GLI DEI ABBANDONANO ATENE

Shaker

Nel momento decisivo della crisi greca, un’intervista esclusiva a Maria Stratigaki, Assessore alle Politiche sociali di Atene sulla situazione delle persone senza dimora in città.

Il debito che la nostra civiltà, che qualcuno chiama occidentale, ma che è anzitutto mediterranea, ha nei confronti di Atene è incalcolabile: quasi allegoricamente, le rovine del Partenone – l’esempio perfetto del genio filosofico, artistico, tecnico di quel momento cruciale per i secoli futuri che fu l’età di Pericle – svettano su una città caotica e forse non bella, come questa Europa, che si disinteressa talmente del proprio passato, da sembrare cieca di fronte al futuro.

Mentre tutti stiamo a guardare cosa succederà della Grecia, se i suoi cittadini, i primi a darsi istituzioni democratiche, decideranno di rimanere in Europa a testa bassa o di uscirne sconfitti, la città sconta tutte le conseguenze di scelte politiche ed economiche che l’hanno profondamente mutata. Chi ricorda il traffico che non finiva mai a Omonia o gli studenti rumorosi a Ermou, oggi trova una città con i negozi chiusi, i palazzi del centro abbandonati, gli androni occupati da chi non sa dove altro dormire.

“In centro ad Atene il problema delle persone senza dimora è decisamente grave”, racconta Maria Stratigaki, Assessore alle politiche sociali di Atene, che incontriamo a Parigi il 18 giugno, nel corso della Conferenza Annuale di FEANTSA, la Federazione Europea di organismi che si occupano di senza dimora. “Abbiamo tutti i nuovi poveri, che hanno perso la casa in seguito alla perdita del lavoro e che non hanno altri redditi. Si tratta di persone che fino al 2010-2011 avevano un’occupazione, ma che ora non hanno più la possibilità di sostenersi. Poi ci sono i migranti, specialmente la nuova ondata di potenziali rifugiati politici dalla Siria, che hanno bisogno di una collocazione. Infine ci sono le persone che hanno dipendenza da droga, che non cercano una soluzione alternativa”.

Maria Stratigaki, sociologa ed economista, insegna all’Università Pantheion ed è esperta di politiche sociali e parità di genere, materie che ha trattato a livello europeo, lavorando anche per un decennio alla DG Lavoro della Commissione a Bruxelles. Conosce bene i numeri del fenomeno: “Gli ultimi studi Stratigaki Maria_webparlano di 17.000 homeless su 3 milioni di abitanti nella Grande Atene, che comprende non solo il centro, ma 66 municipi intorno al cuore della città. Guardando ai dati della crisi economica, però, i poveri però sono molti di più, ma per fortuna è ancora forte il tessuto familiare e molti anziani, con le loro pensioni, aiutano i membri più giovani delle famiglie, che sono disoccupati”. Forse è per questo che il tema delle pensioni rappresenta uno dei punti più controversi nelle negoziazioni tra il presidente Tsipras e l’Unione Europea: “Abbiamo un tasso di disoccupazione del 25%, che sale al 50% per i giovani. Se non ci fossero i genitori vivi con le loro piccole pensioni, avremmo ancora più poveri e più homeless. Poi ci sono anche “effetti collaterali” della crisi, come ad esempio gli studenti che vengono a studiare ad Atene. Il nostro sistema prevede una selezione a livello nazionale degli studenti, che sono poi inviati a seguire i corsi in questo o quell’ateneo, sulla base del punteggio ottenuto. Oggi ci sono ragazzi che sono stati assegnati all’università di Atene e che non vengono, perché non possono mantenersi fuori casa, perdendo così l’opportunità di studiare”.

Il Comune di Atene fa fronte al problema come può: “Cosa facciamo? A parte gli interventi di emergenza, come l’affitto di hotel in centro ad Atene per ospitare le persone senza dimora, proviamo a sviluppare una rete di appartamenti sociali: si tratta di persone, anche privati, che mettono a disposizione della municipalità il proprio appartamento per tre anni. La Pubblica Amministrazione paga l’affitto, cosa non scontata oggigiorno, ristruttura le abitazioni e paga le utenze. Le case sono offerte alle famiglie e alle persone senza dimora inizialmente per un periodo di 6 mesi”.

Comincia a destare preoccupazione anche la situazione dei migranti, ormai stabilmente accampati a Syntagma, la piazza davanti al Parlamento. I giornali non ne parlano, ma anche la Grecia è una frontiera europea, come l’Italia, costantemente attraversata da profughi, soprattutto siriani, che arrivano anche a piedi, attraverso la Turchia. Chiediamo all’Assessore Stratigaki se la gestione di questi flussi sia oggetto di negoziazione con l’Europa. “Nessuno parla della Grecia, perché l’Italia è più grande e ha maggiore capacità di negoziazione, ma anche noi abbiamo lo stesso problema, proporzionalmente, e stiamo discutendo con il Commissario (Dimitris Avramopoulos, ndr), che tra l’altro è greco. Se ci saranno stanziamenti a livello europeo per il problema dei migranti, certamente anche noi ne beneficeremo. Ma ora stiamo negoziando per questioni più importanti…”.

Abbiamo intervistato Maria Stratigaki prima dell’ennesimo fallimento delle trattative per il salvataggio della Grecia e dell’indizione del referendum con cui i cittadini sceglieranno tra l’austerity, che molti ritengono micidiale per la debolissima economia nazionale, o l’uscita dall’euro, che potrebbe avere conseguenze ancora più gravi. Alla domanda specifica circa il destino europeo del Paese, il suo sguardo si fa serio: “Spero che la Grecia rimanga in Europa, lo spero con tutte le mie forze. La maggioranza dei Greci vuole rimanere. Sembra difficile, tuttavia, ma sono fiduciosa che si possa trovare un accordo in tempo con l’Unione e con la cosiddetta Troika”. L’accordo non si è trovato e ora la decisione finale spetta ai cittadini, per la prova più difficile di democrazia.