1% di peruviani, è prova, infine, della presenza di una comunità forte, che è in grado di sostenere anche chi si trova in difficoltà.