A ROMA UNA STRUTTURA PER ACCOGLIERE GLI STRANIERI DI PASSAGGIO

Shaker

A pochi giorni dalla Giornata mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2001, a Roma, una nuova emergenza mette a dura prova la città. Per giorni, centinaia di migranti, per la maggior parte etiopi ed eritrei, in fuga da fame e guerre, si sono accampati sui marciapiedi nei pressi della Stazione Tiburtina. Migranti in transito, così li chiamano, che sognano di raggiungere le città del nord Europa. Molti di loro non hanno documenti e sono stati costretti ad arrestare la loro corsa verso il sogno di una vita migliore. A Roma così come a Milano e nelle altre città di frontiera: la Germania ha sospeso per alcuni giorni il trattato di Schengen causa G7.

Nella capitale, un accampamento a cielo aperto nei pressi della Stazione Tiburtina. Uomini, donne e bambini hanno dormito sui cartoni, sull’asfalto, senza acqua né cibo e bagni, in condizioni igieniche precarie. Lì vicino, in via Cupa, il centro policulturale Baobab, punto di riferimento per molti stranieri che dopo la traversata del Mediterraneo passano da Roma. Una struttura di accoglienza che potrebbe ospitare 250 persone ma che in questi giorni è arrivata ad ospitarne 800.

Una situazione al collasso, dunque, che ha portato ad aggravare la situazione, già tesa e complessa, sulla quale sono intervenute le istituzioni. Un lavoro tra Campidoglio, II Municipio e Prefettura ha portato all’individuazione di un fabbricato di Ferrovie dello Stato Italiane in disuso, in Via Masaniello, che potrebbe diventare, tra circa un mese, il posto in cui ospitare i migranti in transito.

Nel frattempo, per tamponare la situazione, una tensostruttura è stata allestita davanti al piazzale est della stazione Tiburtina. Una la soluzione che è stata già messa in campo per far fronte all’alto numero di migranti ospitati in questo momento all’interno del centro Baobab di via Cupa o che stazionano nelle zone limitrofe.

Lo conferma a Redattore sociale l’assessore alla Politiche sociali del Comune di Roma, Francesca Danese. “Si tratta di una soluzione temporanea – spiega – in attesa di terminare i lavori di una palazzina di proprietà di Ferrovie dello Stato che abbiamo individuato a Tiburtina e che sarà riconvertita a centro di accoglienza. Nel frattempo, però, non possiamo chiudere gli occhi davanti ai tanti bambini, alle donne incinte, che si trovano in questo momento nel centro di via Cupa. E per alleggerire quella situazione abbiamo pensato a questa soluzione insieme alla Prefettura e alla Croce Rossa”. Sul luogo anche una cucina da campo e il presidio sanitario sarà portato avanti dalle Asl RmA e RmB, in collaborazione con l’Inmp del San Gallicano e diverse associazioni, tra cui Medu, Caritas e altre.

Intanto in queste ore sono tantissimi i cittadini che continuano a portare aiuti alimentari e vestiario al centro Baobab o ai vari punti di raccolta allestiti nel quartiere.

Ecco la testimonianza del nostro direttore Alessandro Radicchi, inviato dal campo della Stazione Tiburtina, sulla sua pagina Facebook.

“E dopo la visita del Sindaco, dopo aver mangiato, prima di andare a dormire la serata si conclude con due scambi a pallone.
Avere ridato un po’ di serenità a queste persone, questi ragazzi e queste donne che hanno attraversato prima il deserto e poi il mare per arrivare fino a noi, è una grande soddisfazione, anche se tornando a casa ti resta ancora un po’ di amaro in bocca perché sai che il campo non basta, che la sinergia e la velocità non sono sufficienti, che farsi in quattro perché arrivi in tempo l’acqua per le docce è certamente importante ma non risolve la questione.
Continuiamo a pensare che l’immigrazione sia un problema da risolvere, ma finché non ci metteremo invece in testa che è un processo da gestire, le persone continueranno a rischiare la morte pur di scappare dalla guerra, dalla paura, dalla fame e da condizioni di vita inaccettabili; e noi continueremo di corsa a fare campi e tende, a donare aiuto con il sorriso e le gambe stanche, con amore e con passione, forse come solo noi italiani sappiamo fare, ma troppo spesso ancora con le bende sugli occhi.
Comunque, bravo il Comune di Roma, brava la Croce Rossa, brava Ferrovie dello Stato e bravi i tanti volontari e cittadini che si sono alzati dalla poltrona di domenica pomeriggio e sono venuti a portare un pacco, un cocomero o un sorriso. Alla fine questa è la vita, e anche un sorriso se non risolve le cose, certamente le può cambiare in meglio”.