Mi ha fatto un certo effetto leggere le mie parole su mio nonno. Dopo la lettura sono stata sommersa dalle immagini di me e nonno.

E allora c’era la volta che mi portò a fare un vaccino ed io piangevo disperata, così disperata che lui non sapeva più cosa fare per calmarmi. Sono uscita dallo studio medico con gli occhi rossi, un gran mal di testa e un ago spezzato: però c’era nonno a darmi la mano. E poi quando rientrava stanco da lavoro ed io lo aspettavo a tavola con nonna, seduta sul seggiolone che mi aveva costruito: mi faceva un sorriso, si lavava le mani e poi pranzavamo. Per me non era mai troppo stanco: se ci penso ora mi rendo conto di quanto gli potesse costare.

La mattina io facevo colazione con latte e biscotti e lui con la bruschetta al pomodoro. Sul frigorifero non mancava mai una scatoletta (di quelle dei formaggini) piena di liquerizie. Fumava e, per coprire l’odore del fumo (credo!), ne mangiava sempre una dopo essersi acceso una sigaretta in finestra. E poi decise di smettere e smisero anche di campeggiare sopra al frigo quei piccoli confetti neri!

Ho pensato che le mie parole potessero in qualche modo offendere i “suoi nipoti” ma l’amore che provavo per lui, e che provo ancora, è più grande. È uno strano modo di “chiedere scusa” ma così forse capiscono come mai parlo di lui e ci sono così legata. So bene che amava tutti ma non mi vergogno di dire che sono stata l’unica ad essere portata davanti ad un albero di carrube ed a sentirsi dire “lo sai che queste le mangiano i cavalli?”…come se avesse importanza.

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